Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  marzo 02 Venerdì calendario

Da Hello Kitty a Spiderman i falsi giocattoli made in China che minacciano i nostri bimbi – Il faccino di Hello Kitty sorride dai cappellini e dai fermacapelli, dalle cuffie e dai tostapane

Da Hello Kitty a Spiderman i falsi giocattoli made in China che minacciano i nostri bimbi – Il faccino di Hello Kitty sorride dai cappellini e dai fermacapelli, dalle cuffie e dai tostapane. Il volto del gattino giapponese è dappertutto nei carichi sequestrati dalla Guardia di finanza, un´ossessione che riproduce la sua pervasività quotidiana: non c´è famiglia, ormai, che non si ritrovi nel guardaroba almeno un capo della vastissima linea di prodotti realizzati dalla Sanrio, l´azienda anglo-giapponese che ha invaso il mondo con i suoi borsellini, i diari, i gioiellini, e che ha come clienti anche ragazze adulte. Un´azienda campana ora produce anche le porte di Hello Kitty, per camerette di bambine o adolescenti interamente dedicate al micino che sorride. Un infinito merceologico di cui si può avere contezza visitando l´outlet monobrand che ha sede a Buccinasco, alle porte di Milano, di Camomilla, la società che dal 1991 ha la licenza esclusiva in Italia per la commercializzazione del marchio. Se c´è un posto nel quale il logo non è stato ancora riprodotto, ci pensa Camomilla: l´ultima frontiera è il vino, con una collezione di Oltrepò pavese interamente hellokittizzato. E a tenere viva l´hellokittymania (nome di un sito) ci pensa uno stuolo di addetti al marketing, giornalisti, pubblicitari che aggiornano in continuazione i blog dedicati agli "hellokitty addicted". Inevitabile che in questa cuccagna s´infilasse l´industria della contraffazione. Sempre più spesso i finanzieri sequestrano grandi quantitativi di imitazioni della bambolina in arrivo dalla Cina e smerciate in Italia da organizzazioni per lo più radicate in Campania. Ma qual è il giro d´affari dell´industria del falso rivolto ai bambini? Quali sono i rischi per la loro salute? Tossici e insicuri Il fenomeno non colpisce solo la gattina rosa, ma l´intera industria dei giocattoli. Si va dalle trottole Beyblade alle Cars, le macchine telecomandate ispirate ai lungometraggi della Disney, da Shrek alle costruzioni della Lego, sempre più richieste. Un business che preoccupa anche la Direzione nazionale antimafia, in allerta per gli interessi della camorra e della criminalità cinese nel settore: nell´ultima relazione, il sostituto procuratore Filippo Beatrice parla di «deciso incremento nei sequestri di giocattoli», sottolineando gli «effetti perniciosi che si riflettono sulla salute, per il tipo di materiale utilizzato con i quali i bambini vengono a contatto». Sostanze «spesso cancerogene». Proprio l´uso di materiali tossici è la nuova frontiera dei criminali del falso per aumentare i profitti sulla pelle dei più indifesi, i bambini. Dai porti europei - in Italia quelli di Gioia Tauro, Taranto, Napoli - partono carichi di rifiuti pesanti da smaltire. Arrivano in Cina, dove non vengono conferiti in discarica ma semplicemente trasformati e riutilizzati nella produzione di giocattoli. Un circuito che permette, grazie alla complicità di imprenditori e funzionari statali senza scrupoli e ai quasi nulli controlli in Oriente, di abbattere drasticamente i costi. Emblematico è il caso dei 25mila pezzi di modellismo militare sequestrati a Siena un anno fa: erano stati realizzati da proiettili di kalashnikov. A Macerata, invece, la Finanza ha sequestrato più di trentamila giocattoli. «Dalle analisi - spiega il maggiore Gianluca Ferraro, comandante del nucleo di polizia tributaria a Macerata - sono risultate alte concentrazioni di nichel, sebbene i prodotti recassero impressa la dicitura nichel free, e di piombo». Ma i giocattoli contraffatti sono un pericolo anche perché possono essere cuciti male: le loro particelle, frantumate, possono essere ingerite dai piccoli che rischiano di rimanere