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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

IL FINALE SCONTATO DI QUEI FILM GIALLI - E

sperimento interessante quello tentato da Mediaset nel proporre un ciclo di sei film all’insegna della suspence, «6 passi nel giallo», affidati a figli e nipoti di autori cult dell’horror italiano degli anni Settanta: Lamberto e Roy Bava ed Edoardo Margheriti.
«Sotto protezione», il secondo film della serie, diretto da Margheriti, racconta di una nota giornalista televisiva statunitense, Eleanor Clarke (Katrina Law), che arriva in Italia con l’intenzione di realizzare un reportage sul caso di Daniel Crawford, un ragazzo americano condannato per stupro e omicidio di una cugina italiana. Il suo arrivo getta inquietudine nel paese e alla giornalista viene affiancato Marco (Adriano Giannini, anche lui figlio di cotanto padre), che diventerà sua guardia del corpo.
È fuori di dubbio che i registi rampolli abbiano il mestiere nel sangue: sanno raccontare, sanno come avvincere lo spettatore, sanno usare le citazioni cinematografiche (Edward mani di forbice di Tim Burton).
Come al solito il problema riguarda principalmente la sceneggiatura: alla seconda inquadratura capisci che i due andranno a letto, alla terza che la guardia del corpo, e non la polizia, risolverà il giallo, alla quarta che il colpevole è il personaggio interpretato da Enrico Silvestrin (colpevole a prescindere, per la recitazione). Mario Bava e Antonio Margheriti erano due straordinari registi di genere, così artigiani da trasformare molte delle modeste sceneggiature che venivano loro proposte in deliri consapevoli. Qui invece siamo ancora in una fase di oscillazione: a volte il racconto fila liscio, altre è prigioniero di una sceneggiatura non particolarmente ispirata, piena di frasi fatte rubate al doppiaggio (il sintomo principale è quando uno, al termine di una scena d’azione, dice: «Va tutto bene, va tutto bene»).
Su Giannini figlio pesa non poco l’eredità paterna.
Aldo Grasso