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 2007  settembre 08 Sabato calendario

V-day, in piazza con Grillo: contro i politici 300mila firme «Insulti a Biagi»: l’ ex magistrato Mancuso va via in polemica – DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Autodefinizioni in crescendo

V-day, in piazza con Grillo: contro i politici 300mila firme «Insulti a Biagi»: l’ ex magistrato Mancuso va via in polemica – DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Autodefinizioni in crescendo. La prima, sociologica: «Sono solo un tramite del sentimento popolare». La seconda, storica: «Faccio come Gutenberg, lui stampava le Bibbie, la rivoluzione gli cresceva intorno». Infine: «Io, un detonatore». Cinque di ieri pomeriggio, sole alto su una piazza Maggiore stracolma, Beppe Grillo aggredisce il palco e nei suoi occhi luccica lo sguardo del trionfatore. Sarà pure il demagogo «del qualunquismo e dell’ antipolitica» (accusa di Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato), ma dalla sua parte ha i numeri. E li snocciola urlando a una folla che lo osanna: 300 mila firme per una legge popolare sul «Parlamento pulito», mobilitazione in 225 piazze italiane e 30 straniere. V-Day, giornata del «vaffanculo» ai partiti e alla politica. Il Comico esulta: «Siamo la nuova Woodstock, ma i drogati e i figli di... stanno dall’ altra parte». È una campagna nata, cresciuta e debordata in Rete. Epicentro, il blog di Grillo. La proposta, in tre punti: fuori i condannati dal Parlamento; massimo due legislature per ogni deputato o senatore; elezioni con voto diretto al candidato e non al partito. Il popolo dei «grilli» risponde: code davanti ai banchetti a Torino, 10 mila firme raccolte a Firenze e Napoli, 3 mila a Roma, moduli esauriti ad Aosta. In mattinata, a Milano, firma anche il ministro Antonio Di Pietro. Che commenta: «Mandare i delinquenti a casa, non in Parlamento». Il premier Romano Prodi non raccoglie l’ invito alla petizione che gli viene rivolto a Bari. E un altro ministro, Alfonso Pecoraro Scanio, definisce il V-Day «un grande successo della società civile». Ma nel tardo pomeriggio l’ assessore agli Affari istituzionali di Bologna, l’ ex magistrato Libero Mancuso, lascia sdegnato la piazza: «Inaccettabili insulti e aggressioni alla memoria di Marco Biagi». La giornata bolognese inizia con atmosfera apocalittica e musiche da «Gladiatore». Cinquantamila persone in piazza (la questura dice 30 mila, gli organizzatori 200 mila). Immagini sui megaschermi: una grande mano fatta di fiamme che mostra il dito medio; fotogrammi del volto di Grillo con espressione luciferina da Joker. E poi, quando il comico si materializza sul palco, parte una raffica di attacchi. In tutte le direzioni. I partiti? «Sono un cancro per la democrazia. Non ne fonderò mai uno». Il ministro degli Interni Giuliano Amato? «Lotti contro gli abusivi veri e non contro i lavavetri». Ce n’ è per Walter Veltroni: «Dice tutto e il contrario di tutto», e per il sindaco di Bologna Sergio Cofferati (che lo aveva accolto ricordando che «la piazza è di tutti»): «Un acchiappavoti», dice Grillo. Che poi si scaglia contro la stampa in genere («che tiene in piedi il teatrino della politica») e contro il Corriere della Sera: «Un giornalaccio». Per poi riaccendere la polemica con l’ editorialista Pietro Ichino, «che sul Corriere mi ha dato del terrorista». La valanga del «vaffa» si gonfia fino a sera. Interventi di Alessandro Bergonzoni, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti. I grandi accusati del V-Day, i politici, per lo più si tengono a distanza. In serata Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, bacchetta: «L’ antipolitica è sempre di destra, anche quando pensa di essere di sinistra». Mentre Clemente Mastella, ministro della Giustizia, nei giorni scorsi ha deciso di ribattere agli attacchi di Grillo ricorrendo alle sue stesse armi: attraverso un blog. Il capopopolo del «vaffa» ironizza: «Vi rendete conto? Il ministro di giustizia che dialoga con un comico. Ma te lo vedi, in Inghilterra, Gordon Brown che parla con Mister Bean?». Santucci Gianni