Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  maggio 23 Mercoledì calendario

CADE L’OBBLIGO DELL’ALTEZZA PER MILITARI E POLIZIOTTI —

Quello che conta non è più l’altezza. Bisogna prendere in considerazione la «massa corporea». Se vuoi fare il militare, il carabiniere, il poliziotto, il vigile del fuoco, la guardia di finanza, non ti devi angosciare nel caso in cui dalla testa ai piedi non superi i 160 centimetri e magari neanche i 155. Basta che disponi di una buona forza muscolare e di una «massa metabolicamente attiva».
Sono i nuovi criteri di reclutamento. La Camera li approva oggi, massimo domani, con una maggioranza che abbraccia tutti i partiti. L’idea di modificare le norme per arruolare i giovani è venuta a due parlamentari sardi, Amalia Schirru, del Pd, e Salvatore Cicu (Pdl), ex sottosegretario alla Difesa, che non può essere accusato di agire per motivi personali, essendo fisicamente un gigante.
«Da tempo — spiega Cicu — ricevevo lettere con lamentele di giovani che per uno o due centimetri vedevano frustrato il sogno di indossare la divisa. Allora ho pensato che le selezioni non dovevano più avvenire in base all’altezza, ma considerando l’intera struttura corporea. Come avviene negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi europei».
Nel corso della discussione in aula si è ricordato che al tempo della leva il limite per il reclutamento era fissato a 150 centimetri. Con l’avvento dell’esercito professionale, le misure si sono innalzate: minimo 165 centimetri per gli uomini e 161 per le donne. I nuovi limiti sembravano compatibili con le statistiche dalle quali risultava che gli italiani erano cresciuti in altezza. Invece si scopre che una buona fascia di giovani è composta non proprio da giganti. Nessun problema. Anzi. «Certe mansioni — secondo Maria Grazia Laganà (Pd) — sono svolte meglio da persone di bassa statura».
D’altronde, ragionano i parlamentari, coi mezzi tecnologici di cui oggi il soldato dispone che importanza può avere l’altezza? I militari usano armi automatiche micidiali, vanno in missione con l’ausilio di computer, di gps, rilevano la posizione dei nemici grazie ai segnali di sistemi radar e droni, i velivoli senza pilota. In queste condizioni, anche un diversamente alto se la cava alla grande.
Giacomo Chiappori, della Lega, dirà sì alle nuove norme. Ma non è molto convinto. Un limite minimo alla statura lui lo avrebbe messo. Perché tutto va bene se «dobbiamo fare la guerra ai cinesi». Ma se dobbiamo competere con russi e americani, che sono dei veri marcantoni, allora che figura ci facciamo?
Non sappiamo come si regolavano i Celti, cari ai leghisti. Abbiamo però qualche indicazione sui criteri seguiti dagli antichi Romani. Reclutavano soldati alti minimo 5 piedi e 7 once, più o meno 164 centimetri, mentre erano più esigenti con i cavalieri: dovevano raggiungere 5 piedi e 10 once, 172 centimetri.
Augusto Di Stanislao, dell’Italia dei valori, la mette sul piano delle pari opportunità. Non è giusto, a suo parere, che un giovanotto di scarsa levatura fisica si veda chiuse le porte della carriera militare. Sarebbe un’intollerabile discriminazione. Quindi, largo ai bassetti. Purché forzuti.
Invece l’esercito della Corea del Nord non rinuncia ai limiti d’altezza. Un paio di settimane fa li ha abbassati di 3 centimetri. Prima reclutava soldati alti almeno 145 centimetri. Ora ne bastano 142. A causa delle carestie alimentari, da quelle parti i giovanotti malnutriti crescono poco.
Marco Nese