VARIE 24/8/2012, 24 agosto 2012
APPUNTI PER GAZZETTA - IL PIANO PER LO SVILUPPO
ROMA - Un incontro con il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, per fare il punto sul’andamento dei mercati finanziari, sulla congiuntura economica e sull’andamento dello spread e dei tassi sul debito pubblico. Così è iniziata la giornata di Mario Monti che poco dopo ha aperto la riunione del consiglio dei ministri dedicata alla crescita. Nel corso della seduta odierna ogni ministro presenterà un dossier relativo alla materia di propria competenza per definire i prossimi passi per rilanciare lo sviluppo. Secondo le previsioni, il governo non dovrebbe adottare alcuna decisione ma valutare le varie proposte.
All’ordine del giorno quattro decreti sulla scuola e l’aggiornamento del programma di governo con riferimento alla crescita. Prima del Cdm, il ministro Andrea Riccardi dice: "Vorrei parlare di come la cooperazione può favorire l’internazionalizzazione del paese e di come gli immigrati non sono una questione da affrontare ’per bonta’" ma perchè favoriscono la crescita e la tenuta demografica del paese". Palazzo Chigi, intanto, ha annunciato che il premier Monti incontrerà, martedì 4 settembre a Villa Madama, il presidente della Repubblica francese, Francois Hollande.
(24 agosto 2012)
REPUBBLICA.IT - I COMPITI A CASA DEI MINISTRI
ROMA - Lasciata alle spalle la pausa estiva, i ministri si presenteranno al cdm di oggi con i compiti a casa chiesti da Mario Monti. Ognuno porterà sul tavolo di palazzo Chigi un dossier con le proposte per provare a far ripartire l’economia italiana: dal taglio dell’Iva sulle nuove infrastrutture alla riduzione del peso fiscale sul lavoro, dal piano città alle misure per i giovani. Ogni proposta sarà accolta, però, a una condizione: la sua sostenibilità finanziaria. E anzi si racconta che il ministro dell’Economia Grilli sia già pronto a frenare i colleghi e che anzi abbia accolto con stupore le dichiarazioni di Elsa Fornero su possibili futuri tagli delle tasse sul lavoro. Nell’agenda del cdm ci sarà infatti anche la partita della riduzione del debito basata proprio sul programma di dismissioni previste da Grilli e sulla terza fase della spending review. Fonti ministeriali sottolineano comunque dalla riunione non uscirà alcun provvedimento concreto. L’unica eccezione dovrebbe riguardare la proroga fiscale per i Comuni colpiti dal terremoto. C’è poi il giallo del conflitto di interessi: alcune agenzie ieri citavano una bozza di relazione del Consiglio dei ministri che conteneva misure per "adeguare l’ordinamento ai migliori standard internazionali in materia di contrasto alla corruzione e conflitto di interessi per chi ricopre cariche pubbliche". Ma palazzo Chigi e i ministeri competenti hanno smentito qualsiasi iniziativa al riguardo. Gialli a parte, ecco in sintesi i diversi dossier che arriveranno sul tavolo.
Le tasse sul lavoro e Irpef. Ieri Fornero ha annunciato che porterà in cdm la sua proposta di taglio del cuneo fiscale e contributivo per le aziende che investono in capitale umano. Le imprese potrebbero essere valutate in base alle ore che dedicano alla formazione dei dipendenti, al numero dei precari rispetto al totale dei dipendenti, all’assenza di cause per discriminazione. Il ministro ha parlato anche di misure per favorire il lavoro dei più giovani (già è partita l’Srl semplificata con capitale a 1 euro). Però come la riduzione dell’Irpef - l’altra proposta di cui si è discusso nel corso dell’estate - il taglio del cuneo fiscale ha un limite. Quello dei costi. 5 miliardi per ogni punto Irpef in meno sulla fascia più bassa e 10 miliardi come intervento minimo sul cuneo fiscale per i lavoratori. Le voci si moltiplicano. Ma l’intervento potrebbe essere rinviato a tempi migliori.
Meno tasse per le infrastrutture. Si pensa alla sterilizzazione totale dell’Iva 2 per realizzare nuove infrastrutture, come ha annunciato il viceministro allo Sviluppo Mario Ciaccia al meeting di Rimini che ha detto: "La misura potrebbe valere 80 miliardi". L’idea di sicuro piace a Squinzi, Bersani, Catricalà e all’Ance. Inoltre al prossimo Cipe si discuterà della Orte-Mestre che vale circa 10 miliardi.
