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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

ROMA IL PIZZOARDONE COLLETTI BIANCHI VIGILI E MAZZETTE

Era aprile, siccome non aveva la giacca perché faceva caldo si infilò i soldi nelle mutande”. A Roma tutto cominciò così: Paolo Pancino, aspirante gestore di un chiosco davanti alla sede della XIX Circoscrizione, a Primavalle, quel giorno del 1991 disse basta. Denunciò il consigliere municipale che aveva voluto la mazzetta e decise che per dare voce ai taglieggiati come lui, ci voleva un’associazione, un gruppo di aiuto. Le ultime notizie di Pancino risalgono a più di un anno fa, ancora alle prese con la burocrazia. Il numero verde di Sos Impresa, invece, solo nel 2011 ha ricevuto 3200 telefonate. Molte parlano di usura, di racket, di troppi debiti. E tante hanno origine da storie di corruzione di basso taglio “diffusa, sistemica” tra i colletti (e le divise) bianche. “Piccoli abusi sanati con poche centinaia di euro” che ora che c’è la crisi si fanno sentire di più: “Magari prima sopportavi di più, ora i soldi non bastano e cerchi aiuto”. A raccogliere le storie dei piccoli imprenditori vessati è Lino Busà, presidente di Sos Impresa- Confesercenti. Che conferma: il sistema per ottenere le licenze ed evitare le multe è più vivo che mai. Cinque agenti della polizia di Roma Capitale sono appena stati accusati di concussione e rischiano di vedere aggravata la loro posizione per minacce e violenza privata. Ma le cronache sono zeppe di casi esemplari. E la maggior parte del patrimonio di segnalazioni consegnate al numero verde resta lì, nel filo del telefono, senza arrivare mai in un Tribunale. In carcere invece è finito un geometra del X Municipio dopo la denuncia, due anni fa, del proprietario di una palestra del quartiere Tuscolano: l’imprenditore aveva raccontato che per ottenere i permessi per alcuni lavori di ampliamento era arrivato a versare quasi 70 mila euro. La minaccia era chiara: o paghi o il cantiere finisce sotto sequestro. Due geometri dell’Ispettorato edilizio del Comune di Roma si sono accontentati di 2500 euro per chiudere un occhio sulla costruzione di un forno abusivo. È fresca di dicembre, invece, la denuncia contro un agente della municipale di Roma che aveva preso di mira tassisti e noleggiatori. In cambio di soldi, sparivano le contravvenzioni, comprese quelle che comportavano il ritiro della licenza. Pur di convincerli a non parlare, raccontano, a un certo punto aveva promesso di restituire tutto, ma è arrivata prima la Polfer. Altre volte il lieto fine è solo a metà: racconta Il Messaggero di ieri la storia di un venditore ambulante, Augusto Proietti, esausto delle richieste di un vigile urbano. Da troppo tempo, ogni mattina si sentiva ripetere la stessa richiesta: “O mi dai mille euro al mese o chiudi”. Nonostante il rifiuto, il pizzardone (così chiamano a Roma gli agenti della municipale) non mollava la presa: il venditore lo ha denunciato per 52 volte fino a che non ha perso la pazienza: ha picchiato il suo persecutore, e il gip ha arrestato pure lui.
Ma sarebbe sbagliato ridurre le storie che arrivano al numero verde di Sos Impresa a banali screzi tra un uomo infedele alla divisa e un commerciante che si sente perseguitato: “Quando parliamo di posteggi nei mercati, di occupazioni di suolo pubblico da sanare, di norme igienico-sanitarie violate - dice ancora il presidente Bosà - non sono mai due o tre mele marce a chiudere un occhio: non si fanno pagare senza che nessuno lo sappia. Quando poi abbiamo a che fare con cifre esorbitanti in contanti, come nel caso dei 130 mila euro per una licenza, significa che ci troviamo di fronte a tangenti di alto livello, al riciclaggio, alla spartizione tra vari soggetti”. È qui che entrano in gioco i mediatori che ha incontrato anche Vincenzo Conticello, titolare della Antica Focacceria S. Francesco: per il pizzo ha lasciato Palermo (non prima di aver fatto la guerra ai suoi estorsori) ma a Roma ha trovato altre grane. Offerte di licenze “dormienti” ma con cifre a sei zeri per qualunque nuovo punto vendita tentasse di aprire. Ma anche queste truffe, dice Sos Impresa, “non possono essere fatte senza la copertura di chi sta negli uffici comunali e di chi dovrebbe essere addetto ai controlli”.
E poi ci sono gli uffici “paralleli”: a capo dell’Anagrafe dove con 20 mila euro si regolarizzano i documenti degli stranieri irregolari (inchiesta del 2005) c’era un impiegato del I Municipio. C’era un archivio “segreto” anche all’ufficio Condono: lì, lo hanno scoperto i pm nel 2009, venivano custodite le pratiche segnalate e raccomandate, la corsia preferenziale per sanare gli abusi degli amici degli amici.