Federico Mello, il Fatto Quotidiano 1/3/2012, 1 marzo 2012
DAI DVD ALLE PARAFARMACIE
Il problema se lo sarà posto qualcuno con la chiusura di siti come Megavideo, il portale pirata – ma usatissimo anche in Italia – che permetteva la visione di film e serie tv. “Ma se affittassi un Dvd?”. Un ritorno alle origini, come utilizzare una candela quando a casa va via la luce. Ma non c’è più niente da fare: i negozi di videonoleggio hanno chiuso uno dietro l’altro e dal 15 febbraio la gloriosa catena Blockbuster ha serrato definitivamente i battenti anche in Italia. Dopo un periodo di fiacchezza, la crisi nera, la messa in liquidazione e la svendita totale degli ultimi giorni, gli oltre cento punti vendita italiani hanno abbassato le saracinesche: al loro posto nasceranno delle parafarmacie del gruppo “Essere benessere” che – anche in vista delle decisioni del governo sulle liberalizzazioni – ha presentato un’offerta vincolante per l’acquisto dei punti vendita (purtroppo soltanto 100 dei 780 lavoratori che lavoravano alla catena di noleggio dovrebbero essere reimpiegati nei nuovi punti vendita).
È davvero indicativa della velocità dei tempi che viviamo la chiusura di questo ex-gigante: fino a qualche anno fa marchio “cool” e alla moda (nel 2009 erano ancora 60 mila i dipendenti in tutto il mondo), nel volgere di qualche mese è diventato un vecchio relitto dell’industria della distribuzione. Tutto era cominciato nell’ottobre 1985, in Texas, a Dallas. Il fondatore di quella che diventerà presto una multinazionale con quasi duemila punti vendita negli Stati Uniti e negozi in 17 paesi (negli anni 90 erano oltre 250 i punti vendita in Italia) era nata da un unico “sto-re” aperto da David Cook, un imprenditore molto esperto nella gestione di enormi database : proprio questa sua capacità di gestire migliaia e migliaia di titoli Vhs in un sistema informatico che prevedeva affitti, ritardi, penali, nuove uscite e abbonamenti, era risultato cruciale. Ma la sua intuizione fu anche un’altra: quella di “customizzare” l’offerta di ogni negozio in base alla specifica composizione socio-democrafica del quartiere di ogni punto vendita. Poi arrivarono i Dvd, i videogiochi, le fusioni, i primi problemi con la diffusione della banda larga ai quattro angoli del pianeta, il tentativo – non riuscito – di adattarsi al mercato della vendita in streaming. Nel giro di qualche mese, nel 2010, la chiusura dei punti vendita portoghesi e quindi la discesa agli inferi con l’acquisto, negli Usa, da parte della Dish Network. Un’altra vittima della rivoluzione digitale se ne va per sempre: questa la punizione per chi non sa stare al passo con i tempi vorticosi che viviamo.