Vittorio Da Rold, Il Sole 24 Ore 2/3/2012, 2 marzo 2012
GRECIA, NON SCATTANO LE POLIZZE ANTI-DEFAULT
Si attendeva l’inizio della prossima settimana ma la notizia è arrivata ieri: il patto di ristrutturazione del debito raggiunto dalla Grecia con le banche non rappresenta un "credit event" e come tale non fa scattare il pagamento dei credit default swap. Lo ha deciso l’International Swaps and Derivatives Association, (Isda), al termine di una riunione ad hoc del comitato determinazioni. Il comunicato cautamente conclude che la situazione di Atene è in continua evoluzione e che la decisione di ieri non impedirà la richiesta e la valutazione circa la sussistenza di eventuali altri "credit event.
Che significa dunque questa mossa? Si impongono alcune considerazioni sulle ripercussioni della decisione dell’associazione internazionale: le banche tedesche e americane, le maggiori detentrici in bilancio di Cds, festeggiano per lo scampato pericolo di dover pagare le assicurazioni che ammontavano nel caso greco a 3,25 miliardi di dollari. Una cifra importante ma gestibile.
La decisione non è una bella notizia per i piccoli risparmiatori perché tendenzialmente rende più agevole l’applicazione delle Clausole di azione collettiva (Cac) decise dal Parlamento greco che obbligano tutti i detentori ad aderire allo swap in quanto, dopo la decisione Isda, viene meno la minaccia di far scattare i Cds.
Infine la mossa dell’Isda è un duro colpo, se non l’inizio della fine della vita dei Cds, perché pochi investitori, d’ora in avanti, si assicureranno contro l’insolvenza dei debiti sovrani sapendo che l’assicuratore, con molta probabilità, non pagherà in caso di default.
Il chiarimento era stato provocato dalla richiesta di due investitori, il cui nome è rimasto per ora segreto, che avevano chiesto all’Isda di determinare se la ristrutturazione del debito della Grecia innescasse un "credit event" e facesse scattare quindi i Cds che hanno assicurato 3,25 miliardi dollari del debito della nazione.
Contemporaneamente anche un comitato segreto di rappresentanti di 15 grandi banche, hedge fund e fondi di investimento, secondo il Wall Street Journal online, si è riunito ieri per stabilire se la ristrutturazione del debito greco facesse scattare i Cds.
Perché tanto interesse sulla questione? Perché la decisione dell’Isda avrà effetti non solo sui Cds greci, ma potenzialmente sull’intero mercato obbligazionario e sui detentori di 2.900 miliardi di dollari di Cds sul debito sovrano nel mondo, nonostante le continue rassicurazioni che la Grecia è una caso unico.
Si stima che i piccoli risparmiatori retail (da non confondersi con gli istituzionali privati) abbiano in mano bond greci per 16 miliardi di euro di cui 1 miliardo in Italia. Ma dati ufficiali non vengono forniti data la delicatezza della materia, sebbene un po’ di trasparenza non guasterebbe.
La ristrutturazione del debito pubblico della Grecia prevede un taglio del 53,5% del valore di rimborso dei titoli pubblici ellenici in mano agli investitori privati, la perdita di mercato del 75-80% oltre all’inserimento delle Cac che estende alla ristruttuazione del debito anche agli investitori che non hanno aderito all’iniziativa volontaria.
Infine va segnalato che
il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble ha detto ieri che la decisione finale sul secondo pacchetto di aiuti per il salvataggio della Grecia sarà presa in una teleconferenza dell’Eurogruppo, che si terrà il 9 marzo, quando si sarà in grado di giudicare se Atene ha aderito a tutte le 38 «priorità» e se stia funzionando, con un alto numero di adesioni, lo scambio volontario dei vecchi titoli di Stato greci in mano ai privati con nuovi bond di valore nominale e rendimento inferiore.