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 2000  aprile 11 Martedì calendario

Il congresso cristiano-democratico sceglie la presidente con oltre il 95% dei consensi Cdu, plebiscito per Angela La Merkel lancia il dopo-Kohl: «Con la verità torneremo grandi» DAL NOSTRO INVIATO ESSEN - Applaude senza risparmiarsi il popolo cristiano-democratico, applaude e urla come liberato da un incubo, felice di aver ritrovato un leader, anche se è una donna e sta arrossendo goffa e imbarazzata di fronte a tanto entusiasmo

Il congresso cristiano-democratico sceglie la presidente con oltre il 95% dei consensi Cdu, plebiscito per Angela La Merkel lancia il dopo-Kohl: «Con la verità torneremo grandi» DAL NOSTRO INVIATO ESSEN - Applaude senza risparmiarsi il popolo cristiano-democratico, applaude e urla come liberato da un incubo, felice di aver ritrovato un leader, anche se è una donna e sta arrossendo goffa e imbarazzata di fronte a tanto entusiasmo. Ha appena finito il suo discorso d’investitura Angela «Angie» Merkel, la ragazza venuta dall’ Est che ancora dieci anni fa, parole sue, «sperava di poter visitare l’ America una volta giunta alla pensione». Settantacinque minuti per restituire orgoglio e fiducia a un partito in ginocchio, che di lì a poco le regalerà un plebiscito per la presidenza: 897 voti a favore, soltanto 38 contrari. Una maggioranza, si è tentati di dire, da socialismo reale, il 95,9 per cento. Ma è adesso, sotto la volta rombante della Grugahalle di Essen, che la rivoluzione copernicana della Cdu tedesca giunge al suo acme. Dalla valle del Reno, il cuore cattolico delle origini, il partito di Adenauer e Kohl comincia la rinascita sotto le giovani insegne protestanti e femminili di una Giovanna d’Arco, timida e spietata, che ha subito conquistato il cuore e la mente dei militanti. I mesi del dramma «sono dietro di noi». Il partito è «intatto». La linea del chiarimento ad ogni costo sui fondi neri ha pagato: «Soltanto sulla base di verità e chiarezza può tornare a crescere la fiducia nei nostri confronti». Dalla crisi non si esce in un giorno, ha ammesso la nuova presidente, «ma in ogni crisi si cela una chance e noi l’ abbiamo afferrata». Per Angela Merkel è di nuovo l’ ora della politica. «Zur Sache», al dunque, diceva lo slogan del congresso. Il tentativo degli avversari politici di usare lo scandalo per evitare il confronto sui problemi concreti, è fallito: «Il loro momento è passato, questo vale per Schröder e per Fischer: la Germania ha bisogno della concorrenza in politica, ha bisogno di una forte Cdu. E noi siamo tornati». È un ritorno ancora pieno di suggestioni e interrogativi, di contraddizioni e vaghezze, dal mitico centro oggi occupato dalla nuova socialdemocrazia, alla polemica, di sapore strumentale, contro la riforma delle tasse demagogicamente accusata di «punire i piccoli», alla battaglia di retroguardia contro le ventimila «green card», i permessi di soggiorno illimitati, che il cancelliere Gerhard Schröder vorrebbe concedere ad altrettanti specialisti informatici di cui l’economia tedesca ha urgente bisogno. Un altro esempio, Merkel ieri ha accusato il governo rosso-verde di non aver concretizzato il riconoscimento legale delle coppie omosessuali, ma non sono molti nel vertice dell’ Unione cristiano democratica a trovarsi d’accordo con lei. La vera rivoluzione compiuta ieri da «Angie» con il suo discorso è stata piuttosto la resa dei conti con il passato. È andato deluso chi pensava o sperava che il fantasma di Helmut Kohl avrebbe tormentato il «nuovo inizio» della Cdu. Poche parole sono bastate alla neo presidente per collocare il cancelliere della riunificazione nella nicchia degli antenati, accanto a tutti gli altri, da Adenauer al suo nemico Rainer Barzel, riconoscendo a Kohl i meriti, ma ricordando che «in nome della credibilità del partito non c’era e non c’è alternativa alla linea dei chiarimento». L’ennesimo invito a fare i nomi dei suoi occulti finanziatori. Chi non ha pronunciato neppure una volta il nome di Kohl, in un intervento d’ addio pieno di emozione forzatamente repressa, è stato invece Wolfgang Schäuble. Ma il presidente di una sola stagione, l’uomo sulla sedia a rotelle, non ha per questo rinunciato alla polemica: «Il tempo dei burattinai e dei retrobottega è finito». E lui, che a Helmut Kohl ha finito per sacrificare tutto, anche la propria salute fisica, ha voluto ricordare tra gli applausi che «la lealtà non è a senso unico», che «è anche dovere di chi guida salvaguardare il bene comune», altrimenti diventa «dipendenza, consorteria, intrigo». Paolo Valentino E alla festa cominciano i risparmi Un buffet povero e senza dessert ESSEN - Menù tutto al risparmio nel tradizionale ricevimento della Cdu con la stampa accreditata all’ apertura del congresso di Essen. Con Helmut Kohl grande assente, il banchetto si è distinto per austerità e frugalità. Il buffet, che annunciava specialità del Nordreno-Westfalia, era povero come mai in passato: zuppa di verdura, arrosto di maiale, crauti e patate. Niente insalate, niente formaggi e, fatto nuovo, niente dessert, solo mele e pere. «Il risanamento delle finanze comincia dal mangiare», è stato il commento dei giornalisti affamati a caccia di cibo. Valentino Paolo