Riorganizzazione degli aeroporti e piano città. Dovrebbe arrivare il piano nazionale per gli aeroporti, una sorta di graduatoria per eliminare quelli meno utili, a cui sta lavorando il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia. Il dossier prevede la riduazione degli scali italiani da 60 a 40, prediligendo gli intercontinentali e quelli strategici. Alle Infrastrutture si lavora anche al piano città da due miliardi per riqualificare le aree urbane degradate. I Comuni hanno tempo fino al 5 ottobre per presentare i loro progetti.
Piano energia. Il piano energetico nazionale è incentrato su quattro priorità: efficienza energetica, trasformazione dell’Italia in hub del gas sud-europeo, sviluppo ma questa volta "sostenibile" delle rinnovabili e rilancio della produzione nazionale di idrocarburi. Il capitolo più complicato è proprio l’ultimo: il Ministero stima un aumento di Pil di quasi mezzo punto con una riduzione della bolletta energetica di 6 miliardi l’anno. Ma potrebbe richiedere la revisione, in senso meno restrittivo, delle normativa sulle trivellazioni (ipotesi che sta già suscitando polemiche). Con un inevitabile allungamento dei tempi.
Start up e semplificazioni. L’obiettivo è aiutare la nascita di nuove imprese - le start up - riunendo in un unico fondo le risorse già disponibili (pari ad alcune decine di milioni di euro) finora non usate a pieno. Toccherà poi alle semplificazioni burocratiche a favore delle imprese: l’obiettivo, su cui lavorano due ministeri - Sviluppo economico e Funzione pubblica - è tagliare i costi e i tempi della burocrazia. Infine, c’è il pacchetto dell’Agenda digitale per annullare entro l’anno prossimo il digital divide con la diffusione della banda ultralarga. Ma il piano prevede anche il rilancio di moneta e commercio elettronico e la digitalizzazione di scuole, tribunali, e di tutta la pubblica amministrazione.
Italia verde. Recupero e valorizzazione delle aree industriali dismesse, decarbonizzazione dell’economia, sicurezza del territorio e corretta gestione di rifiuti e acqua. E’ la strategia del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, insieme a pedaggi più leggeri per chi inquina meno: auto, camion e pullman pagheranno tariffe differenziate, su autostrade e anche strade statali, a seconda delle emissioni di CO2.
Terremoto e Ilva. Tra gli argomenti che non compaiono all’ordine del giorno del Cdm ma che dovrebbero essere trattati: la proroga allo stop dopo il sisma per le tasse di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. E la crisi dell’Ilva. Se necessario, con il finanziamento degli ammortizzatori sociali.
(24 agosto 2012)
INTERVISTA DI BERSANI - REPUBBLICA.IT
"SENTO in giro molte preoccupazioni sul dopo Monti. Allora chiariamo subito un punto: qualunque ragionamento sul prossimo futuro deve partire dal presupposto che non vengano abolite le elezioni, magari su suggerimento di Moody’s. Se in Italia passasse l’idea che la politica non è in grado di tirarci fuori dalla crisi, noi ci porremmo automaticamente al margine delle democrazie del mondo". Finite le brevi ferie d’agosto, Pierluigi Bersani torna in campo e detta a Monti le condizioni dell’autunno. Il leader del Pd considera quella del governo tecnico una "parentesi non ripetibile". "Perché vede - spiega - il limite della soluzione tecnica non sta nel governo Monti, che pure ha fatto un gran lavoro, ma nella mancanza di univocità di una maggioranza che ha opinioni diverse, perché in natura esistono una destra e una sinistra alternative l’una all’altra. E se a Bruxelles o sui mercati si ha paura per la tenuta del rigore in Italia, io voglio credere che ci si riferisca a un rischio Berlusconi o a un pericolo populista, non al centrosinistra".
Eppure, segretario, l’impressione è che cancellerie e Borse non si fidino neanche di voi...
"Noi abbiamo fatto la moneta unica, con Prodi, D’Alema e Amato abbiamo raggiunto accordi storici con la Ue e la Nato, io ho lavorato con Ciampi e Padoa- Schioppa. I mercati e le cancellerie non possono far finta di non conoscerci. Se ci sono manovre interessate per dire che nell’Italia del dopo Monti non c’è un presidio credibile, noi siamo qui, con la nostra storia, a dimostrare che non è vero".
Quindi lei fin da ora dice no a un Monti bis e dice no a una Grande Coalizione?
