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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

OBAMA CONVINCE PYONGYANG A SOSPENDERE I TEST NUCLEARI

La Corea del Nord ha accettato ieri una moratoria del suo programma nucleare in cambio di forniture alimentari donate dagli Stati Uniti, primo apparente segno di disgelo dopo la morte del dittatore Kim Jong-il. Il patto, frutto di una serie di intensi negoziati guidati dal segretario di stato Hillary Clinton, rappresenta una piccola vittoria diplomatica per il presidente Obama a 9 mesi dalle elezioni presidenziali, anche se l’amministrazione ieri ha cautamente parlato di «un piccolo passo» nella giusta direzione.
Pur con le dovute riserve, tuttavia, l’annuncio fatto ieri dall’agenzia stampa nordcoreana Kcna e confermato dal dipartimento di Stato Usa rappresenta un notevole progresso nel dialogo tra l’Occidente e una dittatura comunista da anni quasi completamente isolata. Pyongyang ha accettato una moratoria sui test missilistici a lungo raggio e sugli armamenti nucleari, e la sospensione delle attività di arricchimento dell’uranio nella centrale di Yongbyon. La Corea riaprirà inoltre le porte agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Aiea, espulsi nel 2009.
In cambio gli Stati Uniti invieranno 240mila tonnellate di aiuti alimentari a una nazione dove la popolazione è malnutrita e sull’orlo della fame. Le forniture potrebbero consolidare il potere del nuovo inesperto leader, il 29enne Kim Jong-un, desideroso di migliorare le condizioni di vita della popolazione nell’anno che segna il centenario del nonno Kim Il-sung, il fondatore della nazione.
Ufficialmente la decisione nordcoreana è stata adottata per «mantenere un’atmosfera positiva» con gli Stati Uniti. Ma i dubbi sulle intenzioni del giovane Kim Jong-un restano: il patto con gli Stati Uniti sarà valido infatti solo se «i negoziati procederanno in modo positivo». Non sarebbe la prima volta inoltre che Pyongyang viene meno a un accordo stretto con gli Usa, esigendo concessioni aggiuntive o accusando Washington di non rispettare i patti.
Ecco quindi perché il Dipartimento di Stato ha ribadito di restare preoccupato per l’atteggiamento della Corea del Nord in molti campi. Ma gli sforzi diplomatici americani, culminati due settimane fa con un terzo vertice bilaterale nel giro di sei mesi a Pechino, getta le basi per riaprire il dialogo a sei sul disarmo, sospeso nel 2009 dopo il lancio sperimentale di una testata nucleare e l’espulsione degli ispettori dell’Aiea. Il dialogo tra le due Coree, il Giappone, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti è secondo Washington il presupposto per poter raggiungere una risoluzione pacifica della crisi nella penisola coreana, e l’America ha ventilato la possibilità di sospendere le sanzioni contro la Corea del Nord se i negoziati dovessero riprendere. Le tensioni tra le due Coree sono pericolosamente salite negli ultimi anni dopo la sospensione degli aiuti umanitari diretti a Pyongyang nel 2008 e l’attacco nordcoreano nel 2010 contro una nave da guerra sudcoreana in cui sono morti 50 marinai.
Ieri la Casa Bianca ha evitato con prudenza di definire quest’ultimo accordo una vittoria per il presidente Obama. Ma indubbiamente da oggi il presidente potrà meglio difendersi dalle critiche della destra repubblicana sui mancati progressi della sua politica estera, specie nei confronti delle nazioni nemiche. Obama si recherà nella Corea del Sud a fine marzo.