Diego Gabutti, ItaliaOggi 2/3/2012, 2 marzo 2012
Inutile illudersi, sono i No Tav che non vogliono trattare – Nonno Mario, a proposito delle tasse, troppo alte e asfissianti: «Se tutti pagano, si possono ridurre»
Inutile illudersi, sono i No Tav che non vogliono trattare – Nonno Mario, a proposito delle tasse, troppo alte e asfissianti: «Se tutti pagano, si possono ridurre». E cominciare subito a ridurle? Magari riducendo, contestualmente, anche la spesa corrente? Forse, dovendo pagare qualcosa in meno, pagherebbe qualcuno in più. * * * «Uno slogan cecoslovacco degli anni passati affermava: “Con l’Unione Sovietica per l’eternità”. Vuotaggine di un’insulsa terminologia: il poeta Vladimír Holan soleva commentare: «Ma non un giorno di più» (Angelo M. Ripellino, Non un giorno di più, in A.M. Ripellino, L’ora di Praga, Le lettere 2008). * * * Non è vero che i salari degl’italiani sono bassi, i più bassi d’Europa, più bassi persino di quelli greci, s’indigna il governo tecnico. Siamo italiani anche noi (ministri, viceministri, sottosegretari) e guardate un po’ i nostri stipendi, eccoli qua, squadernati su Internet, sotto gli occhi di tutti: il più sfigato di noi incassa minimo una mezza milionata di euro all’anno. Vi sembrano pochi? Conoscete un ministro, viceministro e sottosegretario greco (ma anche marziano o venusiano, se è per questo) che guadagni di più? * * * Oppure guardate gli stipendi degli onorevoli, delle eccellenze! Guardate gli stipendi dei piccoli, mediopiccoli, medi, medioalti, alti e altissimi burocrati! Sono o non sono vagonate di soldi? Vi pare che un pescatore o un oste greco guadagni quanto guadagnate voi italiani? Chi è allora che guadagna poco? Eh? Chi sono i pidocchiosi? Voi italiani, a pensarci bene, guadagnate anche troppo, medita tra sé Nonno Mario. Forse c’è posto per nuove gabelle. * * * A Michele Serra, corsivista gozzaniano con «un vecchio e cigolante cuore di sinistra», non è piaciuto («mi ha fatto sussultare») il riferimento d’Elsa Fornero ai meriti di Don Bosco e degli altri «santi sociali», iniziatori di quel moderno «volontariato religioso» da cui è nato, dice lei, «il nostro welfare». Serra cigola, sussulta e non ci sta. «Almeno un cenno svagato al povero movimento operaio», declama, «a due secoli di scioperi, caduti, sudore e sangue, un ministro del lavoro, parlando di welfare, poteva anche farlo». Be’, impossibile dargli torto, e volentieri gli darei ragione se, all’ultimissima riga del corsivo, Serra non inciampasse nell’espressione «un po’ di sano casino». Un vecchio e cigolante cuore di sinistra, due secoli di movimento operaio, sudore e sangue, scioperi, caduti eccetera un po’ di sano casino? Nemmeno a tredici anni Guido Gozzano avrebbe messo in rima «sartine di Torino» con «un po’ di sano casino». * * * Di che cosa potrà mai «dialogare» il ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri, col movimento No Tav, specie dopo aver allontanato i manifestanti dall’autostrada Torino-Bardonecchia autorizzando la polizia a utilizzare gl’idranti («i militanti hanno risposto dando fuoco ad alcuni detriti e lanciando oggetti in direzione delle forze dell’ordine»)? Non ci sono margini di trattativa: i No Tav sono contro qualsivoglia treno ad alta velocità in Val di Susa e, anche se i treni rallentassero un po’ almeno in curva, per farli contenti, sarebbero egualmente contro. Non si può trattare con i No Tav, il cui «No», oltre che maiuscolo, è ultimativo, come un invito a presentarsi domattina all’alba con due padrini dietro il convento delle carmelitane scalze. * * * «Quando esplose lo scandalo degli ottocento milioni che Renato Guttuso stava esportando clandestinamente in Svizzera (scandalo scoperto e regolarmente insabbiato) Leonardo lo giustificò bonariamente dicendo: “È un uomo di facili costumi”. Come quando (_) commentò lo scandalo di Padre Pio accusato di sperperi: “Che volete? Ha le mani bucate”» (Bruno Caruso, Le giornate romane di Leonardo Sciascia, Ed. La Vita Felice 1997). * * * Walter Veltroni, bravo e buonista com’è, non perde mai le staffe, ma quando Nichi Vendola gli ha dato sprezzantemente del «destro», come a un leghista o a un berlusconiano, non ha tollerato l’offesa («de destra io?») e adesso pretende le scuse del governatore pugliese. «Ne ho visti», dice il primo segretario del partito democratico, «di maestri maoisti o filosovietici salire in cattedra dicendo d’essere più a sinistra degli altri», e li ha anche visti anche fare una brutta fine, abbattuti dal crollo del Muro di Berlino o dalla conversione all’economia di mercato. Veltroni non lo dice, è troppo educato per farlo, senza contare che certamente disapprova le battute grevi, ma dentro di sé deve pensare che, scontati gli orrori, almeno una cosa buona il comunismo l’ha fatta: la lotta ai kulaki. * * * «Un famoso saggista statunitense (_) una volta ha scritto che Cuba — la Cuba di Castro — era come un grande fallo sul punto di penetrare nella vulva nordamericana» (Mario Vargas Llosa e altri, Il manuale del perfetto idiota italo-latinoamericano, Bietti 1997).