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 2012  marzo 03 Sabato calendario

Il carrozzone Abi costa quasi 50 milioni - Il«traliccio»simbolico sul quale si è issa­to il vertice dell’Abi, la Confindustria delle banche, si abbassa sempre più

Il carrozzone Abi costa quasi 50 milioni - Il«traliccio»simbolico sul quale si è issa­to il vertice dell’Abi, la Confindustria delle banche, si abbassa sempre più. L’annun­cio delle dimissioni in blocco del presiden­te Mussari e degli altri sei componenti del comitato di presidenza ha sortito l’effetto sperato. L’emendamento all’articolo 27 bis del dl liberalizzazioni che cancella le commissioni sulle linee di credito e quindi svariati miliardi di margine per gli istituti di­venterà solo un cattivo ricordo. Grazie alla marcia indietro di un governo non ostile. Ma per banche i dolori non finiscono qui. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha inviato una lettera agli istituti richiaman­doli alla morigeratezza non solo sui divi­dendi ma soprattutto «sull’erogazione dei bonus e sull’elaborazione dei nuovi piani di remunerazione». L’ammontare com­plessivo dei bonus, scrive Palazzo Koch, «deve essere sostenibile rispetto alla situa­zione finanziaria della banca» e non deve comprometterne la patrimonializzazione. Il ruolo di rappresentanza dell’Abi viene messo in discussione. L’organizzazione, nata nel 1919 per tutelare gli interessi del si­stema e che rappresenta 1.013 associati, può tollerare che il Parlamento legiferi con­tro il settore del credito a sua insaputa? La risposta è ovviamente negativa. Certo, l’Abi non è un mastodonte come Confindustria, ma ha un costo non indiffe­rente. Secondo il consuntivo 2010, l’asso­ciazi­one due anni orsono ha sostenuto spe­se per 49,3 milioni di euro a fronte di 43,9 mi­lioni di entrate delle quali ben 37,4 milioni sono rappresentati dai contributi degli as­sociati. Il disavanzo annunciato di 5,4 milio­ni nel 2010, l’anno scorso dovrebbe essersi ridotto a poco più di un milione di euro. Se­gno che il taglio ai costi deciso dal presidente Giuseppe Mussari ha ini­­ziato a dare frutti: i dipen­denti sono scesi sotto le 300 unità con qualche decina di prepensiona­m­enti e il costo del perso­nale si è attestato atto­r­no a 27 milioni di euro ( a cui si aggiunge un milio­ne circa per le consulenze). Ridimensiona­te sia la controllata Pattichiari (iniziative per la trasparenza) che Bancaria Editrice. Le società partecipate sono sempre una ventina: oltre ad Abi Acquisti, Abi Servizi, Abi Energia c’è anche il 14,2%del Fondo ita­liano di investimento, dedicato alle pmi. Mussari - che si appresta a essere eletto per un altro mandato biennale - ha sfoltito i costi dell’apparato (che consta di 4 direzio­ni e tre servizi). Ma soprattutto le grandi banche ora gli chiedono un passo avanti. In primo luogo, maggiori sforzi affinché il si­stema creditizio non sia dipinto dai media come una «macchina mangiasoldi». E, ultimo ma non meno importan­­te, evitare nuovi inciden­ti come l’emendamento ­Fioroni mentre al gover­no siede un­ministro co­me Corrado Passera che fino a pochi mesi fa sede­va acc­anto a Mussari nell’esecutivo Abi.