soffocati. Ed è il soffocamento - con 50 casi all´anno in Italia - la causa più frequente di morte per i bambini. Affari in aumento Nel 2011, solo la Guardia di finanza ha sequestrato 11 milioni di pezzi di giocattoli contraffatti. Le scatole colorate con automobiline e bambole, pistole e cartelle a tracolla per la scuola, ritornano in Italia per finire nei normali canali di vendita: cartolerie, bancarelle, supermercati. E ovviamente, sui siti internet pirata, dov´è possibile acquistare i prodotti scontati fino al 70 per cento, un canale molto utilizzato in Gran Bretagna e che si sta diffondendo anche in Italia. Da ogni parte dello stivale arrivano notizie di sequestri di prodotti destinati al mercato dei bambini gestito da cinesi. Si calcola che il business illegale si aggiri intorno ai 30 milioni di euro all´anno. A Palermo, una giovane coppia cinese è stata denunciata pochi mesi fa dalla Guardia di finanza per illegale introduzione e commercio nello Stato di prodotti recanti segni falsi, ma anche per ricettazione e violazione della normativa Ue in materia di sicurezza. I giocattoli riproducevano i personaggi dei cartoni animati che fanno impazzire i bambini: Ben 10, Dragonball, Spiderman, quelli di Toy Story e l´immancabile Hello Kitty. Arrivavano dalla Cina anche le 1200 motorette elettriche e le 600 bambole sequestrate a gennaio sulla banchina del porto di Ancona così come i 44 mila giocattoli importati da sei cinesi per i regali di Natale, da distribuire agli ambulanti della regione. L´ultimo sequestro pochi giorni fa: 500mila pezzi firmati Hello Kitty e Walt Disney, eseguiti dalla Guardia di finanza di Corsico e di Legnano, nel milanese, che ha denunciato due cinesi che gestivano la distribuzione. Il pm di Milano Roberto Pirro Balatto ha scoperto così un´organizzazione che si muoveva tra la Puglia, la Lombardia e la Repubblica di San Marino: i falsari avevano anche un plotter per riprodurre i marchi. E lavoravano su ordinazione, sulla base cioè delle richieste più frequenti dei clienti: quest´anno pare che andassero forti i Puffi, rilanciati dal cinema in 3D. Ma il giro d´affari è molto più ampio perché gran parte dei carichi sfugge ai sequestri. E così nei negozi e nelle bancarelle proliferano i finti Gormiti e le pseudoBarbie. Ma come riescono le organizzazioni a evitare i controlli? E quali sono le rotte delle organizzazioni specializzate nella contraffazione? Le rotte Per non finire nelle maglie delle forze dell´ordine europee, usano i paesi dell´Est - dalle indagini emerge soprattutto il ruolo dell´Ungheria - come basi logistiche dove impiantare magazzini e da cui fanno partire i camion. In questo modo la polizia riesce a intercettare singoli carichi e mai - spesso per la scarsa collaborazione degli agenti dell´Est Europa - le organizzazioni. Per eludere i controlli, inoltre, i pirati dei giocattoli ricorrono a triangolazioni con i porti del nord Europa - Rotterdam o Amburgo, città dalle quali poi partono i tir diretti in Italia - oppure dal nord Africa. Qui i giocattoli cinesi vengono riconfezionati e spediti via nave. Spesso in Sicilia, dove il mercato è molto fiorente. Solo ieri, per esempio, la Finanza ha sequestrato due carichi a Termini Imerese e a Petralia Soprana, in provincia di Palermo: il valore complessivo dei 3.500 pezzi recuperati è di 45 mila euro. Dalla Romania, oltre che dalla Cina, arrivano invece molte delle maschere di Carnevale e delle "penne scoppio Biro bang" sequestrate a Venezia, nell´Aretino e in altre località dalla Finanza o dal Nas dei carabinieri perché considerate a rischio per la salute dei bambini. Tutine dal Bangladesh Come un virus contagioso, dai giocattoli la contraffazione ha invaso anche il mondo dell´abbigliamento per bambini, una fetta di mercato su cui hanno puntato con forza negli ultimi anni le maison della moda (con un fatturato di quasi tre miliardi di euro, e un´impennata dell´export lo scorso anno pari a un +11,7 per cento), e linee che non