Valentina Conte, la Repubblica 2/3/2012, 2 marzo 2012
I disoccupati salgono a 2 milioni 312 mila – ROMA - In un anno quasi 300 mila disoccupati in più, a fronte di appena 18 mila nuovi occupati
I disoccupati salgono a 2 milioni 312 mila – ROMA - In un anno quasi 300 mila disoccupati in più, a fronte di appena 18 mila nuovi occupati. Un divario che misura tutta la drammaticità del lavoro in Italia. Lo conferma l´Istat con i nuovi dati diffusi ieri. Nel mese di gennaio la disoccupazione vola al 9,2%, che tradotto in cifre significa oltre 2,3 milioni di persone in cerca di un posto, il livello più alto da gennaio del 2004, dall´inizio delle serie storiche mensili. Una situazione giudicata «molto preoccupante» anche dalla presidente di Confindustria Marcegaglia che avverte: «Se non ricominciamo a crescere i problemi saranno molto forti». Il punto da cui ripartire «dovrebbe essere fermare i licenziamenti e non facilitare la flessibilità in uscita», incalza la Cgil. Il peggioramento della situazione, per la Cisl, è «sempre più allarmante». «La riforma dia risposte, soprattutto ai giovani», chiede la Uil. Un quadro pessimo, arrivato proprio nel mese decisivo sul fronte della riforma del mercato del lavoro. A destare i maggiori allarmi è la disoccupazione giovanile. Nella fascia tra i 15 e i 24 anni, l´incidenza dei senza lavoro sale al 31,1%, quasi 3 punti percentuali sopra il livello registrato un anno fa, per il quinto mese di fila sopra la soglia del 30%. Si consolida, dunque, lo zoccolo di quasi un terzo di ragazzi disposti a lavorare, ma che non riesce a farlo. A questi si aggiungono i neet (non studiano, non lavorano, non si formano). Gli inattivi, comunica sempre l´Istat, tra i 15 e i 64 anni sono 14,8 milioni, diminuiscono di 63 mila unità tra dicembre e gennaio (-0,4%), di 313 mila su base annua (-2,1%) e il tasso si posiziona al 37,3%. Tra di loro ci sono studenti e pensionati, ma anche giovani e adulti che si tengono fuori dal mercato del lavoro perché non possono o vogliono lavorare. Crescono, dunque, i disoccupati. Rispetto a gennaio 2011, il balzo è del 14,1%. Relativamente contenuto su dicembre, ma parliamo pur sempre del 2,8% in più. Il tasso maschile si porta all´8,7% (in un anno lievita del 18,7%) mentre quello femminile al 9,9% (su base annua sale dello 8,9%). Se da un lato, il tasso di disoccupazione è anche un indice di reattività del mercato (più persone sono disposte a lavorare e si mettono in cerca di un posto), dall´altro l´occupazione che cresce poco o niente rende i senza lavoro di oggi dei disoccupati di lunga durata. A gennaio il tasso di occupazione è pallido, quasi evanescente: cresce solo dello 0,1% rispetto a dicembre, ovvero 18 mila persone in più hanno trovato un posto. Rispetto a un anno fa (gennaio 2011) si sono creati appena 40 mila posti in più, a fronte di 286 mila che quel posto lo cercano. Il tasso di occupazione in Italia è dunque al 57%. Poco più della metà della popolazione attiva. Tra gennaio 2011 e lo stesso mese del 2012 a crescere di più è stata l´occupazione femminile (+1,4% contro il +0,7% di quella maschile). Ma il numero di lavoratrici, tuttavia, rimane tra i più bassi d´Europa (46,9% contro il 67,1% maschile, 9,4 milioni contro 13,5 milioni).