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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

L´anziano-giovane è una nuova categoria dal grande potenziale sociale ed economico. E sta provocando una straordinaria rivoluzione positiva  – Per lui c´è The End of Illness dell´autorevole oncologo David Agus, una guida pratica su come invecchiare senza malattie

L´anziano-giovane è una nuova categoria dal grande potenziale sociale ed economico. E sta provocando una straordinaria rivoluzione positiva  – Per lui c´è The End of Illness dell´autorevole oncologo David Agus, una guida pratica su come invecchiare senza malattie. Per lei, Suzanne Braun Levine ha scritto Inventing the Rest of Our Lives, manuale che insegna a reinventarsi il resto della vita in quella che l´America ha già ribattezzato "Second Adulthood", la seconda età adulta. Sono i due top best-seller di una lunga lista di nuove opere che indicano il passaggio di un´epoca. Il cinema, sempre un indicatore attento dei cambiamenti di costume, ha appena festeggiato l´Oscar a Meryl Streep: 63 anni a giugno. La sua concorrente più quotata quest´anno era Glenn Close che compirà i 65 fra tre settimane: l´età legale della pensione in molti paesi. I revival sullo schermo di Diane Keaton, le carriere strepitose delle inglesi Helen Mirren, Judi Dench, Vanessa Redgrave, stanno a dimostrare qualcosa: siamo in cerca di nuovi modelli, per un ruolo da definire. Quello dell´anziano-giovane è il terremoto positivo dei nostri tempi: economico, sociale, sanitario, culturale. In Italia questa parola "anziano" è stata sequestrata dai contabili della gestione pensionistica, l´aumento eccezionale della longevità è ridotto a uno "squilibrio" nella partita doppia della finanza pubblica. In America invece si cominciano a prendere le misure di una straordinaria rivoluzione positiva: per capire come trarne i massimi benefici, e arrivare preparati all´appuntamento con questo shock che non è solo demografico. Un´armata di esperti americani sta cercando di aprire gli occhi alla classe dirigente su questa sfida: il capitale umano delle "pantere grigie" sarà una delle materie prime del futuro, una riserva strategica a cui attingere. Cosa farà del suo tempo questa Generazione Immortale? In Germania la ministra del Lavoro Ursula von der Leyden ha lanciato un appello alle imprese: «Assumete gli ultra-cinquantenni, è dimostrato che in media aumentano la produttività del 2%». Le ragioni: gli over 50 arricchiscono l´ambiente di lavoro con un bagaglio di conoscenze e di relazioni; non hanno più il bisogno impellente di fare carriera e quindi sono collaborativi e costruttivi; infine hanno meno oneri familiari e quindi sono i più flessibili negli orari e nella mobilità geografica. Gli americani restano i più veloci nell´avvistare le novità, e impadronirsene. Perfino dal punto di vista linguistico: ecco la gara a riclassificare la toponomastica delle generazioni, a dare un nome a ciò che non è mai esistito nella storia dell´umanità, e cioè un´età in cui i capelli bianchi e la forma fisica e intellettuale possono convivere armoniosamente per un decennio o anche più. Ecco l´idea di chiamare Seconda Età Adulta, questa fase che si dilata: fra i cinquanta e la terza età, un luogo del corpo e dello spirito che si allarga a dismisura (in anni, e in milioni di persone). In Our Prime: the Invention of Middle Age è un´altra opera-chiave per cogliere quel che sta avvenendo. L´ha scritta Patricia Cohen e questo è un vero saggio storico e sociologico, non un manuale di consigli. La Cohen ricorda che le "età" sono delle costruzioni culturali: l´adolescenza, per esempio, non esisteva dagli albori della storia umana fino all´Ottocento, perché i bambini appena possibile andavano a lavorare nei campi e questo segnava il passaggio istantaneo dall´infanzia all´età adulta. L´adolescenza è il prodotto sociale e culturale di un´età del benessere, dell´emergere di una borghesia di massa i cui figli potevano prolungare gli studi e ritardare l´iniziazione alla fase adulta. Un´età che la cultura e la moda, l´industria e l´arte hanno "riempito" di contenuti un tempo impensabili. Lo stesso avviene ora, sostiene la Cohen, con l´invenzione obbligatoria di una nuova fase della vita: una lunga "età di mezzo" che può anche coincidere con la pensione, ma certo non porta più le stimmate dell´invecchiamento. Sempre