"Io dico che in un Paese maturo si fronteggiano un centrodestra, un centrosinistra ed eventualmente una posizione centrale che da una legislatura all’altra può dare flessibilità al sistema. Chi vince, governa. Questo è il vero tema, non quanti tecnici ci sono nel governo. E questo significa che non si può andare al voto proponendo una Grande Coalizione. Non esiste proprio".
Perciò, Bersani va al voto con il suo programma e le sue alleanze, e se vince va a Palazzo Chigi. Giusto?
"Così funziona, nelle democrazie normali. E poi, hai visto mai, può succedere che una figura come Monti non riesce a portare a casa una legge contro la corruzione, e invece Bersani ci riesce".
Il Pd è sempre più insofferente col governo. Oggi c’è il primo Consiglio dei ministri dopo le ferie. Cosa chiede a Monti?
"A Monti chiedo un cambio di passo. Non sono d’accordo su come stanno andando le cose. È ora di riscrivere l’agenda. Per noi progressisti è il momento di rompere l’avvitamento tra austerità e recessione. Il rigore non va abbandonato. Ma è ora di aprire gli occhi. Lo dico anche al Consiglio dei ministri che si riunisce oggi: date finalmente uno sguardo alla realtà".
Perché finora il premier e i ministri non l’hanno fatto?
"Non sto dicendo questo. Dico che ora ci sono due problemi da affrontare. Il primo è europeo: a settembre il messaggio dell’Ue sulla stabilizzazione degli spread non deve più essere un oggetto da Sibilla Cumana, ma deve diventare operativo. A proposito di battere i pugni sul tavolo, questa è l’occasione. Il secondo è italiano. Sento parlare di via d’uscita dalla crisi. Io credo nella possibilità di uno spiraglio, ma ancora non lo vedo. E ho l’impressione che il governo finora non abbia percepito lo scivolamento dell’economia reale. C’è un crollo della produzione industriale, un segno meno nei consumi, lavorano 22 milioni di italiani su 60. Io chiedo: come affrontiamo queste emergenze?".
E cosa si aspetta che le risponda, Monti?
"Per me il rigore è la condizione necessaria, ma non è l’obiettivo. Il vero obiettivo, qui ed ora, è il sostegno all’economia reale. Leggo di piani energetici, di piani per gli aeroporti. Per carità, va tutto benissimo. Ma i problemi di famiglie e imprese, in questo momento, sono altri. Per esempio: il prezzo della benzina si può ridurre? I pagamenti della Pubblica Amministrazione sono stati sbloccati? E che facciamo di fronte alle crisi industriali, dalla Fiat a Finmeccanica all’Alcoa? Le eventuali operazioni di alienazione del patrimonio pubblico possono essere destinate a politiche industriali e allo stimolo all’economia reale? In agenda io vorrei queste priorità. Attenzione a messaggi troppo astratti, che non generano fiducia ma semmai scollamento".
Da mesi si critica il governo perché non fa niente sulla crescita, ora lei lo critica perché prova a fare qualcosa?
"Io non lo critico, ma dico che non bisogna passare dal niente al troppo. Sento parlare di una defiscalizzazione del-l’Iva sulle infrastrutture, praticamente senza copertura. Bene, ma perché da mesi si dice no alla sterilizzazione dell’Iva sulle accise per la benzina? Ci sono cose che il governo può fare subito. Rafforzi gli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni immobiliari in funzione antisismica e ambientale. Adotti misure di sburocratizzazione, eliminando passaggi burocratici o esternalizzandoli. Finanzi l’innovazione coi crediti d’imposta sulla ricerca e la defiscalizzazione degli investimenti. Introduca una vera Dual Income Tax".
Il nodo vero è la pressione fiscale. Lei pensa che Monti dovrebbe cominciare a rimodulare le aliquote Irpef?
"Senta, io non riesco a raccontare favole. È un obiettivo per il futuro, ma per ora non possiamo permettercelo. Dobbiamo scongiurare gli aumenti dell’Iva, questo sì. Ed è possibile farlo, aumentando il recupero dell’evasione fiscale, concludendo l’accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali, lavorando realisticamente sugli incentivi alle imprese, e poi definendo meglio con gli enti locali la griglia della spending review".
Elsa Fornero ha detto che porterà il taglio del cuneo fiscale in Consiglio dei ministri. Lei è d’accordo?
"Certo, in prospettiva il cuneo fiscale va ridotto. Ma anche qui, non ci sono soluzioni miracolistiche. E poi serve uno schema pattizio: Prodi tagliò il cuneo fiscale di 5 punti, ma purtroppo questo non servì a rilanciare gli investimenti".
