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 2012  agosto 26 Domenica calendario

UN’IDEA SBAGLIATA DI SANITÀ MENTALE

Anders Behring Breivik all’età di 32 anni ha deciso che per salvare il mondo occidentale dalla catastrofe doveva mettere in atto un proposito coltivato da anni, e cioè di uccidere centinaia di persone, soprattutto giovani. Ne ha uccise 77, e quando, il 24 agosto, è stata pronunciata la sentenza, si è detto dispiaciuto di aver fallito lo scopo perché non era riuscito a ucciderne di più. Non è stato un impulso, ma la realizzazione di una lunga preparazione in cui l’affettività dell’odio politico, razziale e religioso è stata rinforzata da una razionalità delirante.

Il sistema cerebrale dell’affettività, più antico e meglio strutturato, riesce quasi sempre a fare del cervello della razionalità il suo più potente alleato nel travolgere le barriere morali che esso stesso ha creato. Allora avvengono gli orrori più grandi, come il massacro di Oslo. La Corte ha deciso, contrariamente alla Procura, che Breivik è sano di mente e capace di intendere e di volere. Ciò contraddice quanto le neuroscienze cognitive stanno dimostrando da anni, e cioè che le scelte sono fatte dalla materia del cervello. La Corte non ha creduto di affidarsi alla scienza per sostenere che con quel cervello Breivik non poteva far altro. Certamente era capace di intendere e di volere, ma il suo cervello non poteva volere che quel che ha scelto.

La società ha il diritto di difendersi da simili cervelli, ed è giusta la condanna alla detenzione perpetua. La sentenza di Oslo non ha avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà di simili tragedie: esse fanno parte della storia umana da sempre perché le fonti del male, anche quello estremo, come quello di Oslo, sono dentro i meccanismi del nostro cervello. La speranza non è di espungere il male definitivamente (per questo bisognerebbe ribaltare il cervello umano), ma tentare di contenerlo e dominarlo. Di ciò il cervello comune si dimostra capace, ma solo temporaneamente.

Azioni identiche a quelle di Breivik sono state compiute e sono ripetute non solo da individui isolati ma, nelle forme di massacri e genocidi, dai milioni di cervelli che compongono eserciti, milizie, Governi e popoli, e ciò da quando l’umanità esiste. La sentenza di Oslo ha tranquillizzato la Norvegia, ma ha perso l’occasione di mettere l’umanità davanti agli orrori insiti nella sua natura.