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 2012  marzo 03 Sabato calendario

Lo scontro sulle tasse - Quando ha dichiarato il suo reddito di 188mila euro lor­di ( più appartamento a Ro­ma, più villino con giardino sul lito­rale laziale, più Smart usata e scoo­­ter), allo stato patrimoniale ha vo­luto aggiungere anche l’iscrizione al Reale Circolo Tevere Remo, «per non essere da meno del pre­mier britannico Cameron che ha inserito una donazione del suo per­sonal trainer», spiegò lui, ma an­che per rendere nota la sua passio­ne sportiva, specie per l’amatissi­mo tennis

Lo scontro sulle tasse - Quando ha dichiarato il suo reddito di 188mila euro lor­di ( più appartamento a Ro­ma, più villino con giardino sul lito­rale laziale, più Smart usata e scoo­­ter), allo stato patrimoniale ha vo­luto aggiungere anche l’iscrizione al Reale Circolo Tevere Remo, «per non essere da meno del pre­mier britannico Cameron che ha inserito una donazione del suo per­sonal trainer», spiegò lui, ma an­che per rendere nota la sua passio­ne sportiva, specie per l’amatissi­mo tennis. Sarà per quello che Gianfranco Polillo ha l’impulso ir­refrenabile della battuta ( che pure gli crea un sacco di grane)? È il sot­tosegretario alle Gaffe, lo sfotte qualcuno... Ma anche il portavoce di fatto del governo, quello che scende nelle arene tv a rispondere alle domande delle piazze cassin­tegrate o esodate, quello che ci mette la faccia (e che spesso ce la ri­mette). È il volto umano dell’esecu­tivo cyborg di Monti, il tecnico me­no tecnico del governo, nel senso che anche lui è economista col bel curriculum ma diversamente da­gli altri si sporca le mani nei dibatti­ti, si becca gli insulti dell’imprendi­tore tartassato o dell’operaio infe­rocito e si spinge laddove ( alla Zan­zara di Radio24, nelle forche caudi­ne di Formigli su La7) è impossibi­l­e anche solo immaginare una For­nero, un Giarda o un Terzi di San­t’Agata ( Serbelloni Mazzanti Vien­dalmare, aggiunge Aldo Grasso, che però ha crivellato anche Polil­lo come un «David Letterman sen­za ironia»). Tennisticamente è un attaccan­te con propensione all’errore, uno di quelli che scendono a rete e poi cannano la volée regalando il pun­­to all’avversario. Ma almeno ci pro­va, e non gioca di rimessa come al­­tri più furbi. In effetti di game lo spe­ri­colato Polillo ne sta regalando pa­recchi da quando è sottosegreta­rio, anche perché non c’è partita dove non provi il tiro. Per dire, quando è morto Tabucchi, nessu­no attendeva un suo commento. Ma lui l’ha fatto,non resistendo al­l­’assenza di qualche minuto dai ti­toli di agenzia. Anche lì, sbaglian­do alla grande: «Diceva Pereira». No sottosegretario, Pereira non di­ceva, semmai «sostiene». Pioggia di insulti su Twitter, accomunati dal titolino «Sostiene Polillo». Un gaffeur compulsivo, malgrado l’iscrizione all’albo dei pubblici­sti. In effetti non c’è materia dello scibile umano su cui Polillo non ab­bia qualcosa da dichiarare: «Parla e straparla di tutto, dal nucleare ai conti corrente, dalla storia italiana tra prima e seconda Repubblica ai futuri scenari che riguardano il Quirinale» ha scritto Il Messagge­ro , che pure è un fan del governo Monti. Un trattamento poco gene­roso per via della sua amicizia col berluscones Cicchitto? Non è un mistero che il capogruppo Pdl sia il mentore politico di Polillo, anche se è in buoni rapporti pure con Bru­­netta e altri ex socialisti del Pdl. Cic­chitto lo ha nominato suo consi­gliere economico e poi segretario generale della sua fondazione Rel, se lo portò ad Hammamet nel 2009 per la prima di L’Esilio (docufilm su Bettino Craxi prodotto dal­l’omonima fondazione) e per la commemorazione dell’ex leader Psi. Quindi Polillo è un craxiano? Non esattamente, il sottosegre­tario- tennista è piuttosto una sin­tesi originale tra varie cose, ha ini­ziato con simpatie nel Pci migliori­sta (suo fratello è dirigente Cgil), poi repubblicano (è stato vicese­gretario del Pri), ma anche un po’ ex socialista,un po’ berlusconiano e ovviamente montiano. Soprat­tutto, uno cui non piace stare nelle retrovie. Nel 1996 fonda insieme a Enrico Manca l’Usi,Unione sociali­sti italiani, l’ennesimo partito«per ricomporre tutta l’area socialista» eccetera.A quell’epoca Polillo è an­cora un funzionario della Camera, assunto per concorso. Lì si dà da fa­re anche come sindacalista, e gui­da la scissione dal quarantennale Sindacato unitario funzionari fon­dando una sigla alternativa. Qual­che anno dopo la svolta: lo nomina­no­presidente del Circolo Monteci­torio, lo sporting club dei deputati, e lui emerge in una cronaca di gior­nale come «l’abbronzatissimo pre­sidente Polillo» che denuncia «gli avvallamenti dei campi» e «la tap­pezzeria scrostata della casina». «C’è da vergognarsi-disse Polillo­non siamo stati neanche in grado di fornire delle tute del circolo al sottosegretario all’Ambiente e a Mario Valducci di Forza Italia, che ci hanno rappresentato in un tor­neo di tennis a Varsavia». Come si vede, già spericolato nelle dichia­razioni. Mancava pochissimo allo sboc­ciare del Polillo che conosciamo. Accade durante il governo Amato, quando diventa capo del Servizio studi di Montecitorio, e da quel pul­pito lascia partire un rovescio a due mani: «Il governo dovrà fare una manovra bis». Ma a che titolo parla Polillo? «A mero titolo perso­nale »si affretta a precisare l’ufficio stampa della Camera, dopo che le parole del funzionario hanno già seminato il panico. La bocciatura dei conti di Amato gli dà comun­q­ue un grande bonus col centrode­stra, e infatti nel 2002 Polillo viene chiamato a Palazzo Chigi, come ca­po del Dipartimento affari econo­mici. In quelle vesti riesce final­mente ad andare in radio e a farsi intervistare, sparando qualche bombetta qui e là, tanto per restare in forma. Ma niente confronto alle medie di adesso, da Federer delle cantonate. Però non terrorizza gli esodati, anzi li rassicura, sfidando l’ira della Fornero, dicendo che possono rientrare in azienda. Pur­ché non sia solo un’altra gaffe.