Roberto Giardina, Italia Oggi 22/8/2012, 22 agosto 2012
ITALIANI ALL’ESTERO SENZA CALCIO
Una notizia giunta a Ferragosto è che la Rai non trasmetterà più il calcio per gli italiani all’estero. Un problema di diritti e di soldi, come al solito. La Sipra non può calcolare quanti siano gli spettatori e quindi non può valutare quanto far pagare agli inserzionisti.
Neanche da pensare un servizio gratis agli utenti lontani. In Europa, negli Stati Uniti o in Sud America gli esuli perderanno la rubrica La Giostra dei gol alla domenica sera. A nome almeno dei deutschitaliener, gli italiani che vivono in Germania, dico che non ce ne importa niente. E credo che siano d’accordo anche parecchi dei milioni di italiani sparsi per il mondo. Da tempo abbiamo imparato a fare a meno della Rai.
A Berlino c’è un lembo d’Italia che per fortuna non è più tipica Italia, anche se si chiama ovviamente «Café Italia» (le ripetizioni sono volute). Ce ne sarà almeno uno in ogni città o paese nel regno di Frau Angela. Si trova in pieno centro, accanto al KaDeWe, il grande magazzino che al tempo del Muro fu il simbolo agognato del paradiso capitalista. Ne parlo perché non è pubblicità, lo conoscono tutti, anche gli italiani di passaggio che si informano dove possono vedere la loro squadra del cuore.
Io pure ho un vizio grave, sono un fan dei rosanero, del Palermo, perché sono nato laggiù.
Mi rifiuto di avere paraboliche a casa mia, quindi sono entrato in questo club niente affatto esclusivo, ma dalle severe regole non scritte. Tutto ciò non sarebbe importante, se non per spiegare come sono diversi gli italiani lontani dalla loro Heimat, la madre patria. Ognuno ha la sua squadra del cuore, ma qui diventa un vero sportivo. Che è come dire un democratico.
Al Café Italia, i fanatici sono messi al bando. Davanti a uno schermo grande quanto una parete come negare che «quello» è rigore, anche se ci costa la vittoria? Ce ne accorgiamo tutti, tranne i telecronisti di Sky o della Rai, quando si degna. I commenti in italiano, a noi del Café Italia, fanno schifo. Parziali al di là del tollerabile. Si vergognano perfino i tifosi gratificati dal commento di favore. Allo stadio, a Roma, a Torino, a Milano, volerebbero cazzotti, qui quasi si chiede scusa al vicino: «Che ci vuoi fare?». Gli arbitri italiani non sono diversi dai nostri politici. Esagero, ma solo un poco.
Al Café, con una effe mi raccomando, dove pure si cena, il problema è un altro. Ci sono solo tre canali. Quali incontri seguire? I patron del locale, Ruggero de Cupis da Anzio, e Giorgio Camassa, per dirimere i conflitti di tifo, dimostrano le doti di un ministro degli esteri. Di uno bravo. Uno schermo è riservato ai napoletani, perché sono in maggioranza, anche se i loro incontrano l’ultima in classifica. Poi c’è l’Inter, la Juve, il Milan_ per fortuna adesso la serie A è spalmata su due giorni e a diversi orari. Ruggero, o Giorgio, quando possono, mi concedono i rosanero, sia pure spesso confinato nella saletta per fumatori, anche se non fumo.
Tutti accettano le decisioni di Ruggero, ex calciatore del Maccabi Berlin, l’unico non ebreo in squadra. Era bravo, finché non si fece male a un ginocchio. Una domenica stavo vedendo il mio Palermo, quando sopraggiunse una comitiva di turisti romani, e lui passò il video ai giallorossi. Decisioni democratiche, che non sempre è possibile imporre in Italia, quella vera.
Infine, se non voglio andare al Café degli emigrati, o se non c’è chance di conquistare uno schermo per il Palermo, mi resta internet come a tutti gli italiani all’estero. Senza Rai, e senza pubblicità, io che non sono un genio del web, trovo sempre dove seguire i rosanero, perfino impegnati contro i bianconeri, quelli con cui siamo gemellati, i più simpatici, quelli cioè del Cesena. E posso evitare il commento fastidioso dei miei colleghi. Seguo la partita in spagnolo, in inglese, in francese, in portoghese. Una volta, anche in cinese. Chissà perché a Pechino vogliono sapere cosa succede alla Favorita? Sempre meglio che la Rai, o Sky.
Il nostro premier Monti verrà a Berlino a fine agosto. Gli consiglio, dopo il colloquio con la Cancelliera, di fare un salto al Café Italia, l’«arrabbiata» non è male, e scoprirà un’Italia diversa, quella che forse lui desidera, meno fanatica, senza caste, senza clan dove le regole vengono rispettate, dagli arbitri e dai sudditi. Potrebbe invitare anche Angela, che ha imparato ad amare il calcio.