Fabio Poletti, la Stampa 18/8/2012, 18 agosto 2012
A VENTINOVE ANNI DÀ LA CACCIA AI FURBETTI DI RIMINI “ORA LA GENTE HA CAPITO”
Il «babau» degli evasori riminesi ha solo 29 anni, ma porta la divisa da dieci. Da un mese Giovanni Linardi guida la compagnia della città adriatica e nel suo palmarès può già vantare il bersaglio grosso: nel blitz di Ferragosto, su 274 esercizi controllati i suoi uomini hanno contestato 161 violazioni delle leggi tributarie. «Non c’è differenza tra Rimini, Cortina o la Milano della movida... I numeri sono sempre quelli», giura il giovanissimo comandante dal suo ufficio di via Grassi, così lontano dal lungomare dove i suoi uomini in bermuda e infradito per due giorni hanno fatto una retata di pesca tra alberghi e ristoranti, bar e stabilimenti balneari, in regola solo nel 41% dei casi.
Le foto in tenuta da mare dei suoi uomini hanno fatto il giro del web. Ma il comandante Linardi ci tiene a sfatare un mito: «Gli agenti sotto copertura non sono previsti, la legge non lo prevede. E’ solo una leggenda metropolitana. Ma è chiaro che gli agenti devono mimetizzarsi quando controllano un’area così grande. Ma si dichiarano sempre come finanzieri ed esibiscono il tesserino». Il fatto è che a Rimini, come in tutte le città dove la cura Monti contro l’evasione fiscale sta dando da mesi i suoi ricchi frutti, i controlli a campione sono solo una minoranza. «Questo spiega perché le infrazioni accertate sono state così tante...», assicura il comandante Linardi.
La maggior parte dei controlli avviene negli esercizi commerciali già «segnalati» spesso dai cittadini. L’incrocio con le dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni fa il resto. «E’ chiaro che se su un bar o un ristorante sono arrivate svariate denunce da parte di clienti che lamentavano la mancata emissione dello scontrino, è più facile che l’esercizio commerciale non sia in regola». La novità è che negli ultimi anni si è passati da una denuncia anonima al 117 alla chiamata con nome e cognome di chi, dopo aver pagato, pretende pure lo scontrino. Una rivoluzione copernicana in un Paese come questo che ha fatto pure riflettere il giovanissimo comandante: «E’ una mia personalissima opinione, ma forse la gente ha capito che l’evasore colpisce soprattutto il contribuente costretto a pagare anche le tasse per lui. Di sicuro lo hanno capito a Rimini, dove nei primi sette mesi di quest’anno sono state superate le denunce di tutto il 2011».
Ma l’aria sembra essere cambiata ovunque. Dopo aver indossato la divisa quando era ancora un ragazzino della provincia di Salerno e dopo la scuola ufficiali, il comandante Giovanni Linardi era finito a Palermo, primo incarico, ovviamente senza responsabilità: «Ma non è che fosse diverso da Rimini. Ovviamente cambiano le tipologie di evasori - qui sono soprattutto gli esercizi commerciali che lavorano col turismo -, ma non c’è una geografia di un’Italia migliore oppure peggiore. La cosa che fa ben sperare è la collaborazione dei cittadini. Soprattutto per il futuro, per le nuove generazioni...».
E se lo dice lui, che non ha trent’anni anche se porta la divisa grigioverde, vuol dire che il vento sta cambiando davvero: «Io non lo so se una volta i finanzieri, in quanto agenti di polizia tributaria e quindi preposti ad eseguire controlli fiscali, erano guardati diciamo con qualche sospetto. So che adesso sono i cittadini qualunque che ci chiedono di intensificare i controlli. I contribuenti hanno capito che i “furbetti” non sono solo quelli che si arricchiscono in modo illecito, ma sono soprattutto quelli che con i loro comportamenti pesano sulle spalle della collettività». Gli italiani magari lo stanno capendo ora. Il comandante Linardi c’era arrivato dieci anni fa, quando decise di indossare proprio quella divisa lì: «In famiglia non c’era nessuno nella Guardia di Finanza. Nemmeno un militare. Potrei dare una risposta molto semplice o molto lunga sulla mia scelta. Diciamo che l’ho fatto per un senso di responsabilità».