Massimo Sideri, Corriere della Sera 27/08/2012, 27 agosto 2012
AGENZIA DIGITALE, VIA ALLA PARTITA DELLE NOMINE
L’Agenda digitale, l’insieme di impegni e investimenti che a partire dal superamento del digital divide allo svecchiamento del rapporto Stato cittadino anche grazie agli open date dovrebbe aiutare la crescita e la riduzione dei costi pubblici, è arrivata sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì in una versione vecchia di mesi. Il ritardo è tangibile. Anche perché uno dei passaggi fondamentali che sembrava chiuso - la nomina del direttore per l’Agenzia digitalia italiana, l’ente che accorpa tutte le funzioni svolte finora da DigitPa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e della presidenza del Consiglio - è ripartito dal via.
Nella pre-riunione del governo sembrava trasparire un accordo di massima per Mario Calderini, il professore universitario chiamato dal ministro dell’Istruzione e della ricerca, Francesco Profumo, come consigliere sugli affari digitali. Ma entrato Papa, Calderini sarebbe uscito cardinale. Due le versioni. Quella tecnica è che Calderini, molto stimato, non ha esperienze da manager mentre l’Agenzia richiederebbe un profilo capace non solo di comprendere la burocrazia pubblica (per implementare l’Agenda dovrà dialogare e mettere d’accordo diversi ministeri e la presidenza del Consiglio) ma anche di dialogare con il privato. Quella politica è che Calderini è comunque considerato un uomo di Profumo e qualcuno non ha dimenticato i malumori di qualche mese fa quando la cabina di regia aveva già fatto discutere i ministri. Peraltro lo stesso Calderini aveva detto di non essere interessato. Certo è che escluso lui, non si troverebbe mai l’accordo per Roberto Sambuco, capo dipartimento delle comunicazioni presso il ministero dello Sviluppo economico di Corrado Passera e altro nome circolato nella fase estiva. Sambuco ha preferito comunque uscire dal tourbillon soprattutto perché per lui si tratterebbe di lasciare una struttura con oltre mille persone che già adesso ha voce in capitolo nei più importanti dossier.
L’Agenzia è un passaggio importante ma la sensazione è che sia considerata più una patata bollente che altro, nonostante la valenza che potrebbe assumere anche sul fronte europeo: Bruxelles ci chiede da tempo un digital champion, una figura di riferimento con cui dialogare per i temi legati all’Agenda. E in Italia, dove non solo manca un ministro per gli Affari digitali ma anche un sottosegretario specifico, sembra naturale pensare che il direttore dell’Agenzia possa assurgere a questo ruolo. A questo punto sembrano farsi più concrete le possibilità per i nomi provenienti dal settore privato, selezionati ufficiosamente da un cacciatore di teste: tra questi ci sono Salvo Mizzi, esperto di innovazione per Telecom Italia e fellow della prestigiosa Kauffman Foundation, Paolo Barberis, fondatore di Dada già chiamato a lavorare nella task force di Passera che ha preparato il report sulle start up e Alfonso Fuggetta, professore del Politecnico di Milano e direttore del Cefriel (il consorzio nato nell’ambito del Politecnico di Milano). Tra i nomi circolati anche quello di Stefano Parisi alla guida di Confindustria digitale. Ma secondo fonti del ministero la partita è ancora apertissima e in mano al premier Mario Monti e al ministro Passera che la prossima settimana vaglierà dei curricula. Un bando è stato annunciato anche se non si tratterà di una vera e propria gara con una commissione ma quasi di un pro-forma. La sensazione è dunque che ci possa esser qualche sorpresa da qui al Consiglio dei ministri del 7 settembre dove si dovrebbe arrivare a qualcosa di più sostanzioso. Passera starebbe anche preparando un secondo appuntamento sullo stile dell’incontro con gli startupper di tutta Italia avvenuto a maggio presso la H-farm di Riccardo Donadon. Si parla proprio del weekend dell’8 e 9 settembre, una sorta di 100 giorni dopo quell’evento, per presentare il rapporto che fungerà da linfa per il decreto ad hoc sulle start up, anch’esso in ritardo e ora atteso per fine settembre.
La partita dell’Agenda vale sulla carta circa 3 miliardi di euro, ma molte delle voci che richiedono un impegno finanziario concreto, come l’impegno a portare Internet nelle parti più disagiate del Paese, dovrebbero solo essere reindirizzate. Alcuni dei passaggi vedrebbero anche il coinvolgimento di aziende controllate dal Tesoro, come le Poste italiane di Massimo Sarmi che negli ultimi anni sono diventate un polo di eccellenza tecnologica. Ma l’Agenzia dovrà avere anche i nervi saldi per gestire lo scontro in corso tra Cdp-Metroweb e Telecom Italia sulla nascita di una moderna infrastruttura nazionale che possa supportare una massiccia transizione al digitale.
Massimo Sideri