riguardano solo i bimbi, ma persino i neonati. La nuova nicchia non è sfuggita al mercato parallelo del falso. Il settore è molto vasto: se è aumentato l´export crescono anche, del 6,9 per cento, le importazioni, e spesso sono prodotti copiati dalle produzioni italiane. Soprattutto - +14,7 per cento - i vestitini per i bebè, che arrivano sempre più da Cina (+8,5 per cento) e dal Bangladesh (+35,9) da dove provengono, ad esempio, molti dei prodotti della GoKids. Nell´ultima edizione di Pitti Bimbo, la kermesse fiorentina dedicata alla moda bimbo, Mauro Serafini, proprietario di Grant Spa, azienda bolognese, ha deciso di presentare i nuovi modelli dei suoi cinque marchi a porte chiuse. «È una provocazione - ha spiegato - per sollevare a largo raggio un problema grave: per dire basta alla contraffazione e alla concorrenza sleale». La sua azienda ha già agito nei confronti di alcuni concorrenti che avrebbero imitato i capi delle precedenti collezioni, ottenendo, in un caso, anche l´emissione di provvedimenti d´urgenza con cui era stato disposto il sequestro dei prodotti contraffatti. Il boom dell´import Un panorama che preoccupa anche le famiglie se si considera che, ormai, più di un giocattolo su due arriva dalla Cina. L´interscambio mondiale dei giocattoli verso l´Italia, nei primi sei mesi del 2010, valeva 610 milioni di euro, con un´impennata di 120 milioni rispetto a un anno prima. Il 52,7 per cento della merce è arrivata dalla Cina. Un anno prima, era il 31,4, per un valore di 234 milioni in meno. Oggi la quota d´importazione dalla Repubblica popolare cinese è aumentata ulteriormente, sfiorando l´80 per cento secondo i produttori di giochi. Ma come si spiega questa decisa virata per il prodotto cinese? Perché aumentano le importazioni anche se nel 2011 l´industria dei giocattoli è stata colpita dalla crisi, con un calo di vendite del tre per cento? E perché i clan si sono lanciati su questo settore del commercio? Le aziende spostano la produzione lontano dall´Italia e intensificano le politiche di marketing. Aziende come la Mattel, la Clementoni, Chicco, stanno cercando figure proprio in quel settore. A Milano ha appena aperto un nuovo Disneystore. Ma i prezzi sono spesso molto alti - e variabili in maniera incredibile da negozio a negozio per lo stesso prodotto - e in tempi di crisi è questo che fa la fortuna dei trafficanti dei contrabbandieri che hanno come target il mondo dell´infanzia. La depenalizzazione Ma come si può combattere il mercato del falso? Per Lego Group - l´azienda danese che ora va per la maggiore, al punto da veder crescere le vendite, nel 2011, del 17 per cento, con un utile di 560 milioni di euro - l´assenza di regolamenti contro il falso e le differenze tra leggi dei singoli paesi, «invita la contraffazione e la realizzazione di copie illegali». Ed è per questo che «solo circa la metà di questi fabbricanti ha preso provvedimenti legali contro i contraffattori». In Italia, il governo sta lavorando a una legge per colpire la contraffazione con l´aumento della sanzione amministrativa al posto della sanzione penale. Un provvedimento che porterebbe sanzioni più veloci da far pagare anche agli acquirenti. Di fatto, una depenalizzazione, secondo gli investigatori. «L´eliminazione della sanzione penale - spiega il procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato, capo del dipartimento della procura che si occupa di reprimere la contraffazione - avrebbe un senso se servisse a velocizzare i procedimenti e a garantire la certezza delle multe. Colpire il cliente che acquista un falso, per esempio, rappresenterebbe un ottimo deterrente». Paolo Taverna, di Assogiocattoli, propone di intervenire anche in un altro modo: «Con la tracciabilità, come si fa con i prodotti alimentari. Su ogni giocattolo deve esserci l´indicazione chiara di chi lo immette nel mercato. Solo in questo modo, tra l´altro, si possono individuare i responsabili nel caso di macchinine o pupazzi difettati o insicuri».