Erice 2 agenzie, 22 agosto 2012
ACQUA: SEMINARI ERICE, PUÒ ESSERE OGGETTO AZIONI TERRORISTI
22/08/2012 16:22
STUDIOSO USA RICOSTRUISCE TENTATO AVVELENAMENTO ACQUEDOTTO ROMA (ANSA) - PALERMO, 22 AGO - Nel 2002, quattro salafiti del gruppo terrorista «Call and Combat», strettamente legato ad al Qaeda, tentarono di avvelenare l’acquedotto di Roma, ma furono intercettati e arrestati prima che potessero entrare in azione. Gli trovarono prodotti chimici tossici e una mappa delle condutture della città particolarmente dettagliata nella zona circostante l’ambasciata americana in via Veneto. La vicenda è stata ricordata oggi, al Seminario di Erice sulle emergenze planetarie, da Dan J. Kroll, lo scienziato americano capo della sicurezza per le tecnologie di Loveland, nel corso di un dibattito su acqua, inquinamento e terrorismo Grazie ad una falsa identità i quattro avevano già ottenuto il permesso di accedere alle condutture di palazzo Margherita (la sede dell’ambasciata). Gli inquirenti sono certi che fossero sul punto di mettere a segno un attentato che si sarebbe svolto presumibilmente così: avrebbero prima sciolto nell’acqua del ferrocianuro di potassio, che non è molto tossico, ma il cui percorso nella tubature avrebbe permesso di stabilire con esattezza i punti in cui sarebbe stato meglio sciogliere in seguito i ben più micidiali cianuro di sodio e di potassio. Kroll - esperto di attentati terroristici ai sistemi idrici - ha definito la vicenda una delle più emblematiche nella storia recente di questo tipo di attacchi. L’idea che i gruppi terroristi possano prendere di mira acquedotti e tubature non è inedita. Kroll ha fornito una lista di tentativi messi in atto negli ultimi dieci anni: c’è la stricnica sciolta in un contenitore danese, l’avvelenamento dell’acqua fornita a un campo di profughi birmani in Thailandia (30 mila persone), due nazisti padre e figlio che a Londra tentarono di avvelenare le tubature che rifornivano d’acqua i quartieri musulmani, prodotti tossici vennero sparsi nelle acque spagnole da un gruppo che voleva vendicare Osama Bin Laden. Secondo Kroll l’avvelenamento di un acquedotto è relativamente facile da mettere in pratica (qualche litro o qualche etto di sostanze inquinanti sciolte nel punto giusto del sistema) e ha un costo molto basso. Monitorare un’intera rete idrica, del resto, è molto complicato; inoltre basterebbe che la notizia dell’avvelenamento venisse diffusa per ottenere uno degli effetti più eclatanti perseguiti da questi attentati, il panico di un’intera popolazione. «I media - ha osservato lo studioso - sono i migliori alleati di al Qaeda». COM-NU/GIM 22-AGO-12 16:21