Claudio Plazzotta, Italia Oggi, 24/8/2012, 24 agosto 2012
GOSSIP ONLINE, ITALIA ANCORA INDIETRO
In Italia la stampa periodica popolare si tiene bene alla larga dal web e continua a puntare le sue fiches sulla carta stampata. Solo Oggi (Rcs MediaGroup) ha investito in modo massiccio su internet, ha un proprio sito da circa un anno e mezzo, è arrivato a fare oltre 25 milioni di pagine viste al mese, con circa 1,5 mln di utenti unici (Nielsen Site Census), in crescita costante.
Per il resto, calma piatta: né brand storici come Gente, Chi (ci aveva provato, senza successo, la sua storica direttrice Silvana Giacobini, con ilmondodisilvana), né marchi più recenti tipo Dipiù, Diva & Donna, Settimanale nuovo, Vero o Top. Novella ha un sito non molto aggiornato, e la sua presenza sulla rete si può riassumere nella finestra video settimanale sul sito del Corriere della sera, corriere.it. Vero, di Guido Veneziani editore, ha preferito trascurare internet e dedicarsi alla tv, con un canale sul digitale terrestre (ai numeri 55, 137 e 144) al via prima dell’estate e che sta dando buoni risultati di audience.
In Francia, invece, le cose non stanno andando così: Public, France Dimanche, Ici Paris, Oops, Point de vue, Voici, Gala, Closer, ovvero gli otto più importanti settimanali popolari d’Oltralpe, si sono accorti che dal 2008 le loro diffusioni cartacee hanno iniziato una lenta ma regolare discesa (primo resta Closer, di Mondadori France, con 414 mila copie).
E, da un paio di anni, hanno deciso di rispondere alla crisi portando la lotta non solo nelle edicole, ma pure su internet. Il comparto «informazione popolare e di gossip» è tuttora dominato dal sito dedicato e solo web Purepeople.com (edito da Webmedia), con i suoi 3,2 milioni di visitatori unici in giugno. Ma lo tallona da vicino il sito del settimanale Public (Lagardere), con più di 3 milioni, davanti a Voici (2,1 mln, di Prisma Presse), Gala (1,5 mln) e Closer (1,2 mln, di Mondadori France).
Ci si confronta pure con i social network, con i profili Twitter e le pagine Facebook delle celebrità. E la sfida è alta anche sugli smartphone, dove Public rivendica 2,5 milioni di download, con Closer a quota 2,3 mln. Si tratta, tuttavia, di monetizzare questa nuova audience. Ed è il grande dilemma di tutta l’editoria moderna.
In Italia, come detto, si è deciso di risolvere il problema cancellando il web dalle opzioni possibili. L’unico settimanale a crederci è stato Oggi, che sulla spinta del direttore Umberto Brindani, giornalista molto legato all’attualità e per tanti anni al newsmagazine Panorama, ha lanciato un sito ad hoc: «È un investimento sul futuro», dice Brindani, «e mettere in piedi un sito è molto faticoso. Per fare www.oggi.it ci sono sei persone dedicate, tolte, quindi, dalla fattura del giornale cartaceo. Uno sforzo notevole, per un prodotto che ci sta dando molte soddisfazioni in termini di audience. Certo, i riscontri economici sono ancora modesti. L’importante è non fare un sito come versione digitale del giornale cartaceo.
Bisogna realizzare una cosa diversa. Io ho sempre pensato che un giornale di attualità dovesse avere un proprio sito. Che servisse per il dialogo diretto col pubblico, cosa che con la carta è più difficile, e che mi consentisse di dare quelle notizie che non potevo tenere riservate per una settimana. Solo all’ultimo posto c’è la motivazione di usare il sito come traino per il cartaceo. Ma credo che per ringiovanire il lettorato la strada del web sia imprescindibile».
L’editore Guido Veneziani (Vero, Top, tra gli altri), d’altro canto, fa parte di quella schiera di imprenditori più scettici a investire su internet: «La stampa periodica popolare è una estensione cartacea dei personaggi televisivi. Perciò, se proprio devo fare brand extension, ho preferito aprire un canale televisivo. Sono i personaggi televisivi a fare la differenza. L’acquisto della stampa periodica è molto compulsivo, la foto in copertina può spostare le vendite del 10-20%. E le vendite non le fai con le First Lady o i Primi ministri, ma con Belen. Il canale televisivo mi dà soddisfazioni e riscontri. Invece non spreco risorse e tempo a fare siti web perché, molto banalmente, non portano né raccolta pubblicitaria né incrementi di vendita sul settimanale cartaceo».