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 2012  agosto 20 Lunedì calendario


Con l’improvvisa morte di Salvatore Orlando, scomparso sabato scorso all’età di 55 anni per un attacco cardiaco, è calato il sipario su una delle famiglie imprenditoriali che hanno fatto la storia dell’industria e della finanza italiana

Con l’improvvisa morte di Salvatore Orlando, scomparso sabato scorso all’età di 55 anni per un attacco cardiaco, è calato il sipario su una delle famiglie imprenditoriali che hanno fatto la storia dell’industria e della finanza italiana. Salvatore Orlando, presidente della Kme, era infatti l’ultimo discendente maschio di una dinastia imprenditoriale nata agli albori del Risorgimento e che, come ricorda lo storico dell’economia Valerio Castronovo «seppe unire la capacità industriale, all’impegno politico e a una speciale riservatezza ed eleganza che l’ha resa dapprima un protagonista dell’industrializzazione di fine Ottocento e di inizio Novecento e successivamente uno degli attori primari di quel sistema di alleanze industriale e finanziario che ruotava intorno alla Mediobanca di Enrico Cuccia e che faceva perno, appunto, sulle famiglie Agnelli, Pirelli e Orlando». La storia della famiglia Orlando si intreccia con quella del Risorgimento italiano. Fuoriusciti dalla Sicilia dopo la repressione dei moti del 1848 — gli Orlando erano di simpatie autonomiste e antiborboniche, poi maturate in un’adesione alle idee mazziniane — questi piccoli imprenditori della metallurgia e della meccanica si stabilirono a Genova e successivamente a Livorno. La loro casa ospitò Garibaldi, Mazzini, Pisacane, e la famiglia figura tra i finanziatori della spedizione dei Mille. La svolta industriale degli Orlando risale ai primi anni Ottanta dell’Ottocento, quando la vicinanza alla sinistra storica di Francesco Crispi, spinse questi imprenditori a entrare nella cantieristica e nella siderurgia, settori decisivi per il processo di industrializzazione dell’epoca e per le ambizioni coloniali dell’Italia crispina. Nel 1901 la famiglia rilevò la maggioranza della Smi, la società che per quasi un secolo sarà il principale fornitore di munizioni dell’esercito italiano. Sotto la guida di Luigi Orlando, padre dello scomparso Salvatore, che nel secondo dopoguerra ricoprì per 16 anni il ruolo di vicepresidente di Confindustria, il gruppo completò la metamorfosi dall’industria bellica alle attività civili, con interessi nei settori dell’energia elettrica e delle telecomunicazioni. Quindi negli anni Novanta il grande salto verso l’internazionalizzazione, con l’acquisizione della tedesca Kabelmetal, che trasformò la Smi nel leader mondiale della trasformazione di prodotti intermedi in rame e leghe di rame. Una campagna acquisti che iniziò a pesare sui conti della società al punto che nel 2004 gli Orlando dovettero aprire le porte al fondo di private equity Intek, perdendo di fatto il controllo della società di cui mantennero soltanto quote di minoranza. La morte di Salvatore Orlando suggella una parabola di storia imprenditoriale italiana «che merita di essere ricordata per il suo valore e per il suo approccio alla governance societaria, visto che gli Orlando non fecero mai ricorso a un sistema di scatole cinesi per controllare le loro aziende», conclude Castronovo. Marco Sabella