E la patrimoniale? La deve fare Monti, o la farete voi quando tornerete al governo?
"Noi proponemmo un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari per alleggerire l’Imu. Non si fece allora, per me va fatta adesso. Quanto alla finanza, la ricchezza scappa e la povertà resta. Va rafforzata la tracciabilità dei capitali, anche su scala europea. Questo Monti può farlo, entro la fine della legislatura".
Lei parla di fine della legislatura. Ma tornano in ballo le elezioni anticipate a novembre.
"Le elezioni anticipate sono un’elucubrazione dannosa. Io non le auspico e non le vedo all’orizzonte, anche se è nostro dovere tenerci pronti a qualunque evenienza. Poi, lo dico una volta per tutte, non c’è alcun nesso tra voto anticipato e legge elettorale...".
Ma l’intesa col Pdl sulle modifiche al Porcellum c’è o no?
"Oggi un accordo non c’è ancora, ma da parte nostra c’è la disponibilità a chiudere in fretta. Naturalmente, non rinunciamo ai nostri due paletti. Primo: la sera in cui si chiudono le urne il mondo deve sapere chi governa, altrimenti ci travolge uno tsunami. Secondo: i cittadini devono scegliere chi mandare in Parlamento. In concreto, questo significa due cose. Ci vuole un premio di maggioranza ragionevole, e il 15% lo è, perché sarebbe curioso che il Pdl che nel 2005 ha introdotto una premialità sconosciuta in Occidente oggi dicesse no a una premialità decorosa. E poi ci vuole una quota significativa di collegi uninominali, per ricreare un legame tra elettori ed eletti".
Mi dica la verità, c’è imbarazzo nel Pd sul conflitto sollevato dal presidente Napolitano contro i pm di Palermo per le intercettazioni sulla trattativa Stato-mafia?
"Nessun imbarazzo. Napolitano ha fatto quel che doveva. Dopodiché, in un sistema costituzionale e democratico lo schema non è chi è d’accordo e chi no con il Capo dello Stato, ma chi lo rispetta e chi no. E allora, se il presidente ha chiesto alla Consulta di chiarire un punto cruciale che riguarda le sue prerogative, può anche essere criticato ma deve essere rispettato. E questo non sta avvenendo sempre. C’è una campagna contro Napolitano: esiste un filone populista, in certe aree della politica e del giornalismo, che forse ha anche un disegno in testa. Ma non passerà".
Ma lei e il Pd siete d’accordo con Monti e la Severino, che annunciano una nuova legge sulle intercettazioni?
"Per me in una democrazia liberale il diritto alla riservatezza di chi è al di fuori da un’indagine penale non è un optional. Ma attenzione: questo diritto si garantisce con un filtro rigoroso affidato alla magistratura, senza limiti alle indagini e bavagli all’informazione. Dunque, se il governo vuole presentare un ddl con queste caratteristiche, noi siamo pronti a discuterne. Ma la condizione è che ci sia un pacchetto complessivo di riforma della giustizia, con al primo posto le nuove norme contro la corruzione. E dopo, semmai, anche le intercettazioni".
Le primarie tornano a infuocare la vostra metà campo. Le farete, come e quando?
"Il percorso è chiaro. In autunno vareremo una carta di intenti, con regole d’ingaggio, criteri di partecipazione, impegni e responsabilità comuni. E tra novembre e dicembre faremo le primarie di coalizione, con la massima apertura alle forze politiche e alla società civile ".
Del rottamatore Matteo Renzi che mi dice?
"In questi mesi non ho mai alimentato polemiche, e continuerò a farlo. Siamo dentro la più grave crisi del dopoguerra. Ne usciamo solo se c’è condivisione tra noi".
Sulle alleanze il quadro è problematico, tra Vendola e Casini. Riuscirete a vincere e a governare, mettendo insieme i centristi e i comunisti?
"Noi organizziamo un centrosinistra aperto a un incontro con forze politiche e sociali moderate. Entro ottobre saranno pronti 10-15 punti di programma, non 281 pagine. Sarà poi il candidato premier a fare il resto...".
Lei, presumibilmente...
"Se mi voteranno, sarò io. Sulla base di quel programma, il centrosinistra proporrà un’alleanza di legislatura alle forze liberali e moderate del Paese. Dentro questo perimetro non ci sono solo Vendola e Casini, ma ad esempio anche i socialisti".
Con Di Pietro è finita per sempre?
