Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera 01/03/2012, 1 marzo 2012
I SEGRETI VATICANI
Il volume rilegato in pergamena è aperto alla pagina che registra l’ ultimo atto del processo a Galileo Galilei di fronte all’ Inquisizione. La pagina dove lo scienziato, dopo aver pronunciato la sua abiura in ginocchio tenendo con la mano sinistra una candela accesa e ponendo l’ altra sopra le sacre scritture, firma l’ accettazione della sentenza emanata contro di lui. Il volume, che risale al 22 giugno 1633, è stato posto sotto la monumentale statua di Urbano VIII, all’ ingresso della sala degli Orazi e Curiazi al Palazzo dei Conservatori. Urbano VIII è il pontefice che portò Galilei in tribunale con l’ accusa di aver difeso il sistema copernicano. L’ atto di abiura è il documento che apre il percorso della mostra «Lux in Arcana», inaugurata ieri ai Musei Capitolini. Ed è senza dubbio il più commovente tra i cento esposti, con quella firma tracciata dalla mano di un uomo chiaramente stremato da ben quattro interrogatori davanti al Sant’ Uffizio. L’ esposizione, che resterà aperta fino al 9 settembre, è uno degli eventi culturali più importanti della città, che vede coinvolti l’ Archivio segreto vaticano, Roma Capitale e l’ associazione Zètema. È infatti la prima volta nella storia che questi documenti escono dal bunker situato sotto il cortile della Pigna nel cuore della città del Vaticano, dove sono sepolti da oltre quattrocento anni, da quando Paolo V creò l’ Archivio nel Palazzo Apostolico. Correva l’ anno 1612 e fino ad oggi soltanto pochi studiosi con un permesso speciale della Santa Sede hanno avuto accesso a un patrimonio costituito da milioni di editti e diplomi, codici e formulari, bolle e lettere, registri papali e atti processuali, cifrari e documenti contabili. Un tesoro accumulato in dodici secoli di storia, dall’ VIII al XX secolo, con testimonianze vergate su carta, seta, corteccia, pergamena e provenienti da Asia, Africa, America, Europa. Sono custodite in 85 chilometri lineari di scaffali e la loro esistenza ha scatenato per secoli la fantasia di scrittori alla Dan Brown. Ora tutti li potranno osservare. E per facilitarne la comprensione i curatori hanno ideato un allestimento che prevede accanto ad ogni documento originale un approfondimento multimediale, con proiezioni, grafica, video su schermi ultrapiatti. Il visitatore può così inquadrare il foglio nel suo contesto storico e approfondire le storie dei personaggi ai quali fa riferimento. La scelta di quali esporre non è stata semplice. «All’ inizio avevamo pensato di presentarne trecento», racconta monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’ Archivio. «Poi la fredda ragione ci ha consigliato di scendere a cento, sia per problemi di spazio che per possibilità di fruizione da parte di un vasto pubblico. Quindi ogni pezzo è stato scelto obtorto collo, cogliendo fior da fiore con il rischio di deturpare un giardino in sé misurato e quasi sempre armonico». Alla fine il percorso riesce a dare un’ idea della ricchezza di testimonianze che riguardano episodi storici e personaggi quasi leggendari. Si passa dalla registrazione della regola bollata di san Francesco all’ editto di Worms emanato il 22 maggio 1521 dall’ imperatore Carlo V per sancire la definitiva condanna delle tesi protestanti sostenute da Martin Lutero. Il sigillo di quest’ ultimo è molto rovinato: il danno risale all’ epoca della Repubblica Romana del 1798, quando alcuni soldati tentarono di appiccare il fuoco al filo del sigillo per controllare se fosse veramente d’ oro. Si prosegue con un avviso di pagamento autografo di Gian Lorenzo Bernini per la realizzazione di due angeli; il conferimento dello Speron d’ Oro a Mozart da parte di Clemente XIV; la lettera di Michelangelo al vescovo di Cesena per chiedere di intervenire a favore della ripresa dei lavori della Fabbrica di San Pietro; la lettera inviata l’ 11 luglio del 1294 al futuro Celestino V dagli undici cardinali elettori che dopo 27 mesi di conclave si erano finalmente messi d’ accordo sul nome dell’ eremita ottuagenario; il messaggio disperato di Maria Antonietta di Francia due giorni prima di salire sul patibolo. Una sezione è riservata ai documenti relativi al cosiddetto «periodo chiuso», cioè a quelli non ancora disponibili perché troppo recenti, successivi al 1939. Tra questi, alcuni fogli che rievocano la tragedia delle Fosse ardeatine. Nell’ ultima parte del percorso vengono rivelate le attività dell’ Archivio segreto: dal restauro dei sigilli a quello dei libri, dalla fotoriproduzione digitale al lavoro degli archivisti. Il costo della mostra, come riferisce l’ assessore capitolino alla cultura Dino Gasperini, è di un milione e quattrocentomila euro, di cui 500 offerti da sponsor e 900 da Roma Capitale. «Contiamo di rientrare pienamente con la vendita biglietti - aggiunge Gasperini - anche perché abbiamo calcolato un incremento delle visite del cinquanta per cento».
Lauretta Colonnelli