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 2012  marzo 02 Venerdì calendario

DIPARTITA DI LUCIO DALLA

Dal corriere della sera del 2 marzo 2012. Dalla si trovava a Sorrento, la sua barca era in riparazione al porto, e lui venne alloggiato nel migliore albergo, proprio nella suite che ospitò Caruso, c’erano ancora gli stessi mobili, i ritratti, le foto e il pianoforte. L’anziano concierge raccontò a Dalla di come Caruso, ormai miinato dal cancro alla gola, trascorresse gli ultimi giorni a dare lezioni di canto a quella giovane allieva di cui era perdutamente innamorato. Così Dalla si immagina Caruso sul terrazzo a mare con il pianoforte a coda, cantare a pieni polmoni una splendida romanza d’amore tutta per lei. Allora i pescatori abbandonavano le loro triglie per rincorrere le note della serenata.
Sono stati i frati della Basilica di San Francesco D’Assisi i primi a dare la notizia della morte di Lucio Dalla, alle 12.10, 23 minuti prima dei lanci d’agenzia.
Anche nel debutto di Rino Gaetano c’era il suo zampino: “Faceva l’autostop con la chitarra a tracolla e gli diedi un passaggio per Roma dove andava alla ricerca di un contratto. Mi fece sentire le sue canzoni in anteprima e lo portai da Vincenzo Micocci che poi lo lanciò (Andrea Laffranchi, corriere)
Com’è profondo il mare è canzone criptica, parla di violenza, del pensiero che fugge da chi lo vuole uccidere, ma capace di salvarsi e nascondersi come il pesce nel mare. “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, e essere normale” in Disperato erotico stomp. (Mario Luzzato Fegiz)
Io so che gli angeli sono milioni di milioni / e che non li vedi nei cieli ma tra gli uomini / sono i più poveri e i più soli…
Centoventi passi fino al cinque stelle Royal Plaza. Colazione al piano meno uno al Café Bellagio. Un infarto, ha sentenziato il medico. Il Montreux jazz festival che ha visto esibirsi i più grand8i della storia. “Smoke on the water” di Deep Purple è ispirata a Montreux.
Al Corriere in un articolo del 2009. Oggi possiedo tutto di Puccini, dalla A alla Z, compreso uno straordinario Agnus Dei, compost per essere eseguito ai funeral di Giuseppe Verdi. A sedici anni suonai con Chet Baker. Del jazz mi piaceva la complessità nascosta dietro l’apparente leggerezza. Di Bach e Mozart possiedo tutto, ho raccolto le opere con metodo, cominciando dai fondamentali. Il “Requiem” mozartiano riaffiora nelle mie composizioni come fosse un tratto genetico. Ed è stato un disco jazz a cambiarmi la vita: “Out There” di Eric Dolphy, il celebre sax alto.
Il padre, quello vero, era il direttore del tiro a volo di Bologna. Lucio lo conobbe appena. Quando la madre gli disse che papà era morto, lui pianse. Fu Gino Paoli a convincere Dalla a cantare, e lui gli fu sempre riconoscente. In barca gli piaceva distendersi sulla prora, come una polena, indossando certi strani costumi da donna. Riscrisse la Tosca di Puccini. Era attento allo stile di vita, non beveva, mangiava pochissimo, ma faticava a dire di no agli inviti, e viaggiava di continuo, forse troppo. A Sanremo non era mai andato volentieri, dall’anno della morte di Tenco, suo vicino di stanza. Amava la poesia di Ungaretti intitolata Madre. Lo studio di registrazione, una cantina medievale nel cuore di Bologna. La sua casa era poco distante: cinque appartamenti comunicanti, pieni di crocefissi lignei e porte che davano sui tetti, dove fin da ragazzo usciva a sentire “le parole della gente, l’odore dei mangiari”. Sui tetti gli capitava anche di addormentarsi. Era abituato a dormire dappertutto, fin da quando, arrivato a Roma, passava la notte sulle sedie dei bar di via Veneto, in tasca i soldi solo per il cappuccino che ordinava ai camerieri venuti a svegliarlo. Aldo Cazzullo corriere 2 marzo 2012