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 2012  maggio 23 Mercoledì calendario

Ci assuefaremo alla catastrofe come i tabagisti alla nicotina Siamo sempre sull’orlo della catastrofe

Ci assuefaremo alla catastrofe come i tabagisti alla nicotina Siamo sempre sull’orlo della catastrofe. «Nove giorni per salvare l’Europa», titolano i giornali. «120 miliardi in fumo», bisogna decidere entro il 23 del mese, il 24 sarà troppo tardi. Crollano le Borse, la Grecia un giorno bluffa e un giorno fa sul serio, Giorgio Napolitano oggi dispera ma domani è già più ottimista (idem Nonno Mario, che per lo più è scontento, ma che certe volte è anche soddisfatto, almeno un po’, diciamo a giorni alterni). Tra un po’ ci assueferemo alla catastrofe come i tabagisti alla nicotina e non potremo farne più a meno. Diventerà, come il brivido delle droghe, una specie di felicità. * * * Due, negli ultimi giorni, le catastrofi associati allo spread: ignorarlo, oppure esagerarne l’importanza. No alla dittatura dello spread, dice uno. Temete l’effetto dello spread in salita vertiginosa, dice un altro. * * * Quando non siamo sull’orlo della catastrofe, allora c’è un’emergenza da affrontare. Può essere il movimento No-Tav, oppure il contribuente moroso, o il gruppo di fuoco anarcoinsurrezionalista, o le pagelle delle agenzie di rating. C’è questo di buono nell’era dello spread alle stelle: che finalmente sui giornali non si legge più che l’emergenza è rappresentata dai pitbull senza laccio e museruola, o dagli zingari accampati nel prato dietro casa. * * * «Piero Ottone, allora direttore del Corriere della sera, durante la campagna elettorale del 1976, scrisse un editoriale nel quale affermò che bisognava riconoscere che il marxismo aveva vinto su tutta la linea. Era, quella d’Ottone, una capitolazione totale della cultura liberale di fronte all’ideologia comunista. Gli fece eco, qualche settimana più tardi, il comunista Lucio Lombardo Radice con un articolo pubblicato su Rinascita, nel quale il marxleninismo era descritto come un linguaggio comune della gente pensante e l’orizzonte teorico entro il quale tutti coloro che si volevano progressisti e democratici erano obbligati a muoversi» (Luciano Pellicani, La battaglia culturale contro il comunismo, in Socialisti e comunisti negli anni di Craxi, a cura di Gennaro Acquaviva e Marco Gervasoni, Marsilio, 2012). * * * Se persino Eugenio Scalfari, come scrive Francesco Damato sul Tempo di Roma, dubita «della buona salute e della credibilità del maggiore partito della sinistra», al Partito democratico di Pierluigi Bersani non resta neanche più un tifoso «di rango», come direbbe con altezzoso realismo il padre fondatore di Repubblica. Abbandonato, oltre che dagli elettori qualsiasi, anche dai grandi elettori, che per anni lo hanno guidato di lontano con consigli strategici e campagne giornalistiche più o meno indovinate, il partito democratico è oggi decisamente senza nocchiero. Per questo, probabilmente, Bersani finirà per spuntarla sui suoi avversari interni diventando, ahiloro, il candidato premier della sinistra neounionista alle prossime elezioni (e forse premier del paese, ahinoi, dopo le medesime, sia pur per poco). * * * Sempre di corsa, produrre, esportare, tassare, la Germania è campione europeo di tutte le specialità sportive, sempre che la buona condotta economica, oltre che una virtù, sia anche uno sport. C’è da invidiarla. Imitarla, però, è impossibile, come il Bundestag sa bene, specie quando sprona l’intera Unione a prendere esempio dalla sua disciplina ed eccellenza. Non dice sul serio, del resto. È solo per vanteria, per farsi bella e pavoneggiarsi un po’, che si propone come modello ai greci, figurarsi, e agl’italiani, peggio ancora. * * * «Oltre una velocità critica, nessuno può risparmiare tempo senza costringere altri a perderlo. Colui che pretende un posto su un veicolo più rapido sostiene di fatto che il proprio tempo vale più di quello del passeggero d’un veicolo più lento. Oltre una certa velocità, i passeggeri diventano consumatori del tempo altrui» (Ivan Ilich, Elogio della bicicletta, Bollati Boringhieri 2006). * * * Tutti parlano d’interesse generale e di bene comune. Ma nessuno nasconde la propria soddisfazione quando un avversario politico, metti il Caro Leader afflitto dallo spread, rotola nella polvere, non importa se trascinandosi dietro la nazione intera, popolo e tutto. Prendete il Giornale di Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri. Sprizza felicità da ogni pagina quando può titolare che questo o quel ministro del governo bocconiano, oppure qualche altro nemico della Buonanima, e Dio sa che ce ne sono a bizzeffe, viene umiliato dagli eventi. «Monti non si salva»! «Governo in confusione»! E vai così! L’è el dì di Mort, alegher! * * * «La filosofia politica degli antichi è arcaica o futuristica. O il filofoso riesce a scoprire un ordine eterno, oppure deve intervenire un salvatore, un novello Ercole, a preservare la società dal cambiamento» (W.H. Auden, Giulio Cesare, in W.H. Auden, Lezioni su Shakespeare, Adelphi 2006)