Corrado Poggi, Il Sole 24 Ore 1/3/2012, 1 marzo 2012
UNICREDIT E LA BANCA DI SIENA TORNANO SUL MERCATO DEI BOND
Due emissioni benchmark che hanno permesso di raccogliere complessivamente 2,75 miliardi di euro a fronte di una domanda quasi tre volte superiore. Le hanno lanciate ieri a sorpresa UniCredit e Banca Mps per sfruttare il clima di ottimismo generato dal successo della seconda asta Bce a 36 mesi che ha riversato una nuova marea di liquidità per circa 530 miliardi di euro sul sistema bancario europeo. La prima a decidere di testare le acque è stata Unicredit che ha lanciato una nuova emissione senior a 5 anni per un importo pari a 1,5 miliardi di euro e uno spread di 345 punti base sopra il tasso swap di pari scadenza. L’operazione ha riscontrato un interesse molto elevato da parte degli investitori con un order book finale che ha superato i 5 miliardi di euro. L’emissione, che è stata curata nel ruolo di joint bookrunners da UniCredit, Citigroup, Natixis e Societe Generale, ha visto la partecipazione di oltre 360 investitori con un’ampia diversificazione geografica, di cui il 25% in rappresentanza di Germania e Austria, il 20% di Italia, il 19% del Regno Unito e il 13% della Francia.
Per quanto riguardo la tipologia degli investitori, il 73% è stato costituito da fondi, il 18% da banche e il 5% da società assicurative. Secondo quanto comunicato dalla società, i titoli collocati ieri verranno quotati presso la Borsa di Lussemburgo.
Nelle stesse ore in cui UniCredit chiudeva la sua operazione, partiva quella di Monte dei Paschi con un target iniziale di un miliardo di euro, somma pari a quella di un bond andato in scadenza il 14 febbraio. Anche in questo caso, la reazione dei mercati al bond, senior e con durata biennale, è stata superiore alle attese permettendo di raccogliere ordini per oltre 2,5 miliardi di euro in arrivo da 220 istituzioni. A fronte dell’ottima accoglienza, Mps ha potuto ridurre la guidance di prezzo da 375 a 365 punti base oltre lo swap, per un rendimento medio del 4,752%. L’operazione è stata gestita da Banca Imi, Jp Morgan Chase, Monte dei Paschi e Natixis e ha visto una prevalenza di ordini in arrivo dall’Italia (il 43%), seguita dagli Stati Uniti al 13%, mentre la Francia ha contribuito per l’11%, la Germania e l’Austria per il 10%, il Regno Unito per un altro 10% e la Svizzera per il 4%. Maggiore, nel caso del collocamento di Mps, anche il ruolo delle banche che hanno acquistato il 27% dei bond anche se la parte del leone l’hanno fatta come di consueto i fondi che si sono aggiudicati il 56% delle obbligazioni.
Nel complesso dunque due operazioni di successo condotte con tempestività nel giorno dell’asta Bce per approfittare di condizioni eccezionali di liquidità a basso costo. «Nel complesso - come ha spiegato un trader al Sole 24 Ore - resta il quadro di un mercato del debito opportunistico, in cui le aziende devono saper cogliere le giuste finestre per emettere i loro titoli perché l’elemento psicologico rimane dominante pur a fronte del costante calo degli spread dei Btp».