"Mi pare evidente che lui vuole star fuori. Il centrosinistra deve fare spesso i conti con le forze agite da questo istinto minoritario di auto-esclusione dalle responsabilità. Io, da riformista, lavoro perché questa maledizione finisca. Il Pd è pronto per governare, e sono convinto che governerà".
m.giannini@repubblica.it
ROMA - Pedaggi autostradali differenziati a seconda dei consumi di carburante e quindi delle emissioni di andidride carbonica rilasciate in atmosfera. E’ questa la proposta più appariscente del pacchetto di iniziative a sostegno della crescita sostenibile che il ministro Corrado Clini presenterà al Consiglio dei ministri di domani.
Una strategia in 5 punti che il responsabile dell’Ambiente ha ancitipato oggi sul sito del ministero. Spicca, come detto, per le possibili ripercussioni immediate sulla vita quotidiana, l’idea di una revisione dei pedaggi autostradali (da estendere anche alle Statali) "per autoveicoli, autobus e camion, differenziato in relazione alle emissioni specifiche di CO2/km". "La misura, già applicata in altri paesi europei - spiega Clini - ha il duplice effetto di usare la leva del prezzo per modificare le modalità di trasporto, e fare cassa a favore di programmi per la mobilità sostenibile. I proventi saranno destinati ad un Fondo Nazionale per la mobilità sostenibile".
Altra novità estremamente ambiziosa suggerita dal ministro dell’Ambiente è il potenziamento della raccolta differenziata, così da arrivare entro il 2016 al recupero di almeno il 70% di materia. Un obiettivo molto più ambizioso della semplice riduzione della quantità di rifiuti destinata alla disarica, in quanto oggi ad esempio solo il 50% della plastica che viene raccolta attraverso la differenziata è avviata al riciclo, mentre l’altro 50% è destinato al cosiddetto recupero energetico, ovvero viene bruciata per produrre elettricità o calore.
Gli altri punti del piano anticipato da Clini porterà domani in Cdm sono la ’decarbonizzazione’ dell’economia italiana, la sicurezza del territorio, il recupero e la valorizzazione delle aree industriali dismesse in zone urbane soggette a bonifica e la gestione integrata delle risorse idriche.
Le anticipazioni del ministro sono state accolte da reazioni contrastanti. Secondo il capogruppo dell’Idv in commissione Attività produttive al Senato, Patrizia Bugnano, "il piano si scontra con quello disastroso delineato dal ministro dello Sviluppo, che punta sul petrolio, i rigassificatori e i tagli alle rinnovabili". "Clini e Passera - aggiunge - si smentiscono a vicenda, ciò significa che uno dei due mente oppure che questo governo continua a riempirci di parole in libertà". Soddisfazione invece da parte della Cisl. "Bene il ministro Clini nel presentare le politiche ambientali come fattore di crescita e di impulso allo sviluppo sostenibile - afferma il segretario confederale Fulvio Giacomassi - Il nostro sistema paese deve infatti recuperare i molti ritardi accumulati negli anni ed uscire dalla continua situazione emergenziale. Per questo vi è bisogno di politiche nazionali che traducano nel nostro paese i processi europei di decarbonizzazione dell’economia, che rispondano all’utilizzo efficiente delle risorse naturali e dei rifiuti oltreché alle bonifiche e sicurezza del territorio".
(23 agosto 2012)
DALLA STAMPA DI STAMATTINA
A CURA DI ALFIERI, BARBERA, GIOVANNINI, GRIGNETTI E MASTROBUONI
Più che un Consiglio dei ministri, quella che inizia stamattina a Palazzo Chigi, sarà una sorta di seminario. Un confronto (si prevede dai tempi lunghi), in cui ogni ministro presenterà le sue personali proposte per lo spezzone di legislatura che resta, le priorità politiche, ma soprattutto le idee finalizzate alla ripresa dell’economia e dell’occupazione. Era stato proprio Mario Monti, prima delle vacanze di agosto, a chiedere a ogni collega «un appunto». Appunti e proposte su cui ora, di volta in volta, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli valuterà la compatibilità economica sul versante dei costi. Una via preferenziale, ovviamente, sarà destinata a progetti «a costo zero» o in grado di autofinanziarsi. Ma verrà vagliata anche l’effettiva possibilità di realizzare progetti in tempi stretti, la loro fattibilità giuridica (specie sul versante europeo) e soprattutto politica, considerando i sempre più complicati equilibri parlamentari. Su ogni proposta si aprirà un dibattito; poi toccherà (non necessariamente oggi) a Mario Monti comporre il puzzle. Il risultato - anche se non è previsto un documento finale, piuttosto si pensa a un «denso» comunicato rappresenterà una sorta di crono-programma per il rush di fine legislatura, e potrebbe sfociare in uno o più disegni di legge già nella riunione del Consiglio dei ministri del 31 agosto. Il premier ha passato la giornata di ieri a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà, studiando le bozze di alcuni progetti che qualche ministro ha già preparato, consegnato o anticipato in interventi pubblici. Tra questi, su tutti, quelli elaborati dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera. In alcuni casi, nonostante la raccomandazione del premier, i ministri hanno presentato proposte di intervento che prevedono importanti esborsi di risorse: verranno quasi certamente cassati. I pochi fondi a disposizione hanno così suggerito a molti ministri di proporre misure di semplificazione. In altri casi la difficile congiuntura ha imposto la necessità di proporre «microinterventi» sulla falsariga di quelli messi a punto dal titolare del Lavoro Elsa Fornero. Il governo cercherà di mantenere un profilo ambizioso, ma dovrà inevitabilmente fare i conti con l’impossibilità di spendere. In queste ore a Palazzo Chigi si fanno i conti anche con il problema di rendere operative le molte misure già approvate, perché cinque mesi per l’attuazione dei decreti varati da novembre a oggi rischiano di essere pochi. Ecco perché nella giornata odierna i ministri discuteranno “che fare” per accelerare l’operatività dei provvedimenti.
