Giornali vari, 27 febbraio 2012
Anno IX – Quattrocentotredicesima settimana Dal 20 al 27 febbraio 2012Prescrizione Berlusconi è uscito indenne dal processo Mills, nel quale era imputato di corruzione in atti giudiziari: sabato 25 febbraio la X sezione del tribunale di Milano (tre giudici donne: Francesca Vitale, Antonella Lai, Caterina Interlandi) ha giudicato il reato prescritto
Anno IX – Quattrocentotredicesima settimana
Dal 20 al 27 febbraio 2012
Prescrizione Berlusconi è uscito indenne dal processo Mills, nel quale era imputato di corruzione in atti giudiziari: sabato 25 febbraio la X sezione del tribunale di Milano (tre giudici donne: Francesca Vitale, Antonella Lai, Caterina Interlandi) ha giudicato il reato prescritto. Subito i nemici del Cav hanno sottolineato che questa prescrizione equivale a una condanna, perché la Corte, altrimenti, avrebbe assolto (si sceglie sempre la sentenza più favorevole all’imputato). Ma, dall’altra sponda, Berlusconi ha risposto sostenendo di essere stato defraudato dell’assoluzione con formula piena, e inoltre «si tratta di uno dei tanti processi che si sono inventati a mio riguardo. In totale più di cento procedimenti, più di novecento magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 588 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2.600 udienze in quattordici anni, più di 400 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare». I magistrati hanno avuto dieci anni di tempo per venire a capo del loro nemico, e non ci sono riusciti nonostante il posticipo del reato dal momento in cui il corrotto Mills ha ricevuto i soldi al momento in cui ha cominciato a spenderli. Nel nulla di fatto finale c’è dunque una componente che attiene alla farraginosità del nostro processo, alle sue lungaggigini e incomprensibilità. Dall’altra è indubbio che Berlusconi s’è difeso soprattutto dal processo (e non nel processo), profittando della sua posizione di premier e costringendo il Parlamento ad approvare leggi su leggi che ostacolassero la procedura. Ancora lunedì gli avversari di Berlusconi reclamavano una revisione dei tempi della prescrizione, a cui naturalmente Cicchitto e gli altri hanno risposto seccamente di “no”. Bossi ha infine reso pubblica una voce che gira da un pezzo, e cioè che al momento dell’uscita da Palazzo Chigi Berlusconi abbia ottenuto da Napolitano la promessa di una protezione dai giudici: «Berlusconi è forse innocente – ha detto il Senatùr -, magari non ha commesso niente, ma vista da fuori è una brutta impressione. I giudici non sono ciechi e sordi, vivono anche loro il momento politico. Silvio è stato abile, pensavo fosse condannato, invece i suoi voti sono determinanti per il governo. La ragione dell’appoggio a Monti prima non la capivamo, adesso l’abbiamo capita: il processo l’ha superato a gonfie vele».
