Maurizio Ricci, la Repubblica 3/3/2012, 3 marzo 2012
Italia-Spagna, il controsorpasso – Per i fanatici dello spread, ieri è stata una giornata di svolta
Italia-Spagna, il controsorpasso – Per i fanatici dello spread, ieri è stata una giornata di svolta. Anzi, di due svolte. La prima è quella più significativa: per la prima volta dalla scorsa estate, il differenziale fra i rendimenti dei titoli pubblici italiani a 10 anni e quelli degli analoghi titoli tedeschi – il famigerato spread con il Bund – è sceso vicino quota 300, oltre 200 punti in meno dei numeri da cardiopalma dell´autunno: quota 300, secondo gli esperti, è un livello di relativa sicurezza, perché i minori interessi sul debito lasciano intravedere uno sviluppo positivo della finanza pubblica italiana nel 2012. Ma anche la seconda svolta è importante, forse più sotto il profilo politico che dal punto di vista economico. Riguarda un altro spread, sia pure meno seguito di quello con il Bund. Anche qui per la prima volta dall´estate, l´Italia ha sostanzialmente azzerato il differenziale con i Bonos spagnoli, l´equivalente dei nostri Btp decennali. Ieri, anzi, in più occasioni, il rendimento dei Btp è sceso al di sotto di quello sui Bonos. I politici lo definiranno un recupero di credibilità. Dall´estate in poi, fra Italia e Spagna, nonostante ambedue i Paesi si trovassero nel vortice della crisi europea, si era allargato uno spread sui titoli, che era arrivato vicino a quota 150. Qualcuno l´aveva definita la "tassa Berlusconi", perché la scarsa credibilità internazionale del precedente governo sembrava il motivo di un divario che i fondamentali economici dei due Paesi non giustificano. In effetti, con l´arrivo del governo Monti, lo spread verso i Bonos era rapidamente sceso, nelle scorse settimane, a 30 punti, fino ad azzerarsi ieri. Probabilmente, ha inciso la nuova, potente immissione di liquidità, operata mercoledì dalla Bce. Sulla base dell´esperienza precedente (l´analoga operazione di liquidità, compiuta a dicembre) i mercati presumono che le banche italiane useranno buona parte del denaro fresco per comprare titoli pubblici italiani, favorendo la discesa dei rendimenti dei Btp. Non altrettanto si può dire per le banche spagnole, che utilizzeranno quei soldi anzitutto per rinsaldare i propri bilanci. E´ una differenza cruciale nella traiettoria dei due Paesi dentro la crisi. Per l´Italia, il problema è anzitutto la finanza pubblica (disavanzo e debito) su cui il governo ha poteri diretti di intervento. Per la Spagna, la crisi nasce dall´esplosione di una bolla immobiliare che, con l´accumularsi di mutui inesigibili, ha messo in ginocchio, prima della finanza statale, le banche, che oggi hanno bisogno di ricapitalizzarsi per decine di miliardi di euro. Scegliendo di aiutare direttamente le banche, anziché gli Stati, la Bce di Draghi ha, almeno per il momento, reso più facile la gestione del debito pubblico italiano e più difficile la gestione di quello spagnolo. La situazione si rispecchia in due dichiarazioni di ieri. Da una parte, l´Italia annuncia che il disavanzo pubblico 2011, pari al 3,9 per cento del Pil, è inferiore alle previsioni, lasciando intendere che l´obiettivo di un pareggio nel 2014 può essere raggiunto. Dall´altra, il premier spagnolo, Mariano Rajoy riconosce che l´obiettivo di un disavanzo 2011 al 6 per cento è stato fallito e il deficit si è attestato all´8,5 per cento. In realtà, sia l´Italia che la Spagna hanno di fronte mesi ugualmente terribili. Secondo il Fmi, Madrid sconterà quest´anno una recessione pari all´1,7% del Pil, che si ridurrà ulteriormente dello 0,3 l´anno prossimo. Ma Roma sta peggio: meno 2,2% nel 2012, secondo le previsioni del Fondo e meno 0,6 nel 2013. Se l´Italia sembra avere una presa più sicura sui suoi conti è perchè, secondo le parole di Monti, l´aggravamento della recessione era già stato considerato nei conti di bilancio. Rajoy si trova, invece, ad affrontare un rabbuiarsi dell´orizzonte molto più rapido e intenso di quanto si prevedesse, ancora a settembre, in particolare per il 2013. I calcoli che il peso del risanamento di bilancio - cioè l´austerità - avrà sull´economia italiana si potranno, peraltro, fare solo fra molti mesi, probabilmente dopo l´estate. Per questo, l´Italia è interessata direttamente allo scontro che si è aperto, ieri, fra Madrid e l´Europa. Sulla scorta delle previsioni sull´economia, infatti, Rajoy ha detto che la Spagna non potrà rispettare un obiettivo di deficit del 4,4% del Pil nel 2012, e si fermerà al 5,8. I numeri, in questo caso, hanno un valore relativo: si riferiscono ai calcoli sul deficit, al netto della recessione, e sono discutibili e discussi. Ciò che conta è che Rajoy, nel momento in cui tutta Europa firmava il Fiscal Compact, cioè il solenne impegno alla disciplina di bilancio, voluto da Berlino, lo svuotava, facendo saltare il tetto di deficit concordato: mantenerlo, osserva il premier spagnolo, significherebbe strangolare l´economia e rendere ancora più difficile il risanamento del bilancio, in una spirale già percorsa dalla Grecia. Rajoy, peraltro, non è isolato. Quello che si intravede è uno scontro fra l´Europa alla tedesca e l´Fmi. Nelle scorse settimane, gli esperti del Fondo avevano più volte avvertito il governo di Madrid che mantenere quell´impegno del 4,4% significava precipitare la Spagna nella depressione e aggravare, anziché alleviare, la situazione della finanza pubblica. In discussione non c´è l´obiettivo, ma i suoi tempi: secondo gli esperti del Fondo, allungare le scadenze rigidamente imposte da Berlino significa dare più fiato alla ripresa economica e, alla fine, al risanamento dei bilanci. Rajoy sarebbe insomma il campione visibile di un braccio di ferro, ancora sotterraneo, fra Chistine Lagarde e Angela Merkel. Per l´Italia, vincolata ad un pareggio di bilancio nel 2014, il risultato può essere importante.