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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

Per gli «under 35» a spasso c’è un futuro nell’agricoltura - Il modo migliore per difendere la terra è lavorarla

Per gli «under 35» a spasso c’è un futuro nell’agricoltura - Il modo migliore per difendere la terra è lavorarla. È più faticoso di rompere le scatole a un carabiniere chiamandolo«pecorella»,ma ci gua­dagni soldi e dignità. Lo Stato è un la­tifondista. Ha ancora 338mila ettari di terreni agricoli, spesso lasciati lì, abbandonati. Oltretutto non si è ben capito perché lo Stato debba improv­visarsi contadino. Che fare di tutta questa terra? Venderla. Questa è per­lomeno l’idea del governo. Un pri­mo passo ieri è stato fatto. Il Senato ha approvato il pacchetto liberaliz­zazioni e tra gli emendamenti è pas­sato anche questo progetto. I giova­ni su questo terreno avranno un dirit­to di prelazione e questo, secondo la Coldiretti, potrebbe far nascere 43mila nuove imprese agricole. L’idea è ancora un po’ monca, per­ché servirebbe anche la fiducia e il credito delle banche. Il vantaggio è che gli agricoltori godono di buone sovvenzioni dall’Europa. Sempre se­con­do la Coldiretti il 50 per cento del­le aziende già esistenti in mano a un­der 35 chiedono di poter comprare e affittare nuove terre. Non è un caso. Negli ultimi 40 anni sono andati per­si quasi 5 milioni di ettari di superfi­cie coltivata, pari a due volte la Lom­bardia. È chiaro. Nessuno pensa di rispon­dere alla disoccupazione giovanile dicendo andate a zappare. Solo che in Italia si parla poco dei contadini. Sono una figura che sembra apparte­nere al passato, evoca i latifondi pu­gliesi di Di Vittorio o i cafoni di Fonta­mara. Solo che da anni non è più co­sì. Se c’è un mestiere che ha avuto il coraggio di cambiare è proprio quel­lo del contadino. Un giovane su die­ci ha scelto di fare impresa in agri­coltura. C’è im­presa, c’è corag­gio, c’è innovazio­ne. Quello che manca è la mano­dopera. L’altro proble­ma è il costo della terra. È più cara ri­spetto a Germania e Francia. Il valo­re medio ha superato i 18.400 euro per ettaro nel 2010, con differenze molto forti tra Nord e Sud. Si va dai mille euro all’ettaro dei pascoli della provincia di Catanzaro, ai vigneti della Toscana o del Trentino Alto Adige, dove si va dai 500mila al milio­ne di euro. I terreni di pianura costa­no in media tre volte di più di quelli di montagna. La verità è che fare l’imprenditore agricolo non è un mestiere per tutti. Ci vogliono appunto i soldi, serve co­raggio, fatica, ma soprattutto idee e un livello culturale alto. La confer­ma arriva dai due ragazzi che han­no scommesso sul latte d’asina e ora esportano in Giappone creme e cosmetici. È la storia di Maria Le­tizia Gardoni, che parla della terra con la stessa forza di Rossella O’Hara. Eredita dalla nonna nove ettari. E lei a 19 anni deci­de che quella è la sua terra. Terra di Osimo in provincia di Ancona. Tre anni dopo è dottoressa in Agraria e investe tutta la sua vita nel coltivare ortaggi. Il nonno di Vittorio Sangiorgio col­tivava anche lui ortaggi, a Pagani, in provincia di Salerno. Come tanti in quelle terre aveva detto al nipote di scappare. Qui c’è solo fame. Vittorio non gli ha dato del tutto ascolto. È an­dato e tornato. In mezzo ci sono i suoi studi. Non ha ancora trent’anni e qualche anno fa è ripartito dal­l’azienda della madre, una serra, do­ve crescevano fiori. La sua scommes­sa è stata di portare quei fiori un po’ più in alto. Vittorio Sangiorgio co­struisce giardini pensili. Per un ter­razzo di 50 metri quadri chiede 80 eu­ro al metro quadro, circo quattromi­la euro in tutto. Racconta: «Lo stipen­dio di chi lavora con me è di 1.300 eu­ro al mese. Ma non è facile assumere qualcuno. Molti mi dicono no. Prefe­riscono lavorare a un call center per 500 euro quando va bene». Troppo faticoso? «No, si vergognano di dire che fanno i contadini».