Sissi Bellomo, Il Sole 24 Ore 2/3/2012, 2 marzo 2012
GLI USA AMMETTONO: L’OFFERTA DI GREGGIO OGGI È INSUFFICIENTE
Nei primi due mesi di quest’anno il mondo ha consumato mezzo milione di barili al giorno di petrolio in più rispetto a quanto ne sia stato prodotto. Se si cancellasse completamente dalla scena l’Iran, sia in termini di output che di consumi, il deficit salirebbe a 1,6 milioni di barili al giorno.
Le stime rappresentano solo una conferma della scarsità di greggio già avvertita da tempo dagli operatori. Ma provengono da una fonte decisamente autorevole: il Governo degli Stati Uniti. E il mercato ha reagito con un violento strappo verso l’alto. Il Brent ha chiuso a 126,20 dollari al barile (+2,9%), il massimo da 10 mesi, e finita la seduta ha continuato a correre fino a superare 128 $/bbl per la prima volta dal 2008. Altro record storico invece per le quotazioni in euro: 95,50 €/bbl.
Ancora ieri sera il presidente Usa, Barack Obama, addossava alla speculazione la colpa di un rally che rischia di costargli la rielezione: gli automobilisti americani stanno pagando la benzina in media 3,721 $ al gallone, meno della metà rispetto agli europei (1,6 euro al litro equivalgono a 8,15 $/gallone), ma comunque il prezzo più alto da una quarantina d’anni per questo periodo dell’anno, ancora lontano dalla "driving season". Certo, sui mercati petrolferi c’è anche speculazione: al Nymex la settimana scorsa le posizioni lunghe, ossia all’acquisto, superavano di nove volte quelle corte (alla vendita). Una situazione da bolla, che secondo alcuni analisti potrebbe preludere a un improvviso crollo.
È d difficile tuttavia allontanare il sospetto che le sanzioni all’Iran si stiano traducendo per i Paesi occidentali in un terribile autogol. Specie quando ad alimentarlo non è un rapporto di qualche organizzazione "antagonista", ma il dipartimento Usa per l’Energia (Doe), tenuto ad aggiornare ogni 60 giorni la Casa Bianca sulla situazione dei mercati petroliferi, in modo che Obama possa valutare se punire o meno i Paesi che continuano a importare da Teheran: potranno esservi ritorsioni, dice la legge, «solo se in Paesi diversi dall’Iran c’è abbastanza offerta di petrolio e prodotti raffinati da consentire una significativa riduzione dei volumi acquistati dall’Iran».
dLa Repubblica islamica sta già esportando meno, assicura il Doe, pur senza specificare quanto. Gli armatori hanno infatti gravi difficoltà nel trovare la copertura assicurativa per le navi che raggiungono l’Iran.
Sfortuna vuole, però, che il petrolio stia arrivando poco o per nulla anche da altre zone del mondo: la Siria, il Sud Sudan, lo Yemen, il Mare del Nord. La Libia, inoltre, non ha ancora recuperato la piena capacità produttiva (mancano ancora all’appello oltre 400mila bg). Fortunatamente altri Paesi dell’Opec – e in particolare l’Arabia Saudita – stanno estraendo di più. Ma la capacità produttiva di riserva, cuscinetto indispensabile per far fronte alle emergenze, si è ridotta dai 3,7 mbg di un anno fa ad appena 2,5 mbg: un livello «piuttosto modesto», ammettono gli esperti del Doe.