PASSERA
La lista delle proposte del ministro dello Sviluppo è lunga e articolata. Un fondo unico per le start-up, un piano per creare economie di scala nelle aziende del trasporto locale, la ristrutturazione del sistema energetico e degli aeroporti, il finanziamento della banda ultralarga per i collegamenti a Internet, la defiscalizzazione dell’Iva alle grandi infrastrutture, uno sportello unico per le aziende straniere che vogliono investire in Italia. E poi le semplificazioni: c’è da ridurre all’osso le procedure per l’iscrizione al registro delle imprese e le comunicazioni burocratiche in materia di tutela del lavoro. In alcuni casi si tratta di progetti già avviati - è il caso del «Piano città» da due miliardi, pronto a partire -, altri attendono di essere finanziati con le (poche) risorse a disposizione. Passera conta di vedere approvate parte di queste misure entro la fine di settembre, insieme alla cosiddetta «legge di stabilità», ma molto dipenderà dalla disponibilità del Tesoro e del collega Grilli, sempre attento a non far uscire i conti dai vincoli imposti con l’Europa. Alcuni progetti puntano a risparmiare e dipendono anche dalla disponibilità degli enti locali: è il caso della ristrutturazione delle aziende di trasporto locale e del sistema aeroportuale.
GRILLI
Nel governo italiano il ruolo del ministro del Tesoro è sempre il più ingrato. È come se l’enorme mole del debito pubblico pendesse costantemente sopra la scrivania di Quintino Sella, pronta a ricordare a chi la occupa che se c’è una strada per far ripartire la crescita, è liberarsi di quel fardello. Dopo aver sfiorato il 100% in rapporto al Pil alla fine degli anni novanta oggi, complice la crisi, siamo risaliti al 123%. Onorare quel debito ci costa più di settanta miliardi di euro l’anno, due terzi del costo dell’intera sanità pubblica. Qualunque iniziativa di spesa o riforma va a sbattere contro questi numeri. Basti un esempio: proprio oggi il consiglio dei ministri discuterà della possibilità di rinviare ancora di qualche mese il pagamento delle tasse dei residenti dei Comuni emiliani colpiti dal terremoto. Un intervento emergenziale, una richiesta per certi versi ragionevole, eppure concedere una proroga piena rischia di essere molto costoso per le casse dello Stato. Insomma, l’agendacrescita di Vittorio Grilli si intitola dismissioni. Il ministro dell’Economia ha promesso cessioni di asset per circa 15-20 miliardi di euro l’anno. Gran parte di queste risorse dovranno arrivare dalla vendita di immobili di Comuni e Regioni.
SEVERINO
La crescita, vista con gli occhi della Guardasigilli, è innanzitutto un ambiente meno ostile alle imprese dove le cause civili non durino uno sproposito e la corruzione non sia più una tassa occulta. Se però si vogliono davvero accelerare i tempi del processo civile, non basteranno i pur meritori Tribunali per le Imprese e il filtro all’appello. La Severino pensa seriamente a un piano per aggredire la montagna di 5,4 milioni di fascicoli pendenti che fanno da zavorra al sistema. Le occorre però l’aiuto degli avvocati. Che sono in guerra con il governo per mille ragioni. A settembre si potrebbe arrivare a una tregua se il governo concedesse un «via libera» alla riforma della professione forense. Quanto alla corruzione, il ddl pendente al Senato, già votato alla Camera, è considerato una priorità dell’intero Esecutivo e quindi a settembre si vedranno diversi ministri spingere per un’approvazione definitiva. Con la riorganizzazione dei piccoli tribunali, poi, si dovrebbe distribuire meglio il personale recuperato e ottenere un’ottimizzazione del lavoro e dei tempi.
