Il Sole 24 Ore 2/3/2012, 2 marzo 2012
CARO STATO, SE NON PAGHI CHIUDO
Pubblichiamo alcune delle lettere arrivate in redazione. Sono un piccolo spaccato della situazione delle centomila imprese che aspettano, alcune da più di mille giorni, il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione.
Patto di stabilità nefasto
La mia impresa di costruzioni, la F.lli Capparotto Snc, opera esclusivamente nell’ambito dei lavori pubblici, occupandosi di difesa del suolo. Gli eventi alluvionali di questo autunno, e prima ancora in Veneto l’anno scorso, dimostrano come sulla salvaguardia del territorio lo Stato non dovrebbe mai abbassare la guardia. Invece, negli ultimi anni il volume di investimenti e di bandi di gara sono diminuiti progressivamente. I lavori eseguiti, inoltre, vengono pagati con un ritardo che tende a dilatarsi nel tempo. Lavoro con il Pubblico da sempre, come detto, e non era mai capitato, prima del Patto di stabilità, di essere saldato per lavori già eseguiti con un ritardo superiore ai 60 giorni previsti da contratto. Nel 2011, la Regione Veneto, ad esempio, ha smesso di pagare a settembre, fino a quando cioè non sono sopraggiunti i vincoli del Patto di Stabilità e nonostante in cassa siano disponibili, assicura la Regione, un miliardo e trecento milioni. Da sei mesi attendo il pagamento di lavori per il rialzo dell’argine del fiume Brenta nell’area di Chioggia. Il Patto di stabilità penalizza le Regioni virtuose, che sprecano meno e hanno soldi da spendere. La quota pro-capite di spesa pubblica del Veneto è pari a 505 euro, di molto inferiore al valore medio nazionale, 665 euro. Al governo Monti chiederei di varare un provvedimento di equità, parola a lui tanto cara, riequilibrando la capacità/possibilità di spesa per il Veneto. Innalzando la quota pro-capite alla media nazionale, il Veneto avrebbe un incremento del tetto di spesa di circa 800 milioni, già peraltro disponibili. È veramente un’anomalia che un Ente pubblico non possa investire ciò che detiene in cassa.
Fortunato Capparotto
F.lli Capparotto Snc
Mestrino (Pd)
Non è solo un problema di Regioni viziose e virtuose. Se un imprenditore lavora è giusto che sia pagato nei termini. Al Nord e al Sud.
Fallire per due euro
La nostra azienda esporta il 100% su mercati importanti (Nord America, Australia, Brasile). L’Agenzia delle entrate nel 2010 dice che non siamo congrui in base agli studi di settore (statistiche di Trilussa). Per fare opposizione devo pagare una prima tranche di 19.000 euro, (in data 15 dicembre 2010) due ricorsi vengono respinti e quindi devo pagare una seconda tranche di 26.000 euro ( in data 31/03/2011). A fronte di un faturato di 750.000 euro significa metter in ginocchio una azienda) al terzo ricorso viene riconosciuta la perfetta contabilità e pertanto agenzia entrate viene condannata a rifondere il tutto con 2.000 euro di spese. In data 25/10/2011.
L’ufficio legale della agenzia delle entrate in data 24/01/2012 (ossia ben 3 mesi dopo la sentanza) comunica lo sgravio del primo pagamento. In data 02/02/2012 finalmente riesco ad ottenere la restituzione del primo versamento. Lo stesso ufficio legale in data 25/01/2012 dispone lo sgravio della seconda parte, a tutt’oggi la situazione è in stallo perchè Equitalia non puo pagare, aspetta l’ok dall’Agenzia delle entrate in quanto il versamento è stato effettuato per via telematica conguagliando il credito Iva come da circolare del ministero che autorizzava tale operazione.
Andrea Bizzozero
Quello del rapporto tra Imprese e Fisco è un problema annoso. Un terzo dei 100 miliardi di crediti sono fiscali. Un macigno da rimuovere
A Napoli si chiude
Ho letto sul Sole 24 Ore di ieri l’articolo di Roberto Turno sui ritardi dei pagamenti nella Sanità in Campania: la mia azienda è una di quei numeri. Sono un fornitore della Asl di Napoli. Veniamo sistematicamente pagati dopo tre anni e le banche si rifiutano da tempo di farci l’anticipo fatture perché considerano non esigibili i crediti. Siamo ridotti sul lastrico. Non aggiungo altro. Abbiamo sei dipendenti che presto saremo costretti a licenziare. Sarà paradossale: piccola impresa sana e con crediti verso la pubblica amministrazione licenzia i dipendenti. Bel paradosso per un Paese che ha la disoccupazione vicina al 10 per cento. Presidente Monti, non c’è solo lo spread.
Lettera firmata
I frutti avvelenati della gestione dissennata della Sanità in molte Regioni. La Campania è in testa
Lo sconto beffa
Buongiorno, ho letto con piacere i vostri articoli sui crediti abnormi che le imprese vantano nei confronti della Pubblica amministrazione. Sono il titolare di una delle piccole aziende che dovrebbero reggere l’economia di questo Paese. Opero in Brianza, nel settore delle costruzioni. Era ora che qualcuno si decidesse ad affrontare questo argomento, così come è avvenuto con le difficoltà di accesso al credito. Vorrei segnalarvi il grave e surreale problema legato alla cessione del credito vantato nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Abbiamo usufruito anche noi di questa che avrebbe dovuto essere un’opportunità, rivolgendoci in proposito ad una banca. Quello che nessuno dice e che non emerge quasi mai è che con questo sistema sì, si incassano i soldi, ma si perdono gli interessi di mora, dopo aver aspettato magari per mesi se non per anni. Inoltre è a carico dell’impresa anche il tasso di sconto. Come dire: con una mano ci viene dato qualcosa e con l’altra ci viene tolto. Quasi, lasciatemelo dire, una beffa che non risolve certamente il problema di cui vi state occupando e non mette le aziende al riparo, soprattutto quelle piccole, da possibili pesanti conseguenze.
Lettera firmata
Quando si è presi alla gola si paga un prezzo doppio. È doppiamente ingiusto
Lasciatemi sfogare
Il governo deve comprendere che se non risolve in meno di due mesi il problema per dare liquidità alle imprese di piccole e medie dimensioni almeno il 50% fallirà in carenza di liquidità di supporto da parte delle Banche.
Avvocato Fabio D’Aniello
Founder Partner
D’Aniello & Associati
Uno sfogo è uno sfogo