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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

È ufficiale, le multe servono a far cassa - Il sospetto già c’era, ma ora è un fatto assodato: le multe servo­no come leva per fare cassa, da rimpinguare determinando a priori quante contravvenzioni in più dovranno essere elevate nel­l’anno

È ufficiale, le multe servono a far cassa - Il sospetto già c’era, ma ora è un fatto assodato: le multe servo­no come leva per fare cassa, da rimpinguare determinando a priori quante contravvenzioni in più dovranno essere elevate nel­l’anno. Nero su bianco, è il docu­mento consegnato ai vigili dal Co­mune di Pavia, che, nell’ambito del bilancio previsionale 2012, fis­sa gli obiettivi: più 20% per le soste irregolari sulle strisce blu e via elencando, a seconda del tipo di sanzione: sosta sui marciapiede, guida col telefonino, guida senza cintura... Un po’ come la fabbrica di succhi di frutta che programma vari aumenti di produzione per in­crementare il fatturato. Peccato che i limoni da spremere siano i cittadini, trasgressori del Codice della strada a prescindere (piutto­sto di valutarne il comportamen­to in base alle statistiche degli an­ni precedenti), e che la faccenda, su cui ora divampa il fuoco delle polemiche, odori parecchio di bruciato. Anche sul fronte della le­gittimità. Come se non bastassero gli autovelox col trucco e i semafo­ri dal giallo- trappola, il gioco spor­co continua, e lo Stato sembra chiudere un occhio. Indicare le multe come voce d’incasso signifi­ca un inasprimento certo delle sanzioni: dove andranno a pesca­re i solerti vigili di Pavia? Immagi­niamo laddove sia più semplice cogliere in fallo l’automobilista che deve parcheggiare, magari re­candosi dove i mezzi pubblici lati­tano o non arrivano proprio. L’autogol dell’amministrazio­ne pavese smaschera l’abitudine a considerare automobilisti e mo­tocicli­sti come un bancomat sem­pre disponibile. E se lo Stato taglia i trasferimenti all’ente locale, niente di meglio che riscuotere con le multe facili. Quel che è cer­to, è che i vigili che si alzeranno ogni mattina con l’obiettivo preas­seg­nato non dovranno scervellar­si troppo. Nelle città italiane circo­la in media oltre il doppio delle au­to per le quali è possibile trovare un parcheggio: non è un caso se, come si evince dal rapporto Aci­Censis 2011, le infrazioni com­messe con maggiore frequenza, quasi il 60 per cento del totale, so­no la sosta in divieto ovvero sul marciapiede o in doppia fila. A se­guire, sempre restando in ambito urbano,l’accesso alle ztl,il manca­to uso degli indicatori di direzio­ne (le «frecce»), l’invasione della corsia degli autobus, il supera­mento dei limiti di velocità, le vio­lazioni della segnaletica orizzon­tale e dei semafori... Dati alla mano, il rapporto regi­str­a in particolare l’aumento di tra­sgressioni a basso rischio di inci­dentalità come il divieto di sosta (+9%), l’occupazione delle corsie riservate ai mezzi pubblici (+5%), l’ingresso nelle ztl (+3%), mentre diminuiscono di ben 4 punti per­centuali le sanzioni per l’uso, pe­raltro pericolosissimo, del cellula­re senza viva voce. Nel 2010 i Co­muni italiani hanno incassato con le multe 1,14 miliardi di euro; a Milano, dove già nel 2002 l’allo­ra sindaco Albertini vantò l’aver raggiunto la soglia dei 2 milioni di contravvenzioni, lo scorso anno l’amministrazione ha messo a bi­lancio multe per 126 milioni, circa 250 ne ha ricavati Roma, mentre Firenze ne ha visti piovere in cas­sa una cinquantina. Così, non me­raviglia se le multe sono diventate la quarta voce di spesa annua nel­l­a gestione dell’auto, circa 118 eu­ro a testa, ben 18 in più rispetto al 2010. Ma che fine fanno questi quattri­ni? In base all’articolo 208 del codi­ce della strada, finora troppo spes­so disatteso, i proventi delle multe vanno destinati, ciascuna voce per il 12,50% del totale, alla manu­tenzione stradale, alla segnaleti­ca, a interventi a favore degli uten­ti deboli, nonché a corsi di educa­zione stradale e ai controlli. C’è da augurarsi che sia così an­che a Pavia, senza però che la fab­brica delle multe faccia proseliti. Riscuotano piuttosto le sanzioni insolute, come il Comune di Rovi­go, che lo scorso autunno per com­pensare i tagli ai trasferimenti ha messo a bilancio una percentuale verosimile di questi crediti, evitan­do comunque di seguire l’esem­pio di Salerno che, stando a quan­to riporta il sito agendapolitica.it, inserisce tra i residui attivi multe ormai prescritte.