CANCELLIERI
Innanzitutto garantire un habitat sicuro e senza inutili lacciuoli. La ministra dell’Interno, Annamaria Cancellieri, arriva all’appuntamento di palazzo Chigi con un obiettivo strategico: come trasformare le prefetture (quelle che sopravviveranno, più robuste e dotate di personale, dopo gli accorpamenti tra province) in agenti utili alla crescita e non in un impedimento alla libera concorrenza. Di qui l’enfasi sui correttivi al Codice antimafia e sul meccanismo delle White List. Di converso, si tende a una semplificazione amministrativa, specie per i certificati antimafia, che prevede una maggiore efficienza appunto degli uffici prefettizi. Più modestamente, ma non tanto, il Viminale può fare la sua parte nella crescita anche portando a piena operatività l’Agenzia per i beni confiscati alla mafia, dove sono depositati ingenti capitali (4,3 miliardi di euro sequestrati nell’ultimo anno, tra cui 723 aziende) e gestendo al meglio i Pon-sicurezza che sono progetti concordati tra ministero ed enti locali, finanziati con fondi dell’Unione europea, per contrastare la criminalità e migliorare le infrastrutture in chiave di prevenzione.
CATANIA
Sono cinque le proposte del ministro delle Politiche agricole Mario Catania. Il primo tema è quello della difesa dell’agricoltura e la sua presenza sul territorio, minacciata dal boom delle aree edificate: è pronto un disegno di legge per limitare la cementificazione, favorendo invece la riconversione e il riuso delle aree industriali dismesse. Poi, l’acqua, con risorse per il Piano irriguo nazionale. Terzo, la difesa delle produzioni di qualità italiane dalla contraffazione. Poi, una modifica del regime Iva: molte imprese dell’agroalimentare sono creditori d’Iva strutturali, e lo Stato impiega fino a due anni per i rimborsi. Si pensa a un fondo misto per sostenere la nascita di aziende nel settore agricolo e agroindustriale.
PATRONI GRIFFI
Pare non gli si chieda altro: semplificare, semplificare e ancora semplificare. Nei giorni scorsi il ministro della Pubblica amministrazione ha annunciato trionfante che la percentuale di certificati richiesti dai privati negli uffici pubblici è scesa del 54%. Segno che la cura iniziata dal predecessore Renato Brunetta qualche risultato alla fine lo ha prodotto. Ora l’attenzione di Filippo Patroni Griffi è sulla riduzione degli oneri burocratici delle imprese. Il ministero ha già avviato una serie di incontri con le categorie per ascoltare le loro richieste. Nel menù del ministro c’è ad esempio l’autorizzazione unica ambientale e l’attuazione dello sportello unico per l’edilizia: oggi chi vuole attivare una attività nel campo deve fare i conti con ben 27 diverse autorizzazioni. Fin qui le misure a costo zero. Ma è probabile che nel menù di Patroni Griffi per il consiglio di oggi ci sia anche il pacchetto esuberi. La seconda tranche della spending review promette nuovi tagli, in particolare negli uffici provinciali del governo e per ridurre al massimo l’impatto dei molti prepensionamenti in vista c’è bisogno di risorse.
CLINI
Corrado Clini, come anticipato ieri da La Stampa , consegnerà oggi a Mario Monti sei pagine con cinque grandi capitoli che propongono una «crescita sostenibile». C’è la «decarbonizzazione» dell’economia, la questione degli incentivi per le energie rinnovabili, ma anche alcune proposte per la bonifica dei terreni inquinati dalle industrie che in sostanza estendono il «modello Porto Marghera» a tutti i siti “sporchi”. Per risolvere i contenziosi e la riluttanza delle imprese a sborsare i soldi per riparare i danni, Clini propone che siano direttamente loro a incaricarsene senza l’intermediazione - ma con il controllo - del ministero. Il ministro dell’Ambiente suggerisce anche una corresponsabilizzazione dei privati che vivono in territori «sensibili» dal punto di vista dei rischi idrogeologici o di incendi. E c’è anche una proposta di isprazione europea che introdurrebbe i pedaggi differenziati sulle autostrade in base al grado di inquinamento. Proposte che già ieri hanno provocato molte reazioni nel mondo politico.
