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 2012  febbraio 29 Mercoledì calendario

Tra il 1908 e il 1910, Vladimir Il’icˇ Ul’janov, al secolo Lenin, il leader dei bolscevichi che di lì a qualche anno avrebbe guidato la Rivoluzione d’ottobre diventando l’icona del comunismo mondiale, trascorse due periodi della sua vita a Capri, già a quel tempo riconosciuta come la «perla del Mediterraneo», un paradiso avulso dalle sofferenze del mondo, un luogo che dall’epoca dei grandi imperatori romani era diventato la meta di nobili e teste coronate in fuga dagli affanni del potere

Tra il 1908 e il 1910, Vladimir Il’icˇ Ul’janov, al secolo Lenin, il leader dei bolscevichi che di lì a qualche anno avrebbe guidato la Rivoluzione d’ottobre diventando l’icona del comunismo mondiale, trascorse due periodi della sua vita a Capri, già a quel tempo riconosciuta come la «perla del Mediterraneo», un paradiso avulso dalle sofferenze del mondo, un luogo che dall’epoca dei grandi imperatori romani era diventato la meta di nobili e teste coronate in fuga dagli affanni del potere. Del momento caprese di Lenin si sa poco, l’ufficialità sovietica cancellò quasi questo periodo dalla vita del padre della rivoluzione, forse perché poco consono all’iconografia dell’immaginario comunista e perché a Capri avvennero fatti decisivi per le sorti del comunismo. Scacco allo zar. 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione (Mondadori, 154 pagine, 18,50 euro) è la ricostruzione analitica del periodo trascorso da Lenin su quest’isola incantevole, fatta sulla base di fonti documentali inedite, come i rapporti che la polizia italiana inviava a Giovanni Giolitti, presidente del Consiglio dell’epoca, e soprattutto i fascicoli dei servizi segreti inglesi, informati e preoccupati delle azioni del capo bolscevico in Italia. Non è un romanzo storico ma un saggio suffragato da riferimenti documentali e bibliografici che getta nuova luce su fatti solo in parte noti. Lenin arriva a Capri con la sua amante, la franco-russa Inessa Armand, donna curata e sofisticata, alla quale l’infatuato capo comunista riserverà un posto di primo piano nella nomenklatura del partito. A Capri c’è già una folta colonia di intellettuali russi, guidata dallo scrittore Maksim Gor’kij. Ufficialmente Vladimir Ul’janov li raggiunge per trascorrere un periodo di riposo. Vivono in una meravigliosa villa con vista sui Faraglioni. In realtà ci sono questioni cruciali che devono essere affrontate proprio a Capri, le dispute ideologiche e politiche con Aleksandr Bogdanov, coltissimo e stimatissimo intellettuale che minaccia la leadership di Lenin nel partito. C’è una spinosa questione economica legata alla divisione, tra le varie fazioni, dei proventi delle rapine organizzate da Stalin, somme ingenti che garantiscono agiatezza ai capi bolscevichi e controllo politico del partito. Ma c’è di più: a Capri soggiorna spesso l’aristocrazia militare tedesca portata a far vacanze sull’isola dai Krupp, la famiglia di industriali dell’acciaio e delle armi. Qui potrebbero essere iniziati quei contatti fra tedeschi e bolscevichi che sfoceranno nei finanziamenti dello stato maggiore prussiano a Lenin e, soprattutto, nell’operazione del trasferimento segreto in Russia con un treno piombato per far scoccare la rivoluzione. Gli inglesi intuiscono e sono preoccupati; Giolitti, sornione, capisce e fa finta di nulla, anche perché la presenza di Lenin in Italia è un piccolo tributo pagato al Partito socialista italiano che si è rafforzato nel primo Novecento. La vita caprese di Lenin è lo spaccato di una élite rivoluzionaria aristocratica non dissimile negli stili di vita, ma anche nella sostanza, dal potere che lavorava per abbattere. Il capo bolscevico prepara in un clima idilliaco le mosse che metteranno in scacco lo zar, quel grande fatto, tra i maggiori del secolo scorso, che produrrà effetti a catena e una grande tragedia.