Giorgio Santilli, Il Sole 24 Ore 1/3/2012, 1 marzo 2012
CENTOMILA CREDITORI DELLO STATO
Centomila imprese. Un mondo sommerso che nessuna autorità ha mai provato a stimare a livello ufficiale e che oggi subisce una penalizzazione gravissima e iniqua e in molti casi si muove sull’orlo del baratro: è quello delle imprese appaltatrici di lavori, servizi e forniture che vantano crediti con le pubbliche amministrazioni. Non vengono pagate nonostante nella gran parte dei casi abbiano adempiuto ai loro obblighi contrattuali.
In alcuni settori, come quello dei lavori pubblici, che pesa circa per il 30% sui crediti complessivi vantati dalle imprese, la radiografia poggia su basi solide: gli appaltatori che possiedono un certificato Soa (il vecchio certificato dell’Albo costruttori) sono 37.899 e il tasso di imprese che vantano crediti superiori a 60 giorni è stimato unanimemente all’80% dalle principali associazioni imprenditoriali. «Sono 30mila le imprese del settore che vantano crediti scaduti con le amministrazioni pubbliche», confermano all’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori.
Nel settore delle forniture - dove a soffrire maggiormente è il comparto sanitario - è più difficile fare una stima delle imprese coinvolte: l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che ha un Osservatorio alimentato dalle risposte dirette delle amministrazioni e degli enti pubblici centrali e locali, parla di 15mila imprese che ogni anno effettuano almeno una gara di fornitura, ma si riferisce solo a gare al di sopra dei 150mila euro, senza tener conto quindi del pulviscolo di microforniture in ambito locale. Inoltre, si può dire che il mondo che riesce a fotografare con questo metro l’Autorità di vigilanza è pari circa al 50-60% di quello stimato complessivamente. Lo conferma la stima che l’Autorità ha fatto nel 2009 dell’ammontare del credito totale vantato dalle imprese appaltatrici: 37 miliardi, cifra citata anche nel decreto salva-Italia, di gran lunga inferiore ai 64 miliardi stimati nel 2009 da Bankitalia e considerati ancora attuali da via Nazionale. Quello di Bankitalia è il dato più accreditato anche a livello di Governo, come ha confermato ieri Corrado Passera parlando a Bruxelles di 90-100 miliardi di debiti: tra i 60 e i 70 miliardi sono i crediti commerciali, mentre 30 miliardi circa sono i crediti fiscali.
A frenare l’emersione del problema che oggi rischia di mandare a fondo interi comparti dell’economia è soprattutto la grande prudenza del ministero dell’Economia, preoccupato che un debito generico si traduca - tramite una certificazione ufficiale - in un ulteriore aggravio certificato del debito pubblico italiano. Si aggiunga che una fetta maggioritaria di questo debito appartiene alle Regioni e ai Comuni, sottoposte ai vincoli ("sacri" per l’Economia) del patto di stabilità. Il 77% delle imprese che lavorano con i Comuni denunciano ritardi gravi o cronici dei pagamenti.
Il Parlamento e il Governo cercano comunque soluzioni che almeno comincino ad affrontare il problema. Ancora niente di risolutivo, ma l’accelerazione c’è. Tra gli emendamenti approvati dalla commissione Industria del Senato al decreto liberalizzazioni ce n’è uno che consente alle amministrazioni pubbliche di «comporre bonariamente con i propri creditori le rispettive ragioni di credito e debito attraverso gli istituti della compensazione, della cessione di crediti in pagamento, ovvero anche mediante specifiche transazioni condizionate alla rinuncia ad interessi e rivalutazione monetaria. In caso di compensazioni, cessioni di crediti in pagamento, le controversie in corso si intendono rinunciate».
L’altra novità dovrebbe arrivare in questi giorni dalla Cassa depositi e prestiti e dall’Abi che dovrebbero firmare la convenzione per l’utilizzo del fondo da due miliardi. Si tratta di risorse messe a disposizione dalla Cassa al sistema bancario perché conceda prestiti a tassi agevolatio alle imprese debitrici del settore pubblico.
Smentite seccamente, invece, da Bankitalia le ipotesi secondo cui via Nazionale avrebbe avuto un coinvolgimento diretto nel rifinanziamento del sistema bancario che avesse socntato alle imprese i crediti verso la Pa.