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 2012  agosto 18 Sabato calendario

“MA NELLA LAS VEGAS ADRIATICA È NATA LA DISCOTECA MODERNA”

Sembra Las Vegas». A dirlo è Umberto Eco, dalle finestre del Paradiso: davanti a lui c’è la costiera romagnola a cavallo tra gli Ottanta e Novanta, regno incantato di ogni nottambulo. Stupore e vita portata all’estremo, serate che non finiscono mai e una folla enorme, sconfinata. A quell’epoca d’oro si dedica «Riviera club culture» (NdA Press), il libro di Pierfrancesco Pacoda, a settembre in libreria, che racconta quindici anni in cui il cuore della notte ha pulsato nei locali di quell’angolo d’Italia.

Le cronache sono quelle di Grace Jones che arriva qui per festeggiare il suo compleanno, degli esordi dei catalani La Fura dels Baus, delle derive di Pier Vittorio Tondelli: tutti in pochi chilometri di costa, protagonisti di una stagione che sembra lontanissima. «Quelle presenze spiega Pacoda - non erano celebrità invitate (e pagate) come un’attrazione, ma personaggi che venivano in prima persona a vivere le feste e le serate».

Il momento iniziale è identificato con l’apertura della Baia degli angeli, nel 1975: da quel momento l’estate romagnola diventa talmente vorace da essere per tutti una tappa inevitabile. Un istante magico e complesso, che deve il successo a chiavi diverse. «Anzitutto - racconta Pacoda - il merito va a una generazione di gestori illuminati. Penso a Gianni Fabbri, per esempio: ebbero l’intuizione di dare carta bianca a ragazzi anche molto giovani, che spesso non venivano dal mondo dell’intrattenimento. Laureati in Comunicazione, magari, che si trovarono a muoversi in un luogo pieno di possibilità, una palestra per realizzare i sogni».

Il segreto fu la commistione tra il commerciale e l’innovazione, con gli eventi di tendenza che si affiancavano a Manlio Sgalambro e Franco Battiato che discutevano di filosofia in un privé. Moda e idee, insomma: è quanto successe con i disc jockey, per la prima volta assurti a veri eroi della scena notturna.

«Prima ancora che a New York, è sulla costa che avvenne la rivoluzione. Fino ad allora i dj erano poco più che juke-box umani. I primi a usare il giradischi come strumento furono quelli che sceglievano la musica in Romagna: Daniele Baldelli e Dj Mozart aprirono spazi mentali nuovi e fertili».

Quasi vent’anni dopo, pochi dei protagonisti dell’epoca abitano ancora la vita notturna. «È un intero mondo che è finito, non solo qui. Alcuni locali esistono ancora, molti hanno anche successo: ma tanti si sono convertiti a una vocazione unicamente commerciale. Non puoi pretendere che la gente si muova in modi nuovi se non provi a sperimentare. Il pubblico è più giovane di allora, ma credo che i ragazzi sarebbero disponibili a seguire tendenze e a riempire gli spazi aperti dalle novità che, invece, non ci sono».