Gianni Perrelli, Panorama 2/3/2012, 2 marzo 2012
ANELLO
Da ragazzo Carlo Verdone aveva «difficoltà incredibili» a fidanzarsi: «Lo smacco più bruciante lo vissi a 25 anni. Successe che un’assistenza alla regia mi portò un mese fuori Roma e mi staccò temporaneamente dal mio amore dell’epoca. Guadagnavo 80mila lire a settimana e li risparmiai tutti per comprare un anello. Al ritorno diedi una appuntamento alla fidanzatina davanti a piazza del Popolo. Quando arrivò vidi che aveva una faccia strana. “C’è qualcosa che non va?”, mi informai. “Carlo”, rispose in tono contrito, “è meglio che te lo dica subito. Mi sono innamorata di un altro”. Per sciogliere un po’ la tensione mi disse: “Non so cosa fare, in fondo ti ho detto la verità”. Trattenendo i lucciconi le proposi di accompagnarla a casa con il mio Vespino 50. Durante il tragitto nessuno proferì più parola. Poi tornai col magone a casa, scesi dallo scooter e andai a piedi verso ponte Sisto e gettai il pacchettino con l’anello da 250mila lire nel Tevere. Infine telefonai alla mia migliore amica. “M’ha lasciato, sto male”. E lei: “Ma vieni da me che te faccio la carbonara”. Dopo cena mi diffidò dal ricadere in tentazione. “Basta, non la chiamare più. Era ’na stronza. E c’aveva tre anni e mezzo più de te”. Mi sono poi rifatto coi primi successi professionali. Di colpo hanno ripreso a chiamarmi tutte quelle che mi avevano mandato in bianco. “Sono Cecilia, complimenti. Sai, non avevo capito che c’erano certe cose dentro di te”. E io: “Sì, sì eccome no”. Non ho più dato confidenza alle ex che mi avevano strapazzato pensando a tutte le notti che non avevo dormito per colpa di qualche Cecilia».