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 2012  maggio 23 Mercoledì calendario

Poidomani, lascio Il Fatto in utile – Giorgio Poidomani, appena abbandonata la carica di amministratore delegato del Fatto Quotidiano, è già orientato verso le sue nuove attività: in primis, la presidenza della società Icf di Vignate, alle porte di Milano: mobili per ufficio, fatturato di 15 milioni di euro in crescita del 30%, un buon 75% della produzione venduta all’estero

Poidomani, lascio Il Fatto in utile – Giorgio Poidomani, appena abbandonata la carica di amministratore delegato del Fatto Quotidiano, è già orientato verso le sue nuove attività: in primis, la presidenza della società Icf di Vignate, alle porte di Milano: mobili per ufficio, fatturato di 15 milioni di euro in crescita del 30%, un buon 75% della produzione venduta all’estero. «E poi mi dedicherò alle cose di cui i vecchi si devono occupare, tipo Emergency ed altre associazioni», assicura il manager 78enne. Non ci sono parole di astio nei confronti della società editrice da cui è uscito pochi giorni fa: «Io sono del partito secondo cui gli azionisti decidono. Hanno preso una decisione e io mi inchino. Ho 78 anni, capisco che è necessario cambiare. Dico solo che sono stati i tre anni più belli della mia vita professionale. Abbiamo lanciato un’azienda tre anni fa e la lascio solida, con i conti in utile all’aprile 2012». Nessuna polemica, quindi, con la decisione dei soci di distribuirsi, anche per l’esercizio 2011, un ricco dividendo da 3.160.000 euro? «Io lavoro da 55 anni, ho cambiato cinque gruppi, e non parlo mai male del posto che ho appena lasciato. Io, certamente, avevo proposto di distribuire un dividendo inferiore, così come hanno fatto altri gruppi editoriali. Ma non è certo questa mia prudenza la ragione dell’addio. La Editoriale Il Fatto è molto liquida, non si è indebitata per distribuire gli utili. Non è, per esempio, come la Fiat che due anni fa ha chiuso il bilancio in perdita ma ha staccato lo stesso ricche cedole agli azionisti». Nessuna perplessità neppure nei confronti della poco esperta Cinzia Monteverdi, socia della Editoriale Il Fatto al 16,2% e nominata a.d. al posto di Poidomani: «Ci mancherebbe, ha lavorato con me per tre anni, è in grado di fare bene nel nuovo incarico». Ma torniamo ai dividendi. I soci del Fatto, come detto, si sono distribuiti lo stesso ammontare di quello intascato per l’esercizio 2010. Antonio Padellaro, direttore del quotidiano e in possesso del 16,2%, si è quindi messo in tasca altri 552 mila euro lordi, che sommati ai 552 mila dell’anno prima e ai 138 mila del parziale esercizio 2009, fanno un totale di 1.242.000 euro di soli dividendi (cui aggiungere lo stipendio). L’affare del secolo, insomma, per un investimento iniziale di 100 mila euro. Il vicedirettore Marco Travaglio, che possiede il 4,8%, incassa un dividendo di 165.600 euro, mentre Peter Gomez, direttore della edizione on line, col suo 3,25% ha un dividendo di 110.400 euro. Per l’ex magistrato Bruno Tinti (8,1%) ci sono 276 mila euro, e per il giornalista Marco Lillo (2,43%) quasi 83 mila euro. Gli altri azionisti-imprenditori, titolari, invece, di azioni di tipo A, da Luca d’Aprile alla stessa Monteverdi, da Francesco Aliberti alla casa editrice Chiarelettere, tutti col 16,2%, incassano, infine, ciascuno 480 mila euro.