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 2012  luglio 18 Mercoledì calendario


DOSTOEVSKIJ A ROMA. RESOCONTI, EMOZIONI E FOTOGRAFIE DEI VIAGGI IN ITALIA DELLO SCRITTORE - C’ è

la foto di Marija Dmitrevna, vedova Iasaeva, che Fedor Dostoevskij aveva sposato nel 1857 e che considerava «donna d’ animo elevatissimo, un’ idealista nel vero senso della parola». Avvolta in un vestito nero e in una mantella ridondante di falpalà, ha le guance scavate e un’ aria tormentata, come Katerina Ivanovna in «Delitto e castigo» e Nastasija Filippovna ne «L’ idiota», eroine che Dostoevskij aveva costruito proprio sul modello di questa prima moglie. C’ è l’ immagine di Apollinarija Prokof’ evna Suslova, prototipo della fatale seduttrice, come Polina ne «Il giocatore». Con lei lo scrittore russo tra il 1862 e il 1863 visitò Roma, durante il suo primo viaggio in Italia, paese vagheggiato fin da bambino. C’ è infine il ritratto dell’ ultima moglie, Anna Grigor’ evna Snitkina, l’ unica che riuscì a renderlo felice dandogli dei figli e condividendo con lui i momenti più difficili, dai folli attacchi di gelosia alla devastante passione per il gioco e alle terribili crisi di epilessia. Fu Anna a tenere un diario durante il secondo viaggio dello scrittore in Italia, nel 1868. Dalle pagine si apprende che la coppia trascorse due mesi a Milano, poi si trasferì a Firenze dove Dostoevskij portò a termine «L’ idiota». Anna riferisce che si stabilirono a Casa Fabriani, in un palazzo all’ angolo tra via Guicciardini e via dei Velluti, non lontano da Palazzo Pitti, confermando una curiosa osservazione fatta una decina di anni fa da Mario Vargas Llosa nel corso di una visita ai luoghi dove Dostoevskij aveva vissuto a San Pietroburgo. Racconta Vargas Llosa che lo scrittore «ebbe sempre l’ ossessione di avere appartamenti ad angolo, con le finestre affacciate sulle due strade e vicino a una chiesa, in modo da poter ascoltare le campane, una musica che acquietava il suo spirito«. Sappiamo ancora da Anna che i coniugi facevano lunghe passeggiate e si scaldavano al sole sulle panchine dei Giardini di Boboli, «dove, nonostante fosse gennaio, le rose erano in fiore». Che lui era affascinato dalle porte del Battistero e ogni volta che vi passava davanti si fermava a guardarle. «Mio marito mi assicurava che se fosse riuscito a diventare ricco avrebbe acquistato, se ciò fosse stato possibile, le fotografie a grandezza naturale di queste porte e le avrebbe appese nel suo studio per poterle ammirare». Questo ed altro si scopre nel percorso della mostra «Il viaggio in Italia di F. M. Dostoevskij», curata di Galina Vedernikova (direttrice del Moscow City Museum) e da Olga Strada, patrocinata da Roma Capitale e dall’ Ambasciata della Federazione Russa e organizzata dalle edizioni Il Cigno (aperta fino al 30 luglio nel Complesso monumentale del Pio sodalizio dei Piceni, piazza San Salvatore in Lauro 15, catalogo Il Cigno edizioni). Si incontrano le foto dei genitori dello scrittore e quelle dei suoi nipotini; la sua penna stilografica e il suo biglietto da vista; copie di manoscritti e di lettere, tra cui quelle scambiate con la moglie Anna. Si trova inoltre un’ ampia documentazione sull’ Ospedale dei poveri di Mosca, che fu edificato ai primi dell’ Ottocento dagli architetti Giovanni Gilardi e Domenico Quarenghi e che Il Cigno ha fatto fotografare appositamente per la mostra da Vjaceslav Diakov. Figlio del medico dell’ ospedale, il piccolo Fedor trascorse qui l’ infanzia e l’ adolescenza, e sicuramente ebbe origine dalla convivenza con i poveri e gli indifesi la compassione verso di loro che si ritrova in tutte le sue opere. L’ appartamento all’ interno dell’ ospedale, in cui Dostoevskij visse con i genitori e con numerosi fratelli, aveva due stanze, un’ anticamera senza riscaldamento e una cucina. Ai bambini era riservato un locale senza finestre ricavato dalla parte posteriore dell’ anticamera. Una stanza era destinata al salotto, con un divano dove il medico faceva la siesta: lui dormiva, e uno dei figli, in piedi, doveva passare il tempo ad allontanare le mosche dalla sua faccia.
Lauretta Colonnelli