Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera 25/02/2012, 25 febbraio 2012
ECCO I SEGRETI VATICANI CON L’ABIURA DI GALILEO E IL CASO DI ENRICO VIII
Nell’ immaginario collettivo è il più segreto e inaccessibile degli archivi, mai visitato se non da studiosi che abbiano ottenuto particolari permessi dalla Santa Sede. Ora per la prima volta l’ Archivio segreto vaticano, creato nel 1612 da Paolo V nel Palazzo Apostolico e oggetto per secoli di fantasie alla Dan Brown, apre i battenti e lascia uscire un centinaio di documenti leggendari. Il 29 febbraio, alle 15, codici e pergamene, registri e manoscritti, tutti originali, saranno presentati ai Musei Capitolini, dove resteranno visibili al pubblico fino al 9 settembre. Lo scopo è raccontare che cos’ è e come funziona l’ archivio dei Papi e rendere possibile la conoscenza di alcune tra le meraviglie custodite da 400 anni in oltre 85 chilometri lineari di scaffali situati in un bunker sotto il cortile della Pigna, nel cuore dello Stato vaticano. Intitolata «Lux in Arcana», la mostra vuole sottolineare la luce che filtra nei recessi dell’ archivio. La scelta dei Musei Capitolini, voluti da Sisto IV nel 1471, intende ricordare il legame tra Roma e papato fin dall’ epoca medievale. Tra i documenti che più emozionano, il testo dell’ abiura fatta firmare a Galileo il 22 giugno del 1633. Le parole si conoscevano: «Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato...». Ma vedere quella «I» di «Io» che si allunga tremolante sui fogli ingialliti, tracciata alla fine degli interrogatori del Sant’ Uffizio da una mano stremata, fa rivivere la sofferenza dello scienziato. Tra i tesori più singolari, la pergamena firmata nel 1530 da 83 Lord della Camera dei Comuni di Londra con la petizione a Clemente VII perché annullasse il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’ Aragona. Oppure la lettera su seta scritta a Innocenzo X dall’ imperatrice cinese Wang che nel 1650 si era convertita al Cristianesimo assumendo il nome di Elena e battezzando il figlio Yongli con il nome di Costantino. E quella incisa su una corteccia di betulla che gli indiani d’ America della tribù Ojibwe avevano inviato nel 1887 come omaggio a Leone XIII, «Grande Maestro della Preghiera, colui che fa le veci di Gesù». Ancora, la lettera inviata il 10 giugno 1494 da Lucrezia Borgia a suo padre, papa Alessandro VI. Lucrezia, una delle più note e controverse figure del Rinascimento, usata spesso dal padre come strumento politico, all’ epoca aveva 14 anni ed era stata appena data in sposa a Giovanni Sforza, che aveva raggiunto a Pesaro. Nella lettera racconta della festosa accoglienza ricevuta, ma avverte anche il Papa che gli Sforza si sono schierati con Carlo VIII contro di lui e lo prega teneramente di stare in guardia e lasciare Roma.
Lauretta Colonnelli