Stipendi L’Ufficio statistico dell’Unione europea, detto anche Eurostat, ha dimostrato che gli stipendi italiani sono tra i più bassi d’Europa, appena 23.406 euro lordi l’anno contro i 41.100 dei tedeschi, i 33.574 dei francesi, i 26.316 degli spagnoli (quelli che stanno meglio sono i lussemburghesi, 48.914, e gli olandesi, 44.412). Si tratta di dati da prendere con le molle, intanto perché si riferiscono al 2009, poi perché limitati agli impiegati delle società che operano nell’industria, nelle costruzioni, nel commercio e nei servizi, e che hanno almeno dieci dipendenti. Basta far scendere in campo gli statali, per esempio, e la media si alza subito (lo stipendio medio di uno statale è di 34.652 euro lordi l’anno, una cifra oltre tutto abbassata dalle misere buste-paga degli insegnanti). E poi perché la busta paga bassa nasconde un costo del lavoro alto (il secondo in Europa dopo quello tedesco, sono sempre dati Eurostat), gravato da aliquote contributive e previdenziali record. Tutte materie che entreranno in qualche modo nella trattativa ancora in corso sulla riforma del mercato del lavoro. E tuttavia questi dati Eurostat hanno fatto grande impressione perché pochi giorni prima Monti e i suoi ministri avevano messo in rete i rispettivi redditi e patrimoni, dai quali risulta senza ombra di dubbio che a un governo guidato da un solo Creso (Berlusconi) è subentrato un governo di gente senz’altro ricca, che porta spesso a casa il suo milione di euro l’anno. A cominciare dallo stesso Monti, ricco di 11 milioni in titoli, 16 milioni in immobili e un reddito di poco superiore al milione nel 2011 e di 1.350.695 nel 2010. Il ministro più ricco sembrerebbe Paola Severino (Giustizia), avvocato penalista, redditi da 7.005.649 euro nel 2010, dei quali ha però versato in tasse quattro milioni. «Chi guadagna e paga le tasse va guardato con benevolenza, non con invidia» ha dichiarato, venendo subito dopo infilata dal “Fatto quotidiano” che ha fotografato una sua villa sull’Appia antica da 10 milioni non denunciata («è stato un errore del commercialista» ha spiegato il ministro, annunciando di essersi dimessa da tutte le cariche ricoperte e di essersi fatta cancellare anche dall’albo degli avvocati). L’ex banchiere Passera ha redditi per 3.529.602 euro, depositi per 8,8 milioni e partecipazioni in alberghi sul lago di Como. Meno eclatante lo stato del ministro Fornero, 402 mila euro fino al 2010 e solo 199 mila adesso che sta al governo. Curiosi i casi di Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, che non hanno l’automobile. E quello di Pietro Giarda (il ministro con le orecchie a sventola), proprietario di cinque baite e due pascoli sulle Alpi.
Grecia Per ora il default greco è rimandato: dopo una discussione di 13 ore, martedì all’alba l’Europa ha concesso l’ulteriore prestito da 130 miliardi condizionato però a: la permanenza ad Atene della troika che rappresenta Ue, Fmi e Bce, la quale controllerà l’uso dei fondi; l’apertura di un conto bloccato, nel quale affluiranno i fondi e che garantirà la priorità assoluta nel pagamento dei debiti (i soldi cioè non potranno essere dispersi); l’erogazione delle rate di prestito saranno condizionate al varo delle riforme. In pratica, la Grecia ha ceduto definitivamente un pezzo o forse tutta la sua sovranità. Il tutto si accompagna ad un taglio dell’esposizione privata: le banche, cioè, rinunceranno a una quota dei loro bond, forse il 70 per cento, molto più probabilmente il 50%. In questo modo il fallimento greco è stato rinviato a una data in cui sarà ben affrontabile col fondo Esm da un migliaio di miliardi (in partenza da luglio) e con una situazione italiana e spagnola in via di risanamento.
Chiesa Polemiche perché il governo, con un emendamento al decreto sulle liberalizzazioni in corso d’approvazione al Senato, ha esteso il pagamento dell’Imu (ex Ici) anche alle unità immobiliari possedute dalla Chiesa e che non siano totalmente destinate al culto o ad attività no-profit. Le proteste riguardano le scuole private, che non sarebbero esenti dal tributo. I salesiani, per esempio, sostengono che in questo modo – nonostante i tremila, tremila e cinquecento euro annui delle rette – le loro 140 scuole chiuderanno. Passera ha precisato che, relativamente agli immobili della Chiesa, l’Imu sarà dovuta solo da quelle realtà che iscriveranno utili nel bilancio. Le scuole materne ed elementari cattoliche ricevono già dallo Stato un contributo di 245 milioni. Le superiori, invece, non ricevono niente. Don Zanini, responsabile delle scuole salesiane, dice che la loro attività fa risparmiare allo Stato 5-6 miliardi l’anno e che negli ultimi 17 anni le scuole cattoliche costrette a chiudere per difficoltà economiche sono state 4.500. Le scuole paritarie – ricordiamo – devono essere in linea con quelle pubbliche non solo sul lato dei programmi, ma anche su quello degli stipendi.