GIAN ANTONIO ORIGHI, La Stampa 3/3/2012, 3 marzo 2012
Tre Boeing e 12 palazzi La vita da favola del re del Marocco - Finora Mohamed VI, re del Marocco, era popolarmente conosciuto con l’acronimo M-6
Tre Boeing e 12 palazzi La vita da favola del re del Marocco - Finora Mohamed VI, re del Marocco, era popolarmente conosciuto con l’acronimo M-6. Ma due giornalisti francesi, Éric Laurent e Catherine Graciet, gliene hanno appioppato un’altro che dà il titolo al loro libro, fresco di stampa: «Il re predone». E il sovrano, 48 anni, sul trono dal 1999, 36º discendente diretto di Maometto e Principe dei fedeli (massima autorità religiosa islamica del Paese), fondamentale alleato dell’Occidente nella lotta contro il terrorismo di Al Qaeda nel Maghreb, ne esce a pezzi. Il testo, 216 pagine uscite da Le Seuil e ampiamente anticipate dal quotidiano El País, è una specie di «La Casta» in salsa marocchina. Solo che l’unico imputato è proprio il monarca, benché con il suo saggio riformismo abbia contenuto la «primavera araba» rinunciando a molti dei suoi privilegi da re assoluto: Mohamed VI ha democratizzato la Costituzione e permesso che dal gennaio scorso sia al potere il primo governo islamico della storia del Marocco, con poteri esecutivi e non più meramente rappresentativi. «Il Paese, in apparenza, ha tutte le caratteristiche di una nazione normale: banche, imprese, settore privato. Ma in realtà Mohamed VI è il primo banchiere, il primo assicuratore, il primo esportatore, il primo agricoltore sostengono i due giornalisti -. Il sovrano controlla pure il settore agro-alimentare, la grande distribuzione commerciale e l’energia». Ed aggiungono: «In Marocco è il popolo che ogni giorno che passa arricchisce il monarca comprando prodotti delle sue imprese, che frequentemente godono di una posizione di monopolio». In un Marocco che sbarca a mala pena il lunario (l’indice di povertà, secondo l’Onu, è del 18,1%), e dove due mesi fa si sono bruciati vivi tre laureati in protesta per la disoccupazione dilagante, il sovrano gode di fortuna da mille e una notte. Secondo l’edizione speciale 2009 di Forbes, dedicata alle ricchezze delle monarchie mondiali, il «Re predone» è il settimo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato in 2,5 miliardi di dollari. Più dell’emiro del Qatar e di quello del Kuwait, con tutto il loro petrolio. Ma l’analisi certosina del bilancio pubblico, sempre riferito al 2009 e in una nazione il cui reddito pro-capite è di 4950 dollari l’anno, rivela che M-6 costa alle casse di Rabat il doppio dell’Eliseo parigino (228 milioni contro 112, 6). E che il suo stipendio mensile è di 40 mila dollari, il doppio di Obama. E le tasse? Che domande: il sovrano, come l’intera famiglia reale, non le paga. Il capitolo «Sovvenzioni del re e della corte» prevede che finiscano nelle tasche reali 31 milioni di euro annui. E le spese dei 12 palazzi reali (solo per il personale il costo ascende a 70 milioni di euro) sono pagate dal contribuente marocchino, come il suo parco automobilistico e il suo guardaroba (2 milioni di euro annui). Stessa musica per i viaggi. Quando il re si sposta è accompagnato da 300 persone (Boeing 747 personale, altri 3 per il seguito, più 3 Hercules per mobilia e bagaglio vario, perché di solito i tour sono seguiti da lunghe vacanze). Altri 38 milioni di euro ogni 365 giorni. Lo spread tra il trattamento reale e quello dei sudditi è poi evidenziato anche dal fatto che il bilancio di quattro ministeri (Trasporti e sviluppo, Gioventù e sport, Cultura e casa, Urbanistica) è di 226 milioni di euro, inferiore a quello del re. «L’arricchimento sfrenato del re può avere conseguenze incalcolabili in un periodo di crisi», vaticina il libro, introvabile in Marocco.