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 2012  agosto 18 Sabato calendario

«UNA PERIZIA SOFT, POI LA MAZZETTA ECCO LE PROVE DELLA CORRUZIONE»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TARANTO — «Devo premettere che soffro da sempre di debole memoria e naturalmente alla soglia dei settant’anni questi limiti si sono acuiti». Per essere l’inizio di un interrogatorio non promette benissimo. Il pubblico ministero Remo Epifani prova ad aiutare l’indagato: «Era il 26 marzo 2010». Il professor Lorenzo Liberti dice che da più di vent’anni usa le agende e le conserva tutte: «L’agenda per me è la bibbia. Ecco, ho qui l’agenda del 2010 e in quella data non è segnato nessun incontro con Archinà. Mi avrà telefonato lui all’ultimo momento chiedendomi di incontrarlo...».
Il punto chiave dell’inchiesta è proprio qui: l’incontro fra l’uomo dell’Ilva e quello della Procura. All’epoca il primo era responsabile delle relazioni pubbliche del gruppo siderurgico, il secondo era consulente tecnico per conto dei magistrati che indagavano sullo stabilimento. Archinà ritira dal contabile dell’azienda una busta con diecimila euro, parte per un’area di servizio autostradale e scambia due chiacchiere e una busta bianca con Liberti. Gli inquirenti leggono l’episodio come il passaggio di una mazzetta: corruzione in atti giudiziari. Documentano l’incontro e lo scambio del plico bianco con i filmati delle telecamere della stazione di servizio. Ma questo l’indagato ancora non lo sa.
Il pubblico ministero lo incalza: «Questo incontro si è svolto con modalità abbastanza anomale (...) è un po’ sorprendente come non ci fosse stato un altro luogo... ma chiaramente non è che è un reato essersi incontrati in quel posto...».
«Mi perdoni, non è la prima volta di incontri di quel tipo (...) non con Archinà, con altre persone... Perché è normale, tornando in autostrada da Taranto l’unica possibilità di incontrarsi è quella. Dove vuoi che ci s’incontri altrimenti? La mia supposizione (...) è che doveva comunicarmi qualcosa di urgente... mi ha chiamato (...) e che gli dico di no?».
Pm: «Non era possibile parlare per telefono?». Liberti dice che probabilmente quella volta la discussione riguardava un complicato accordo quadro con allegati e modifiche: «Lima, non lima, togli quello togli quell’altro (...) è chiaro che mi avrà dato un documento, che mi dice per telefono? (...) mi avrà dato l’accordo quadro».
«Può dirmi com’era questo documento? Un volume, un foglio...» chiede il magistrato. «Una decina di pagine, sei o sette pagine...».
A questo punto il pm scopre le carte: «Io le faccio vedere delle immagini che sono state riprese dal sistema di sicurezza di videosorveglianza...». Liberti osserva le foto e si concentra sulla donna delle pulizie che compare vicino a lui e Archinà. «Non capisco chi sia quello. Chi è? Una terza persona?». Il pm spiega che è un dipendente della stazione di servizio. Le fotografie scorrono in fretta. Alla fine l’ormai ex consulente della Procura sembra spiazzato: «Sì, in effetti... cosa devo dirle? (...) credo che a me tocchi soltanto rispondere e non fare domande».
Liberti ascolta la voce di Epifani che gli parla dei diecimila euro prelevati da Archinà poco prima dell’incontro: «C’è contiguità temporale» dice. Risposta: «Dottore mi perdoni... sto soffrendo eh?».
Il magistrato insiste: «Dopodiché io le posso dire che dalle indagini, dai tabulati, non risultano dei contatti per incontrarsi all’ultimo momento fra lei ed Archinà, mi segue? Quindi gli elementi ci fanno pensare che fosse un accordo che voi avevate già programmato prima».
«Sono il primo a non spiegarmi come si sia potuto organizzare quell’incontro se lei non ha riscontri. Avremmo dovuto organizzarlo prima, e vuole che io non me lo scriva nell’agenda?».
La questione incontro/busta è fin troppo indagata, a questo punto. Si passa a un altro argomento. Il magistrato chiede come mai Liberti, consulente della Procura sul caso Ilva, non si sia posto il problema di eventuali situazioni di imbarazzo per i contatti che aveva con Archinà? Epifani le chiama «occasioni di contatto con un potenziale indagato» anche se all’epoca le indagini erano contro ignoti. «Ma insomma, non ci voleva molto a capire che lì si poteva arrivare...».
Liberti incassa e attacca a parlare dei suoi provvedimenti anti Ilva. Cita la sua consulenza sulle diossine. «L’ha letta questa consulenza? Vogliamo leggere insieme le conclusioni? Sono agghiaccianti». Il pubblico ministero valuta che «la prima relazione è, diciamo, abbastanza soft per l’Ilva».
«Ma lei scherza? Lei scherza?» sbotta Liberti. E giù una lectio su diossine e polveri. Ma Epifani non molla. Lo lascia parlare e poi torna sulla somma in contanti che si era procurato Archinà. «E le risulta che tratti solo con il sottoscritto Archinà? (...) Dottore, li avrei utilizzati per comprare la macchina...». Niente. Il pm continua dritto per la sua strada. Parla della telefonata con la quale Archinà chiede i soldi in tagli da 500 per farli stare in una busta. «Mi perdoni — ribatte Liberti — lo chiede a me se andava bene la busta?». Altra lectio su argomenti tecnici. E una considerazione sul finale: «Io ve li ho messi (i dirigenti Ilva) per la seconda volta con le mani nella marmellata. Con la mia consulenza li farete condannare... E lei ritiene veramente che io mi facessi corrompere con diecimila euro? Sono sbalordito. Per fortuna in quei giorni ho fatto un mutuo e ho chiesto un prestito per la mia citycar d’epoca...».