Emanuela Audisio, la Repubblica 1/3/2012, 1 marzo 2012
La sera che sconvolse il basket i 100 punti dell´esagerato Wilt – Ne fece 100 e tatuò un´epoca
La sera che sconvolse il basket i 100 punti dell´esagerato Wilt – Ne fece 100 e tatuò un´epoca. Giocava con Philadelphia, ma tornò a casa a New York, nel suo appartamento a Central Park, scusandosi: «Sorry, guys». Li aveva ridicolizzati tutti. Era il 2 marzo ‘62, domani sono cinquant´anni. Nessuno davanti a lui era più un gigante. Né allora né oggi. Gli fecero una foto nello spogliatoio: lui, molto imbarazzato, teneva in mano un foglietto bianco con la scritta: 100. Wilt Chamberlain portò il basket in un altro mondo, anzi lo stravolse, fece capire che i neri erano eccellenti giocatori, ma anche splendidi atleti. Nessuno è più riuscito a sfiorare quel record: cento punti in un partita sola, nemmeno Kobe (81 nel 2006). E il bello è che non c´è un´immagine né un filmato. In quel basket Nba non esisteva ancora il tiro da tre punti. E non c´era nemmeno tanta gente all´Hershey Arena in Pennsylvania (appena 4.124 spettatori) dove i Philadelphia Warriors giocavano contro i New York Knicks. L´unico fotografo se ne andò dopo il primo quarto. L´immagine di quel record strepitoso la si deve a Paul Vathis dell´Associated Press che quella sera lì era in ferie e aveva portato il figlio che compiva dieci anni alla partita. Quando Chamberlain arrivò a 69, Vathis che in primavera aveva ritratto il presidente Kennedy con il suo predecessore Eisenhower (un clic da premio Pulitzer), capì che c´era magia nell´aria, e andò a prendere la macchina fotografica nell´auto. Ma in campo c´era soprattutto Wilt the Stilt, il Trampoliere, 2.16 centimetri, gambe interminabili, braccia che si allungavano e toccavano tutto. Nessuno era alla sua altezza. Giocò tutti i 48´. Non solo un corpo, ma come disse qualcuno: il più perfetto strumento che Dio avesse mai fatto per giocare a basket. Chamberlain al posto delle dita aveva artigli, giocava bene anche a beach volley e nel salto in alto arrivava a 2.06, era così magro che usava dei cerotti adesivi per tenere su i calzettoni. E dire che per Wilt quella era una serata come le altre, non aveva dormito la notte prima, come al solito aveva girato per locali, era comproprietario di uno storico nightclub di Harlem, il Big Wilt´s Smalls Paradise, dove si esibiva anche Etta James. «Arrivato a 80 punti, la gente cominciò ad urlare che ne voleva 100, io non ci feci caso, non ero uno fissato con i canestri, al liceo di punti ne avevo fatti 90 e tre mesi prima 78, però i Knicks si misero a fare il fortino, i miei mi passarono ogni palla, e io segnai 28 tiri liberi su 32». Un miracolo, visto che Wilt da fermo ci acchiappava poco. Ma per il resto volava e sovrastava tutti, soprattutto il suo difensore Buckner. Certo, per farne 100 in una notte non devi solo volerlo, ma averne un dannato bisogno per far vedere a tutti che 98 non ti bastano. E Wilt non era solo uno shooter, uno che la buttava dentro, ma anche un abile difensore, tanto che fu il primo nell´Nba a vincere per cinque volte il titolo di miglior marcatore e rimbalzista. I palloni non gli sfuggivano, e se sbagliava, li riprendeva. Non uscì mai per falli in tutta la sua carriera. Aveva iniziato a Kansas e la lasciò dopo una finale Ncaa persa con l´etichetta di loser. E si capisce che per imparare a vincere e a fare tutto in una notte devi aver sofferto a perdere. Wilt all´iniziò non volle dare troppo importanza a quel record, in fondo in quella stagione aveva una media di 50 punti a partita, e infatti nella storia dell´Nba è al secondo posto dopo Michael Jordan. «Siamo sinceri, quel numero 100 non è così importante per me come lo è per gli altri. Quella sera ho distrutto il gioco perché ho iniziato a fare tiri che normalmente non avrei fatto, insomma non ero fluido. Altre volte ho giocato meglio e poi ho sempre avuto vergogna nel tirare troppo, perché da ragazzo nei playground se esageravi con i canestri nessuno più ti voleva in squadra». Ma dopo un po´ ci prese gusto anche lui, forse perché chiunque incontrasse gli ricordava che aveva assistito a quella notte pazzesca, ma Wilt sapeva che non era vero. C´era solo la radiocronaca come testimonianza e lui aveva perfino dimenticato come aveva fatto l´ultimo canestro: una schiacciata o forse solo un colpetto per mandarla dentro? Philadelphia aveva vinto 169-147. In un´epoca in cui i giganti neri dello sport come Ali lottavano per i diritti civili lui fu diverso. Non gli interessavano le cause sociali. «Non sono nato per fare Jackie Robinson, non ho quella passione». Non si sposò mai, votò repubblicano e scandalizzò tutti dicendo che le donne bianche a letto erano più sofisticate delle nere. Morì nel ‘99 a 63 anni per un attacco di cuore. E Bill Russell, suo ex rivale dei Boston Celtics, disse: «Io e Wilt saremo amici per l´eternità». Nella sua autobiografia "Visto dall´alto" fu sincero e confessò di essere andato a letto con 20 mila donne. Ancora una volta un numero alto. Lui però non usava la forza, ma le stelle. Nella sua villa sulle colline di Los Angeles, anzi nella sua stanza da letto, con materasso ad acqua, aveva fatto montare un tetto apribile. Baby, ti regalo il cielo. Il solito esagerato.