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 2012  maggio 23 Mercoledì calendario

Notizie tratte da: Anania Casale, Scacchi attrazione immortale, Aliberti Editore 2011, pp. 215, 14,50 euro

Notizie tratte da: Anania Casale, Scacchi attrazione immortale, Aliberti Editore 2011, pp. 215, 14,50 euro.

Avventure «Si vivono più avventure su una scacchiera che in tutti i mari del mondo» (lo scrittore francese Pierre Mac Orlan).

Numeri 1 E’ stato calcolato che il numero di partite possibili è superiore a quello del numero di particelle dell’intero universo visibile.

Numeri 2 In Italia, uno dei Paesi dove il movimento è meno sviluppato, i tesserati alla Federazione (Fsi) sono circa quindicimila, a cui vanno aggiunte diecimila tessere giovanili. «Un numero di praticanti imponente, che fa impallidire tanti sport apparentemente più “popolari”. Di questi 15 mila, poi, circa tremila hanno un punteggio ufficiale assegnato dalla Federazione mondiale (Fide), insomma vanno considerati autentici "agonisti". Sono numeri senz’altro paragonabili, forse superiori, a quelli di golf e poker».

Soldi Mentre i grandi campioni di golf e poker sono milionari, gli scacchisti di fama mondiale (un centinaio di persone) incassano più o meno quanto un medio calciatore di serie A.

Manager e operai «Ha fama di gioco intellettuale, ma basta fare una rapida visita nei circoli e nelle sale dei tornei per scoprire che professori, avvocati e medici scarseggiano, mentre abbondano gli operai, gli impiegati, i pensionati, gli immigrati. Ragazzotti o uomini maturi originari di Paesi poveri, ma di grande tradizione scacchistica, come Albania, Serbia e Filippine, dopo aver trascorso tutta la settimana a spostare cassette di frutta, o su un’impalcatura a costruire palazzi, nei week end massacrano regolarmente giovani neolaureati in filosofia o maturi manager».

Gli illustri degli scacchi Voltaire giocava a scacchi in continuazione, e frequentava a Parigi il circolo del Café de la Régence, dove si affollavano e davano lezioni i grandi campioni dell’epoca. Tra i più assidui anche l’ambasciatore degli Stati Uniti Benjamin Franklin, inventore e filosofo, e Jean-Jacques Rousseau. Un altro grande del pensiero del Novecento, Ludwig Wittgenstein, fondatore della filosofia del linguaggio, citò per almeno duecento volte gli scacchi nei suoi ponderosi libri.

Marx Karl Marx che la notte dopo aver perso una partita pare non riuscisse a dormire per la rabbia.

Lenin La foto più famosa di Lenin è quella che lo rappresenta pensoso, su una terrazza di Capri, mentre, ospite dello scrittore Gorkij, gioca contro un avversario sconosciuto.

Mussolini Mussolini disprezzava gli scacchi, e i suoi gerarchi li consideravano "un gioco da femmine".

Calmucchia Esiste uno staterello nel centro dell’Asia, la Calmucchia, che fa parte della Federazione russa, governato dal campione di scacchi miliardario Kirsan Ilyumzhinov, che dal 1993 ha istituito un regime autoritario di cui gli scacchi sono il cuore ideologico. «Ilyumzhinov, sospettato tra le altre cose di essere il mandante dell’uccisione di una giornalista dell’opposizione, e noto per le sue eccentricità (sostiene di essere stato rapito, e poi liberato, dagli alieni) è anche il presidente, non certo prestigiosissimo, della Federazione mondiale (Fide)».

Venezuela In Venezuela, negli anni ‘70, gli scacchi diventarono materia obbligatoria fin dalla terza elementare.

Apprendimento Nelle scuole in cui vengono introdotte delle ore di scacchi, sono stati notati grandi miglioramenti nell’apprendimento delle materie scolastiche, e nella capacità di imparare dai propri errori.

Anatemi «I rapporti tra la religione e gli scacchi sono stati spesso conflittuali. Il gioco, nell’alto Medioevo, puzzava un po’ di zolfo, sia perché arrivava dal mondo musulmano (come la filosofia greca e i numeri arabi), sia perché distraeva la mente anche dei più devoti. Così un mistico del calibro di San Pier Damiani [...] prese carta e penna d’oca e, nel 1061, scrisse una missiva indignata al Papa del tempo. Riferiva, scandalizzato, che il vescovo di Firenze, invece di curare la sua diocesi, passava tutto il giorno tra Pedoni e Cavalli. [...] bandirono e condannarono gli scacchi san Bernardo di Chiaravalle (1128), san Luigi IX, re di Francia (1254), e fra Girolamo Savonarola quando, intorno al 1496, dettava legge in una Firenze che si era ripromesso di riportare a costumi più morigerati. Gli ultimi a dichiarare guerra agli scacchi per motivi religiosi sono stati i talebani che, negli anni ’90 del secolo scorso, vietarono il gioco in Afghanistan».

