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 2012  agosto 21 Martedì calendario

OLIO DA CUCINA PER FAR VOLARE GLI AEREI

ROMA — Una frittura mista, oppure degli involtini primavera, potrebbero ridurre i costi dei biglietti aerei e dimezzare l’inquinamento. I cuochi cinesi, in particolare, con i loro scarti di olio utilizzato in cucina, potrebbero contribuire in maniera decisiva ad una rivoluzione nel settore contribuendo nei prossimi anni a far volare gli aeroplani.
In tempi di caro-carburante le grandi compagnie, ma soprattutto i costruttori di velivoli, si organizzano e rinforzano i loro centri di sviluppo e ricerca, sempre a caccia di novità che possano liberare il settore dai costi insostenibili.
L’ultima, pazza idea, semplice quanto rivoluzionaria, arriva dalla Boeing e dalla Comac. Le due aziende di Usa e Cina in questa “guerra dei fritti”, puntano a riutilizzare nei jet l’olio usato per cucinare, ovviamente una volta alleggerito dalle impurità che ne renderebbero tossico l’utilizzo.
A leggere i dati stupefacenti sull’enorme consumo fatto dai cuochi cinesi e resi noti proprio dai due colossi aeronautici, questa follia potrebbe presto rivelarsi un affare coi fiocchi: nel nuovo centro di ricerca appena aperto a Pechino e dedicato al
“Risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni”, sarà analizzata la possibilità di raffinare lo scarto dell’olio da cucina (il cosiddetto “gutter oil”), in
biocarburante per l’aviazione che successivamente, verrebbe miscelato al cherosene riducendo, tra l’altro, le emissioni di anidride carbonica. Il progetto inizierà
puntando ad identificare gli inquinanti presenti negli scarti di cottura, che saranno poi trattati e puliti prima di essere adoperati per alimentare i mo-
tori.
Se lo studio avrà successo, per la Cina e molti altri Paesi con una tradizione legata all’utilizzo dell’olio
in cucina, si potrebbe ridurre
anche di un terzo il peso dei combustibili di origine fossile impiegati e non solo nel settore aeronautico. Basti pensare che questi particolari scarti della cottura mostrano un enorme potenziale per la produzione di biocarburante per l’aviazione oltre a rappresentare una valida alternativa al petrolio, visto il grande consumo che se ne fa.
La Cina, infatti, ogni anno “brucia” da sola circa 29 milioni di tonnellate di questi oli, molto più del carburante impiegato nella sua rete di trasporto aereo, pari a 20 milioni di tonnellate di
cherosene.