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 2012  agosto 21 Martedì calendario

IL MOLISE, I DERIVATI E IL CASO DEL SUPERCONSULENTE —

Se è esatta la cifra di cui parla Massimo Romano, non c’è da scherzare. Dice il consigliere regionale ex dipietrista in lizza nel 2009 come candidato sindaco per il Comune dei Campobasso che il Molise, Regione con 320 mila abitanti, avrebbe sul groppone 300 milioni di euro in contratti derivati. Per fare un paragone, sarebbe come se la Lombardia ne avesse stipulati per un ammontare di 10 miliardi.
E già questo può apparire sorprendente. La sorpresa, tuttavia, è ancora più grande quando si apprende che il 26 luglio scorso la Regione tuttora presieduta da Michele Iorio ha deciso di avviare una «Analisi conoscitiva per la verifica della struttura finanziaria dei contratti derivati e dei prestiti obbligazionari della Regione Molise». Ammettendo implicitamente che su quel fronte è buio pesto. Più esplicitamente, confermando l’esistenza del rischio che «l’attuale congiuntura economica e finanziaria potrebbe ingenerare cambiamenti sostanziali nella curva dei tassi d’interesse e conseguentemente dei costi finali di indebitamento». E chi svolgerà questa indagine da far tremare le vene ai polsi? Elementare: un consulente esterno, per il modico compenso di 20 mila euro. La ragione è spiegata per filo e per segno nella delibera, dov’è scritto che «tali analisi necessitano di competenze altamente specialistiche che di fatto non risultano rinvenibili tra il personale dipendente dell’ente… pertanto si reputa indispensabile individuare una struttura esterna che in ragione di un consolidato know how acquisito in materia renda alla Regione Molise delle prestazioni di elaborazione, valutazione e predisposizione di accurate analisi perfettamente rispondenti alle esigenze…». Altra sorpresa ancora più sorprendente: in una Regione con un simile carico di finanza creativa non c’è una persona che ci capisca un’acca. Complimenti.
Ma sarà vero? E qui arriva l’ennesima sorprendente sorpresa. Chi propone alla giunta regionale di deliberare una consulenza esterna per fare chiarezza sulle possibili conseguenze dell’esposizione in strumenti derivati è un dirigente assunto a tempo determinato l’anno scorso come responsabile del Servizio bilancio e controllo finanziario. Si chiama Alessandro Dal Cin e risulta incidentalmente il genero dell’ex presidente democristiano della Regione Enrico Santoro, a sua volta titolare di una consulenza regionale in materia di federalismo fiscale. Ma è la lettura del suo curriculum che fa letteralmente fare un salto sulla sedia. «Dirigente bancario, ha svolto mansioni dirigenziali dal 2000, acquisendo particolare competenza nell’analisi di bilanci aziendali ed enti pubblici. Specializzato in gestione delle imprese del settore finanziario, amministrazione e controllo degli investimenti e in operazioni di finanza straordinaria». Rileggiamo: «operazioni di finanza straordinaria». I derivati, proprio loro. Il dottor Dal Cin, per giunta, vanta «vent’anni di esperienza» non in una qualsiasi banchetta di provincia, ma «nel competitivo settore finanziario della City di Londra». Segue una sfilza di incarichi. E man mano che si procede nella lettura gli occhi si sgranano sempre di più. «1992-1996 Tullet & Tokyo International: responsabile delle vendite di tutti i prodotti derivati. 1996-2000 San Paolo-Imi bank: capo delle vendite di prodotti derivati alla clientela bancaria estera. 2000-2003 Investment technology group Europe: responsabile per l’Europa del portfolio trading. 2003-2009 Citigroup global markets: direttore equity derivates group. Da novembre 2009: direttore e membro del consiglio di amministrazione della Sawford Benedict Plc, azienda che offre servizi di investment banking… acquisizioni, fusioni e dismissioni, quotazioni di aziende sul mercato azionario, consulenza aziendale e finanziamenti strutturati». Finanziamenti strutturati: i derivati, ancora loro.
Abbastanza per chiedersi, come ha fatto Romano in una mozione presentata venerdì 17 agosto in Consiglio regionale, se «gli esibiti titoli curriculari dello stesso dirigente» che propone di ricorrere a un esperto esterno, non siano in contrasto con l’affermazione alla base della consulenza. Cioè che in Regione non c’è nessuno, ma proprio nessuno, con competenze tali da poter chiarire se i cittadini molisani stanno per andare a sbattere anche loro contro il muro dei derivati. Stando così le cose, domanda ancora il consigliere ora esponente di una formazione politica battezzata Costruire democrazia, siamo sicuri che non sia il caso di revocare quella consulenza? Se non altro, per «scongiurare ennesimi inutili esborsi di denaro pubblico»: visto che la Regione ce l’ha, eccome, un esperto espertissimo di «finanza straordinaria». A meno, azzarda ancora Romano, che quel curriculum… Ma è impossibile da credere. Ci sarà un’altra spiegazione, certamente ci sarà. O no?
Sergio Rizzo