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 2012  marzo 03 Sabato calendario

La Cina fa il pieno di energia sotto i piedi nasconde un tesoro - Conviene mettersi l’animo in pace e non pensarci più per un pezzo

La Cina fa il pieno di energia sotto i piedi nasconde un tesoro - Conviene mettersi l’animo in pace e non pensarci più per un pezzo. La notizia è che il gigante ci­nese ha ancora energia da vende­re, in senso letterale, prima che i suoi muscoli comincino a flettere e dia segno non dico di stanchez­za, ma di quella fiacchezza psico­logica che coglie chi è rimasto da solo sul ring e non trova più sfidan­ti disposti a incassare una gra­gnuola di garantiti cazzotti. Che gli mancava, ai cinesi, per fare terra bruciata dei concorrenti nel settore manifatturiero? Il gas, il petrolio, no? Bene, hanno sco­perto che ne possono fare a meno; che hanno riserve di gas naturale non convenzionali, sotto i loro pie­di, tali da coprire il fabbisogno in­terno per due secoli. Questa è la cattiva notizia. Quella buona è che, per ammissione dello stesso ministro delle Risorse, stanare questo gas non sarà facile, e al mo­mento - peccato! - la Cina non ha la tecno­logia giusta per venire a capo del busillis. Ce l’hanno gli ame­ricani, che sono pur sempre un bel pezzo avanti, la tecnologia. Ce l’abbiamo noi, po­tremmo dire, allargan­doci un po’. Ma se han­no imparato qualcosa dal passato, gli americani (e noi con loro) sarà opportuno star be­ne attenti, stavolta, prima di sparti­r­e con quelle che una volta si chia­mavano «tigri asiatiche» la (no­stra) tecnologia avanzata. Aveva un senso, se l’ha avuto, quando c’era da rafforzare la cintura di na­zioni - Giappone in testa, e poi Taiwan e la Corea del Sud - alle quali si affidò il compito di conte­nere le brame dell’orso sovietico nel Pacifico, al tempo della Guer­ra Fredda, quando sui pennoni del Cremlino sventolava la ban­diera rossa. Ma ora? Ora, come ha ammesso a mez­z­e parole il signor ministro dell’In­dustria, ammantandosi di mode­stia, la Cina vuol bene a tutti, e figu­rarsi se è mai stata sfiorata dall’ idea di calare il carico da undici dell’energia sul tavolo dei cinque continenti. Ci sono già all’opera la Shell e la Chevron, in Cina, man­dano a dire da Pechino; ed è con queste due multinazionali, con cui sono già in ballo una serie di joint ventures, che ci si metterà all’ opera per stanare il gas. Stanare è forse davvero la paro­la giusta, del resto. Giacchè il gas di cui parliamo è contenuto in ban­chi immensi di scisti bituminose, o argillose: un fonte conosciuta da molto tempo ma finora ritenuta non sfruttabile, almeno, fino a quando negli Stati Uniti non sono state elaborate alcune nuove tec­niche che consentono, per lo me­no in maniera teorica, di accedere a questi giacimenti. Qui si sta parlando, se riuscite a farvene un’idea, di 25.100 miliar­di di metri cubi di gas da scisti, qua­si il doppio dei 13.600 miliardi sti­mati delle riserve statunitensi. E giacchè la Cina ha scavalcato pro­prio­gli Stati Uniti in vetta alla clas­sifica dei consumatori globali di energia, la questione ha una sua non secondaria importanza stra­tegica e anche politica. Può essere che i cinesi stiano ba­rando? ci si domanda. Sfortunata­mente non pare. I dati cinesi, pub­blicati ieri dal Daily Telegraph , so­no­coerenti con le stime pubblica­te lo scorso anno dalle stesse auto­rità Usa, che indicavano le riserve cinesi in gas da scisti superiori del 50 per cento circa a quelle statuni­tensi. Insomma non c’è gara. Ma poiché i cinesi non sono così fessi da ambire al ruolo di primi della classe, e anzi sono ben contenti di lasciare l’illusione della primazia agli americani, eccoli scegliere la strategia del basso profilo, dell’un­derstatement. Riserve di gas per due secoli? Ma sì, ma sì, concede cerimonioso il vicedirettore del ministero per le risorse naturali, Yu Haifengm. «Però le condizioni geologiche da superare sono com­plesse », e insomma con le cono­scenze scientifiche attuali, e boh... e vai a sapere... chissà quan­to ci vorrà per potere sfruttare ap­pieno i giacimenti. Mister Yu natu­ralmente sorrideva quando dice­va queste parole. Ma come sem­pre, vai a indovinare che cosa c’è, dietro il sorriso di un cinese...