FORNERO
Da un lato riduzione del cuneo fiscale e contributivo per le aziende che valorizzano il capitale umano e fanno formazione senza discriminare giovani e donne, immaginando un periodo di sperimentazione (non potendo estendere la decontribuzione a tutti i lavoratori si comincerà a farlo in modo mirato); dall’altro l’abbozzo di un «piano giovani» fatto di microinterventi territoriali, dove i pochi soldi vengono possibilmente spesi bene. L’agenda economica a budget minimo di Elsa Fornero comincia a prendere forma. «Non sarà uno schema di lavoro costruito su un macrointervento, significherebbe fare nulla perché soldi non ce ne sono», fanno sapere dal suo entourage. Rilanciare la crescita per la quota di competenza del ministro torinese sarà piuttosto una semina diffusa, fatta giocoforza di piccoli interventi. Ad esempio si punterà a correggere i disallineamenti domanda-offerta territoriali, incentivando spostamenti di manodopera da dove c’è surplus a dove c’è carenza. Un altro fronte sarà il progetto di «apprendistato duale» contro la disoccupazione in collaborazione con la Germania, che dovrebbe partire ad ottobre da Napoli.
PROFUMO
Sblocco del reclutamento di 12.000 insegnanti per il biennio 2013-2014. Piano straordinario di assunzioni di giovani professori associati nelle Università. Assunzione di 1.210 presidi nelle scuole di ogni ordine e grado. Francesco Profumo si siede al tavolo del consiglio dei ministri con un corposo pacchetto di richieste e proposte. Il ministro della Pubblica istruzione ha di recente confermato il piano per l’assunzione di insegnanti e professori, ma la sua attuazione dipenderà molto dalle compatibilità di bilancio e dall’attuazione della seconda parte della spending review. Il ministro Profumo avrà con sé anche un provvedimento pronto per l’approvazione, ovvero il regolamento per il nuovo sistema di valutazione: si tratta di rendere operativo il modello preparato dai tecnici dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) in oltre cinque anni di lavoro. È già la seconda volta che il provvedimento arriva sul tavolo del consiglio. Se approvato, ogni scuola verrà finalmente giudicata dagli ispettori del ministero, i quali daranno un voto a ciascuna istituzione scolastica.
GNUDI
Il ministro del Turismo Piero Gnudi punterà sul Piano strategico di rilancio del turismo italiano, la promozione del marchio Italia all’estero, la promozione coordinata sia della nostra offerta turistica sui mercati stranieri di maggiore interesse, sia verso il mercato interno, proponendo agli italiani località nazionali ingiustamente troppo poco conosciute. Il Piano, in particolare, in avanzata fase di definizione con il contributo delle Regioni, verrà presentato ufficialmente entro l’autunno, e conterrà proposte operative per il rilancio del settore (proposte di legge, interventi regolamentari, finanziari ed economici, interventi infrastrutturali). Significativo anche l’impegno per promuovere il prodotto turistico italiano in Italia e all’estero, attraverso campagne coordinate (con Enit e Regioni), preannunciando specifiche iniziative verso Paesi Bric, che verranno prese già a partire dalla ripresa dopo la pausa estiva.
BALDUZZI
Il ministro della Sanità Renato Balduzzi illustrerà le linee di un decreto che vorrebbe presentare al Consiglio dei ministri del 31. Tra le proposte, l’obbligo per i medici di famiglia di associarsi per garantire studi aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7; norme per contrastare gli accertamenti inutili richiesti dai medici per tutelarsi dalle cause, che costano miliardi. Ancora, i medici ospedalieri potranno fare libera professione fuori da spazi pubblici solo se questi non sono disponibili, lavorando in rete con le Asl, e obbligando i pazienti a pagamenti «tracciabili» (no contanti) per combattere le parcelle in nero. Saranno infine rese meno discrezionali le nomine di manager Asl e primari.
RICCARDI
Quattro sono i punti indicati dal ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi. In tema di famiglia, si intende contrastare il calo demografico sostenendo le famiglie numerose, conciliando famiglia e lavoro; mutui agevolati per le giovani coppie e sgravi per i prodotti per l’infanzia. Per i giovani, ci si impegna sull’occupazione spingendo la nascita di nuove imprese. In tema di integrazione, si punta a far emergere il lavoro nero. Infine, il rilancio della cooperazione internazionale, intesa anche come opportunità economica.