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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

Un tetto sovietico per i manager - Ma siete scemi a voler stabilire un tetto per i supermanager di Sta­to? No, siete furbetti, perché volete ca­valcare l’opinione pubblica inferocita, ma non considerate il danno che fate

Un tetto sovietico per i manager - Ma siete scemi a voler stabilire un tetto per i supermanager di Sta­to? No, siete furbetti, perché volete ca­valcare l’opinione pubblica inferocita, ma non considerate il danno che fate. Lo scandalo della pubblica ammini­stra­zione non sono gli alti stipendi ai su­permanager, ma i criteri di nomina e di controllo per vagliare il loro rendimen­to. Se un supermanager, soffiato a un’azienda privata, risana un’azienda pubblica merita un gran stipendio co­me quello che percepiva nel privato. Semmai, il criterio intelligente è aggan­ci­are la sua retribuzione a parametri og­gettivi di rendimento: allo stipendio­base è aggiunto un gran premio che ri­ceverà a risultati conseguiti. Invece è agghiacciante l’idea del tet­to agli stipendi, e ancor più la proposta sovietica della Lega di agganciare i su­perstipendi alle indennità dei parla­mentari, sapendo che i parlamentari sono selezionati con criteri aberranti e servili mentre a un supermanager si ri­chiedono requisiti di eccellenza. Ricordo che quando dovevamo no­minare in Rai il direttore generale mi az­zardai a sondare un supermanager di un’azienda telefonica:quando seppe il pur notevole stipendio che gli offriva­mo s’indignò per la proposta, perché era un quinto di quello che gli dava la sua azienda... E non c’è nemmeno il prestigio di servire lo Stato, semmai il pubblico disprezzo (in Rai poi...). Capi­te perché poi le eccellenze scappano. Ma se i supermanager sono clientes o sono scelti con i criteri con cui si candi­dano i parlamentari, beh, allora sì: se so­no submanager meritano il minimo sa­lariale.