pratici, gli americani hanno già costruito un´industria culturale (e sanitaria) per questa Generazione di Immortali che diventa fenomeno di massa. Il libro di David Agus è uno dei migliori, rifugge dalle banalità, dai suoi studi sul cancro ricava un approccio olistico alla salute: condanna senza pietà il business dei supplementi vitaminici (cancerogeni), demolisce l´illusione che l´elisir di lunga vita sia una mezz´ora di palestra al mattino seguita da 23 ore di vita sedentaria. Spiega che non esiste una ricetta unica, una singola risposta, e l´importante è la conoscenza di sé. Ma è chiaro il messaggio profondamente ottimista di quella "Fine delle Malattie". Siamo a una svolta profonda, di cui finora avevamo visto solo le caricature: i vegliardi che insidiano ragazzine, l´orgia di chirurgia estetica e di Botox, tutto questo appartiene alla preistoria di un fenomeno sociale che oggi entra nel vivo. Il tema viene indagato con una passione perfino superiore sul versante femminile. Forse perché il cambiamento è ancora più profondo per le donne. La Cohen lo descrive così: «Una volta esauriti tutti i ruoli sociali tradizionali, una volta che i figli sono adulti e hanno lasciato casa, ti restano vent´anni o anche più da riempire in un modo nuovo». Suzanne Braun Levine calcola che sono «37 milioni le donne americane che stanno entrando nella decade dei loro cinquanta o sessant´anni». È una "generazione unica", con problemi e potenzialità sconosciute nel passato, salvo che per piccole élite privilegiate. «Hanno svolto tutti i compiti prescritti: figlia, moglie, madre, lavoratrice, ma non sono pronte a ritirarsi. Vogliono sperimentare qualcos´altro». Una parte di questo "qualcos´altro" riguarda la sfera affettiva: non a caso l´altro best-seller della Braun Levine (e capofila di una sterminata produzione editoriale) s´intitola Sesso e nuova intimità nella Seconda Età adulta. Un´altra parte riguarda invece l´attività, e chiama in gioco l´organizzazione delle nostre società: i ruoli delle generazioni sul luogo di lavoro, la valorizzazione dei contributi che ogni età può dare. L´America è il laboratorio sperimentale per eccellenza. Da una parte, la patria del salutismo ha "fabbricato" per prima la Generazione Immortale, ha predisposto tutte le condizioni per la sua fioritura. Negli Stati Uniti è attecchito prima ancora che in Europa il salutismo dei consumatori, il business colossale dell´alimentazione "organica" (agricoltura biologica, vegetarianesimo e variante radicale vegan). Una pionieristica Jane Fonda lanciò l´aerobica per signore cinquantenni, la prova generale di quel che sarebbe avvenuto due decenni dopo con il boom di massa dello yoga: la tipica disciplina che non conosce barriere generazionali, dove i corsi si affollano di ultra-cinquantenni intenzionati a lenire gli strappi muscolari del tennis e dello sci. Gli Stati Uniti hanno anche lo "hardware sociale" che può consentire una transizione più rapida: la terra della flessibilità estrema, dove non esiste una differenza tra garantiti e precari, dove il concetto di posto fisso è sostanzialmente inesistente in tutti i settori di attività, ha le condizioni per poter sperimentare un reinserimento di massa degli ultra-sessantenni. In parte questo avviene sotto la spinta del bisogno: per ovviare a pensioni insufficienti. Ma anche se uno dei motori è la necessità, l´America ha il vantaggio di non conoscere meccanismi automatici di esclusione dai luoghi di lavoro: qui il concetto di età pensionabile è elastico. Ed è la prima grande nazione sviluppata ad avere esteso agli anziani le tutele nate per donne, minoranze etniche, appartenenze religiose: con il divieto della "discriminazione generazionale", contro il licenziamento degli anziani si può fare ricorso se è una forma di razzismo. Dall´alimentazione allo sport, dalla vita sessuale al volontariato, l´American Way of Life sta ripensando se stessa per far posto a questa affollata Generazione Immortale: ma la promessa del massimo cambiamento è quella che investe l´organizzazione d´impresa. Perfino i grandi miti del capitalismo americano si sono adattati. Steve Jobs non sconfisse la malattia, l´età sì: lui che apparteneva alla generazione hippy secondo cui «non devi fidarti di nessuno che abbia più di trent´anni», in realtà concentrò tutti i suoi errori prima dei trenta, e i suoi trionfi immortali a cavallo dei cinquanta.