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 2012  agosto 24 Venerdì calendario

INDIA, IL MONSONE È IN RITARDO NEL NORD SUICIDI TRA I CONTADINI

Nel solo Stato nord-occidentale del Gujarat, ad agosto undici contadini si sono tolti la vita: campi che in questa stagione dovrebbero essere di un verde rigoglioso si ritrovano bruciati dal sole, e molte famiglie rurali faticano a far abbeverare le vacche, unico loro patrimonio. In India è di nuovo siccità: la terza in un decennio, per colpa di un monsone arrivato tardi. Colpa del Niño, dicono i meteorologi, che fino all’inverno porterà temperature calde e piogge scarse nell’emisfero Nord. L’estate torrida e secca in varie zone del mondo ha già fatto schizzare i prezzi dei cereali a livelli record.

La situazione in India sta parzialmente migliorando, grazie a piogge discrete nelle ultime due settimane; ma in totale manca un 15-20 per cento di acqua rispetto alla media stagionale. E il NordOvest e il Sud-Ovest rimangono gravemente colpiti: il Gujarat, produttore di cotone e olio di semi, ha ricevuto solo il 20 per cento delle solite precipitazioni, e i suoi bacini idrici sono pieni solo al 7 per cento. La mancanza d’acqua danneggerà in particolare i raccolti dei cereali destinati al bestiame; dovrebbe essere invece evitata un’emergenza per il grano e il riso, date le abbondanti scorte. Ma il deludente monsone avrà conseguenze anche sui futuri raccolti, dato che la semina è in brusco calo.

Per l’India, l’ennesima siccità dopo quella severa del 2009 ricorda al secondo Paese più popoloso al mondo la profonda contraddizione tra la sua ambizione da potenza emergente e la dipendenza dalle bizze del clima. Già i mega black-out di fine luglio furono causati in parte dalla mancanza di acqua per l’energia idroelettrica. La profonda dimensione rurale del subcontinente - 600 milioni di persone vivono di agricoltura, pur contribuendo solo al 15 per cento del Pil - fa sì che il monsone sia vitale, anche perché il 55 per cento della terra coltivata nazionale non dispone di un sistema di irrigazione. I suicidi di agricoltori, non solo per il clima, sono ricorrenti.

Negli ultimi mesi, la mancanza di piogge non è però solo un problema indiano. Negli Usa, l’intero Midwest - granaio del Paese - è stato colpito dalla peggiore siccità in mezzo secolo. I Balcani e la regione del Mar Nero stanno vivendo l’estate più calda e secca degli ultimi quarant’anni. Persino la Thailandia, che l’anno scorso di questi tempi si preparava alle peggiori alluvioni della sua epoca moderna, quest’anno teme l’arrivo di una siccità.

Fenomeni in linea con l’imprevedibilità portata dal riscaldamento del pianeta, con conseguente aumento degli eventi estremi. «Con i cambiamenti climatici aumenteranno la frequenza, l’intensità e la durata dei periodi di siccità», ha dichiarato ieri la World Meteorological Organization. Per fronteggiare queste crisi, raccomandano gli esperti, serve adottare strategie mondiali per un uso più efficiente dell’acqua.

Nel frattempo, le siccità in corso ripropongono i timori di una crisi globale dei prezzi alimentari, come nel 2008 e forse peggio. Negli Usa, che più di tutti contribuiscono a determinare il costo globale delle commodity, c’è il rischio che il raccolto del mais sia il peggiore dal 1995; i prezzi sono già ai massimi di sempre, così come quelli della soia, e anche il grano è salito del 50 per cento in due mesi.

Gli esperti già avvertono che dovremo convivere con prezzi ben più alti rispetto alle medie a cui eravamo abituati. E cioè con un’inflazione alimentare globale, e probabili conseguenze sulla stabilità politica: nel 2008 si verificarono rivolte in Messico, in India e in Russia, e il problema è stato anche tra le scintille della primavera araba.