Roberta Galullo, Il Sole 24 Ore 24/8/2012, 24 agosto 2012
L’ITALIA CHE BRUCIA È «COSA LORO»
Fuoco e acqua. Ancora una stagione di fiamme nei boschi e aerei in volo per spegnerle.
Da anni, ormai, l’Italia vive una certezza: più l’estate si avvicina e più brucia. Lo scorso anno - come testimonia il rapporto di Legambiente "Ecomafia 2012 - Le storie e i numeri della criminalità ambientale" - il Corpo forestale dello Stato e quelli delle Regioni a statuto speciale hanno accertato 7.935 infrazioni (+63% sul 2010), denunciato 605 persone (+50% sul 2010) e arrestate 14 contro le 10 dell’anno precedente.
Le conseguenze di questa escalation di fuoco sul patrimonio verde sono state pesantissime. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, la superficie totale percorsa dalle fiamme è stata superiore ai 60.000 ettari, di cui circa la metà boscati. In termini provvisori e di stima, relativamente al periodo 1° gennaio/12 agosto, con riferimento all’analogo periodo del 2011, è stato registrato il 79% in più di incendi e il consistente aumento delle superfici colpite (104% in più).
Una situazione ricorrente come si può del resto capire da una ricerca effettuata dal Corpo forestale sul triennio 2007/2009. Dall’analisi emerge che su 86 province battute dagli 007 del Corpo, il 75% degli incendi si concentra prevalentemente in 26. Le province più calde sono state: Cosenza con 622 incendi, Salerno con 475, Avellino con 268, Catanzaro con 258, Reggio Calabria con 221.
La presenza della provincia di Cosenza in cima alla classifica dei roghi non deve sorprendere, dal momento che ospita gran parte del Parco del Pollino ormai da anni nel mirino degli incendiari. Nel passato più di un sospetto ha colpito la categoria dei forestali precari che - per assicurarsi il rinnovo del contratto - sono stati accusati di distruggere in estate quanto curavano nel resto dei mesi. Dall’analisi del triennio 2007/2009 è emerso inoltre che i roghi si verificano nel 67,5% dei casi dalla seconda settimana di luglio alla seconda settimana di settembre e che le fiamme, secondo calcoli statistici, si sviluppano durante le prime ore del pomeriggio.
Il profilo delle 132 persone arrestate per incendi dolosi nel decennio 2000/2010 offre, invece, un’analisi interessante anche se parziale perché la maggior parte delle persone purtroppo sfugge alle maglie della Giustizia. Le motivazioni della gran parte dei soggetti arrestati, 49, sono connesse alle attività che si svolgono nelle zone rurali e montane: 32 roghi erano legati alla necessità di ottenere il rinnovo del pascolo e 17 erano connessi alla ripulitura dei terreni.
Sotto la voce "criminalità" sono stati registrati appena quattro roghi ma la realtà è ben diversa perché quando le mafie si muovono difficilmente lasciano tracce. Una conferma indiretta - si legge nel Rapporto Ecomafia 2012 - arriva dall’incidenza degli incendi registrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (ben il 54%). Le statistiche ufficiali - basate sugli arresti - sminuiscono un fenomeno che è sempre più diffuso. Basti ricordare un’estate di fuoco, quella del 2007 e una giornata di luglio, il 24, apocalittiche per la Puglia. Un incendio colpì la località turistica di Peschici (Foggia). Migliaia di persone in fuga, centinaia intrappolate sulla spiaggia e tratte in salvo via mare, camping e villaggi turistici evacuati, 300 intossicati e numerosi feriti, proteste per il ritardo nei soccorsi. E alla fine anche tre morti. «Sono vittime della mafia degli incendi - si legge nel volume di Legambiente - alimentata da mani criminali al servizio di una malavita che sta letteralmente devastando gran parte del patrimonio boschivo del nostro Paese».
Le conseguenze di questa devastazione sono impressionanti. L’Università di Padova nel 2007 ha studiato il fenomeno degli incendi boschivi in ottica economica e dai dati emerge che ogni anno, tra costi relativi al personale regolare (un uomo del Corpo forestale dello Stato ha uno stipendio lordo medio pari a 1.700 euro mensili mentre i volontari non sono retribuiti, ma l’attrezzatura che il Corpo forestale presta loro ha un prezzo di circa 1.500 euro), costi di manutenzione e usura dei mezzi di terra e degli elicotteri (un elicottero ha un costo orario che varia tra 600 euro del NH500 e i 6.000 euro dell’Erickson S64F, un gigante dei cieli), quelli sostenuti per il ripristino della compagine boschiva (1.500/2.000 euro a ettaro), danni causati dalla diminuzione della produzione di prodotti del sottobosco, si giunge a valutare un costo complessivo di oltre 500 milioni. È come se ogni anno tutti gli italiani, neonati compresi, pagassero 9/10 euro a testa a causa degli incendi. Ogni famiglia perde un albero (55.000 ettari di bosco percorsi dal fuoco ogni anno per oltre 10 milioni di piante distrutte).
Costi calcolati per difetto e in continuo aumento. Basti solo pensare al dispiego di mezzi (33 aerei dello Stato ai quali si aggiungono i 78 elicotteri pianificati dalle Regioni oltre ai 77 disponibili grazie a convenzioni con la Protezione civile, il Corpo forestale dello Stato o i Vigili del Fuoco) che viene esaltato da una parte e visto con preoccupazione dall’altra. Due settimane fa il ministro delle Politiche agricole e forestali Mario Catania ha giustamente ricordato «i 12 mezzi aerei, in una sola giornata, distribuiti in Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria e oltre 600 pattuglie pronte a intervenire, dirigere e coordinare le azioni di spegnimento degli incendi boschivi. Inoltre circa 1.600 unità saranno schierate in tutta la penisola per vigilare sul territorio e contrastare gli illeciti a danno dell’ambiente, avvalendosi di più di 600 mezzi su strada». Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, qualche giorno dopo ha ricordato che «se non aumenteranno i fondi da stanziare nel 2013 non potrà essere garantito il servizio dei Canadair nel contrasto agli incendi. Il finanziamento previsto è di 42 milioni ed è inadeguato: per il 2013, se vogliamo uno schieramento che abbia le stesse dimensioni attuali e che concorra allo spegnimento con le flotte regionali, serve almeno un reintegro di 78 milioni».