Donne Dei 15 mila giocatori tesserati in Italia, le donne sono appena 1.500, un decimo. «All’estero le cose vanno un po’ meglio, ma gli uomini sono sempre all’incirca i tre quarti del totale. Tra i primi cento giocatori del mondo, a metà del 2011, si registrava una sola donna, l’ungherese Judit Polgar [...] che ha battuto più volte supercampioni come Kasparov, Topalov e Anand, mettendo al mondo nel frattempo un paio di figli».

Marina Brunello Marina Brunello, classe 1994, la sola giocatrice che riesce ad avere spazio, di tanto in tanto, su giornali e Tv. «Ha fatto notizia quando, a 12 anni ancora da compiere, è stata convocata nella nazionale italiana alle Olimpiadi degli scacchi di Torino. E poi ancora quando, all’inizio del 2010, è diventata Maestro internazionale femminile, la prima italiana di nascita, fatta eccezione per la fiorentina Clarice Benini, che ottenne il titolo nel lontanissimo 1950. E anche nel febbraio 2011 a Cento, il giorno in cui ha battuto clamorosamente un Grande maestro (maschio) lituano, Eduardas Rozentalis. O ancora l’11 maggio 2011, quando il presidente Giorgio Napolitano l’ha premiata con il titolo, quanto mai appropriato, di "Alfiere della Repubblica", destinato ai giovani che si sono particolarmente distinti nello sport, nell’arte, nella cultura o nell’impegno sociale».

Precoci Tra i campioni attuali si segnalano per la loro precocità il norvegese Magnus Carlsen, classe 1990, diventato Grande Maestro a tredici anni, e l’italiano Fabiano Caruana, classe 1992, che ha ottenuto il titolo a quattordici anni.

Guerra Piero Angela imparò a giocare a scacchi durante la guerra: «Avevo 15 anni e a quei tempi la sera non si poteva fare altro... Poi ho ricominciato quando mi hanno mandato a Parigi come inviato: avevo un vicino di casa appassionato e abbiamo fatto molte partite».

Montecitorio Lo scrittore Gianluigi Melega, quand’era in Parlamento, giocava «parecchio»: «All’epoca c’era un tavolo con la scacchiera, e le sfide tra deputati, ma anche con i giornalisti parlamentari, erano molto frequenti. Il mio avversario preferito era l’amico Lucio Magri, del Pdup. Negli ultimi anni invece alla Camera la scacchiera è sparita, e nessuno gioca più».

Scacchiera computerizzata Il comico Flavio Oreglio, giocatore accanito, ha a casa 60-70 libri, una scacchiera computerizzata, una scacchiera magnetica per quando è in tournée: «Non solo: quando mi fermo in una città per più di un giorno, magari per via di uno spettacolo, vado sempre in cerca del circolo di scacchi locale, per fare qualche partita».

Scacchi catartici «Si consumano parecchie tragedie in quelle sessantaquattro caselle. E la tragedia, come insegna il filosofo greco Aristotele, è catartica, cioè purificatrice» (Flavio Oreglio).

Pedoni sanguinanti «Mi buttavo sempre in attacco, tentavo di infrangere la difesa con colpi violenti, uno dopo l’altro. Ma i risultati erano scoraggianti. Mi pareva di essere un marine americano che affrontava le trincee vietcong. Se i Pedoni potessero sanguinare, i miei avrebbero sanguinato» (il rapper Frankie Hi-Nrg Mc).

Morte «Gioca ogni mossa come se un tuo errore potesse causare la morte di una persona» (dal libro La variante di Lüneburg).

Persone normali «Nessuna persona normale è diventata campione del mondo. Tutti i più grandi campioni hanno caratteristiche fuori dal comune, elementi di genialità che li distinguono dalla gente qualunque. Le eccezioni sono rare. Capablanca forse» (il giornalista e scrittore Gianluigi Melega).

Matti Paul Morphy, leggendario campione statunitense dell’800, morì quasi demente, in preda a una feroce paranoia. Stessa sorte toccò al primo campione del mondo, il praghese Wilhelm Steinitz, che nei suoi ultimi giorni dialogava con Dio sfidandolo a scacchi, disposto anche a concedere all’Altissimo un Pedone di vantaggio. Il campione messicano Carlos Torre, un giorno, si denudò su un autobus a New York. Il polacco Akiba Rubinstein, uno dei più grandi giocatori del mondo all’inizio del ’900, era ai limiti dell’autismo, e il suo terrore per ogni contatto sociale lo condusse in manicomio. Alexander Alekhine, eccentrico, squilibrato, arrogante, quasi antisociale, totalmente dedito agli scacchi, durante la guerra si ricoprì di infamia, firmando opuscoli di propaganda nazista, con cui diffamava gli scacchisti "ebrei" (morì nel 1946, a 54 anni, soffocato da un pezzo di carne in albergo).

Felicità «Gli scacchi, come l’amore e la musica hanno il potere di rendere felici gli uomini» (il giocatore tedesco Siegbert Tarrasch).