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 2012  agosto 18 Sabato calendario

PRESO FRANCESCO MATRONE LA “BELVA” DELLA CAMORRA

Era il mese di agosto del 2007: Francesco Matrone lascia la sua casa di Scafati qualche giorno prima che la Cassazione metta il sigillo sulla sua condanna all’ergastolo. Ieri, a cinque anni di distanza, il latitante viene arrestato in un casolare immerso nella vegetazione dei monti Picentini, tra Salerno e Avellino.

Cento carabinieri del Ros e un elicottero gli hanno suggerito di non accennare alla benché minima reazione. In compagnia della moglie, non ha nemmeno cercato di mostrare i documenti contraffatti che aveva con sé. Si è lasciato ammanettare, uscendo - qualche ora dopo - a capo chino dalla porta principale del comando dei carabinieri di Salerno. Non era poi cambiato molto dall’agosto del 2007, da quella foto che campeggia nella lista del programma speciale di ricerca, l’elenco aggiornata fino al 2009 dal Viminale e che contiene il peggio che la criminalità organizzata del Belpaese ha prodotto negli ultimi vent’anni.

Occhiali da vista, t-shirt bianca su pantaloni tipo militare di colore grigio, Francesco Matrone, 65 anni compiuti un mese fa, è stato per decenni uno dei boss di quel cartello camorristico conosciuto come «Nuova Famiglia», la risposta criminale voluta da Carmine Alfieri alla «Nco» e a Raffaele Cutolo. Erano gli anni Ottanta e proprio sul terreno dello scontro tra le due fazioni, con numeri da guerra vera visti gli 858 morti in solo tre anni, Matrone conquistò il soprannome di «‘a belva» e i gradi di capozona di Scafati, ricca cittadina adagiata ai piedi del Vesuvio a cavallo tra il Salernitano e il Napoletano. E in quegli anni, ad esempio, che Matrone ordina l’omicidio di Salvatore Squillante. Era il 23 marzo del 1980: Squillante viene freddato a Sarno con un colpo di fucile perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Alfonso Loreto, padre del boss Pasquale. Loreto non doveva morire, Squillante lo gambizzò per vendicarsi dopo un’offesa ricevuta, ma il colpo di pistola gli provocò una violenta emorragia.

Il declino del suo clan, e di tutta la «Nuova Famiglia», arriva con la stagione del pentitismo: Matrone, insieme ad altri boss del Salernitano, fece parte di quello che venne battezzato il «clan degli irriducibili», camorristi che continuarono ad esercitare il loro potere sulle «vecchie» zone di competenza, nonostante le continue operazioni delle forze dell’ordine. Matrone si ritira a Scafati che, almeno fino agli anni Novanta, resta la sua roccaforte. Nella relazione sulla camorra della Commissione Antimafia del 1993, ad esempio, si «segnala l’influenza determinante esercitata sull’amministrazione di Scafati (poi sciolta) dal clan di Francesco Matrone». Proprio in quest’ottica è particolarmente significata l’iniziativa del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. «Scafati tutta plaude a quanti con coraggio lavorano con azioni concrete nella lotta alla camorra – ha spiegato il primo cittadino per questo è volontà dell’Amministrazione di riconoscere con delibera di giunta un encomio a quanti hanno condotto la brillante operazione». L’arresto di Matrone «è un segnale forte di presenza dello Stato - ha proseguito Aliberti - in un territorio difficile, che in questi anni ha subito troppo spesso un freno al proprio sviluppo, alla sua crescita e credibilità per la presenza ingombrante di questi personaggi».

Anche il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha voluto inviare un messaggio di congratulazioni al comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli. «È un’operazione di grande importanza perché rappresenta un’altra affermazione dello Stato contro la camorra, grazie ad un successo investigativo di alto livello conseguito con il prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura».